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MinimizeIl Principe (3)
 
   
Location: BlogsAndreaFantascienza    
Posted by: Andrea 12/11/2007 11.41
"Signore, c'è un problema urgente"
Così era cominciato (o forse sarebbe meglio dire finito) tutto.
Stava presiedendo una riunione con i suoi consiglieri, e il suo segretario era entrato, trafelato, interrompendo bruscamente la discussione. I collaboratori del principe erano tutti scelti con grandissima cura per la loro efficienza, affidabilità e lealtà, e Jorbin lo sapeva troppo bene per non interrompere immediatamente la riunione e dedicare tutta la sua attenzione al nuovo problema.
Sapeva che un rapporto ben fatto non era compatibile con lo stato di agitazione del segretario quindi, congedati i consiglieri, lo fece sedere, lo rassicurò che non era stato un problema aver interrotto la riunione, gli fece portare qualcosa da bere, e quando finalmente si fu calmato, si fece raccontare esattamente cosa stava succedendo.

"La settimana scorsa è arrivato un rapporto dal controllo spaziale." iniziò a raccontare.
"Riportavano un'anomalia nei valori del campo gravitazionale interplanetario."
"Qualche asteroide vagante?" chiese Jorbin.
"E' quello che pensarono tutti sul momento, anche se l'entità della fluttuazione era piuttosto insolita. Ad ogni modo non sembrava nulla di cui preoccuparsi, quindi invece di dare l'allerta abbiamo assegnato un paio di esperti al problema."
"Avete fatto bene, direi. E immagino che ora questi esperti abbiano tirato le loro conclusioni..."
"La situazione è molto peggio di qualunque cosa possiamo immaginare, Principe. Il Principato sta per essere distrutto".
Jorbin si concesse qualche istante di silenzio per assicurarsi di aver capito bene. Forse qualcuna delle galassie vicine aveva finalmente deciso di annettersi il Principato e li stava attaccando in forze?
"Se si tratta di una guerra, sono sicuro che potremo affrontarla come tutte le altre..."
"No, Principe, non è una guerra. Il fatto è che le fluttuazioni nel campo gravitazionale erano troppo grandi. Incompatibili con qualsiasi causa indotta dall'uomo. Dopo diverse misure di precisione, gli esperti sono giunti alla conclusione che un corpo di massa enorme, circa duecento volte l'intero nostro sistema, si sta dirigendo dritto verso di noi."
"E' assurdo, come può qualcosa di così grande essere sfuggito a tutti quanti?"
"Si tratta di un buco nero, Principe. Non si può rivelare se non a causa del suo effetto sul campo gravitazionale, che è quello che stiamo facendo noi ora. Proviene dallo spazio intergalattico, quindi nessuno dei nostri vicini se ne è mai accorto. Se avesse attraversato anche solo una delle regioni periferiche delle altre galassie, almeno saremmo stati allertati con secoli di anticipo. Purtroppo invece siamo in assoluto i primi esseri senzienti a trovarsi sul suo cammino"
"Ti rendi conto di quello che mi stai dicendo?"
"Completamente, signore"
"Quant'è la probabilità che si tratti di un falso allarme?"
"Zero, signore"
"Abbiamo un'idea di cosa succederà esattamente?"
"Diverse simulazioni, signore"
Jorbin sospirò: "Sentiamo, allora."

Il colloquio col segretario era andato di male in peggio. Dopo aver appreso tutti i dettagli che lui era in grado di dargli, convocò immediatamente i suoi consiglieri, e invitò il gruppo di esperti incaricati del caso a presentare di persona i loro risultati.
In sintesi, come aveva preannunciato il segretario, il principato stava per essere distrutto. Il buco nero non avrebbe urtato contro alcun pianeta, né con i soli. Avrebbe attraversato le regioni esterne del Sistema senza trovare ostacoli e avrebbe proseguito per la sua strada. A questa notizia alcuni consiglieri (i meno ferrati in fisica) tirarono un sospiro di sollievo. Gli altri li guardarono come si guarderebbe uno che si mettesse a russare ad un concerto  di gran classe.
Gli esperti continuarono inarrestabili a snocciolare i risultati dei loro calcoli. Nessun urto diretto non significava nessun danno. Ogni sistema planetario era frutto di un equilibrio piuttosto delicato tra i campi gravitazionali di tutti i corpi in gioco. Nel caso di un sistema binario come Ol'Rad, il tutto era ancora più complicato. Il passaggio del buco nero avrebbe semplicemente annientato quest'equilibrio, distruggendo il sistema.
I pianeti (almeno due) che si fossero trovati più vicini alla sua traiettoria, sarebbero finiti in pezzi a causa delle fortissime sollecitazioni gravitazionali alle quali sarebbero stati sottoposti. I due pianeti più interni si sarebbero salvati per qualche decina di anni, dopo di che la perturbazione della loro orbita li avrebbe portati a trovarsi troppo vicini ai due soli, e ad essere alla fine annientati.
Un destino molto speciale toccava ai soli e ai tre pianeti intermedi. i cinque corpi avrebbero smesso di formare un sistema legato, e si sarebbero trovati su traiettorie che li avrebbero portati ad allontanarsi nello spazio profondo, soli, ognuno in una direzione diversa.

Mano a mano che il rapporto degli scienziati continuava, il morale generale precipitava. Alla fine, tutti guardavano Jorbin, aspettando una sua decisione.
"Vi ripeto una domanda che ho già fatto, ma spero che capirete che è di importanza cruciale. Quante probabilità ci sono che vi sbagliate?"
"Non posso dirle zero, signore, perché una probabilità di errore, seppur piccola, c'è sempre. Le dirò però che domattina lascerò il mio lavoro, la mia posizione accademica, i miei amici, le mie proprietà, e mi trasferirò in una delle galassie vicine."
"Mi sembra una risposta abbastanza esauriente, grazie. Quanto tempo abbiamo?"
"Circa vent'anni prima del punto di massimo avvicinamento. I pianeti esterni dovrebbero iniziare ad avere problemi tra circa quindici anni."
"Bene allora. Contattiamo in segreto le galassie, spiegando loro la situazione. Negoziate le condizioni per una migrazione in massa di tutti i sudditi del principato in qualche altro sistema. Tra tre giorni vi voglio tutti di nuovo qui con un piano di evacuazione, che inizieremo tra due settimane. Fino ad allora niente deve trapelare al di fuori di questo comitato. Qualche domanda? Bene, potete andare, buona serata."

Giunto nelle sue stanze, si preparò per la notte, e si stese nel letto. Non aveva appetito. Per la prima volta nella sua vita, si trovava di fronte ad un problema che non poteva risolvere. Dormì come un bambino.

Vent'anni erano appena sufficienti per evacuare un intero sistema planetario. Per fortuna tutte le galassie vicine si erano mostrate comprensive, ed avevano offerto un certo numero di sistemi planetari periferici in attesa di colonizzazione. Ovviamente il Principato avrebbe perso la sua indipendenza politica, riducendosi ad un piccolo protettorato di second'ordine, ma almeno la gente avrebbe saputo dove andare.
Scelto il sistema che sembrava più vantaggioso, poterono essere preparati dei piani dettagliati per evacuare prima i pianeti esterni, poi quelli interni, e per ultimi quelli intermedi, che non correvano comunque rischio di distruzione immediata.
Nelle settimane che seguirono l'annuncio nell'imminente catastrofe, Jorbin ebbe occasione di esser fiero dei suoi sudditi. L'ondata di panico che tutti temevano ebbe dimensioni molto minori del previsto. L'annuncio che un piano di evacuazione dettagliato era già pronto, e che un nuovo sistema planetario si preparava ad accoglierli, in qualche modo fu abbastanza per impedire a quella gente pragmatica e concreta di farsi prendere dallo sconforto, e ne concentrò invece le energie nel facilitare in ogni modo il processo di evacuazione. Ronde civili furono organizzate spontaneamente per aiutare le forze dell'ordine ad arginare i fenomeni di saccheggio. Le industrie più importanti, sicuramente fiutando l'occasione di fare affari d'oro, trasferirono immediatamente e a proprie spese le proprie attività nel nuovo sistema, occupandosi anche del trasferimento della forza lavoro.
Insomma l'evacuazione procedeva tranquilla. Nel nuovo sistema, il tessuto sociale ed economico si andava lentamente ricostituendo. La diplomazia ottenne anche di mantenere per il governo locale la forma monarchica così peculiare di Ol'Rad. La ghiandole dei membri della famiglia reale erano state sincronizzate con i campi magnetici del nuovo sistema, e così tutto sembrava pronto a continuare come prima, solo in un posto diverso.

Jorbin ebbe anche occasione di essere fiero dei suoi consiglieri. Ognuno sapeva cosa fare a come farla. L'enorme macchina dell'evacuazione, una volta messa in moto, marciava speditamente senza che lui dovesse intervenire se non in casi sporadici, tipicamente per risolvere con la sua autorevolezza qualche piccola disputa.

In breve, si trovò a guardare il suo regno da un punto di vista totalmente nuovo. Non ne faceva più parte, non ne era più il centro nevralgico. Tutto sembrava auto organizzarsi e auto gestirsi in maniera miracolosa. Sapeva bene che le cose non stavano proprio così, e che questa auto organizzazione alla lunga non sarebbe durata, perché indifesa di fronte ad ogni minaccia di autoritarismo, ma restava comunque ammirato, sbalordito, nel leggere i rapporti che continuamente arrivavano sulla sua scrivania.

Così, lentamente, Ol'Rad si svuotava. L'ultimo pianeta ad essere evacuato fu Rad, naturalmente. Fu allora che a Jorbin venne in mente la sua strana idea. Non se ne sarebbe andato. Sarebbe rimasto sul suo pianeta, solo, a vagare per lo spazio buio fino a che il suo corpo l'avesse assistito. Dal punto di vista tecnico non c'erano grossi problemi, ovviamente. Un pianeta intero poteva tranquillamente contenere sufficienti risorse alla sopravvivenza di un solo uomo. Il problema fu più che altro politico/emotivo. La notizia che il Principe non se ne sarebbe andato innescò come prevedibile un effetto a catena, e in un batter d'occhio il pianeta era pieno di volontari che volevano restare anche loro con Jorbin, in parte per lealtà, in parte forse stregati dall'idea romantica di un pianeta che vaga solo nello spazio profondo. Fu in quell'occasione che Jorbin prese l'unica decisione coercitiva della sua vita: l'evacuazione di Rad doveva essere completa, anche a costo di costringere la gente ad andarsene. Nessuno doveva rimanere. Una volta persi i soli, Rad si sarebbe trasformato in un grosso blocco di ghiaccio, e nessuna popolazione poteva ragionevolmente sperare di sopravvivere serenamente in quelle condizioni. Lui solo sarebbe rimasto. In fondo ne aveva il diritto: aveva dato la sua vita al regno, ora voleva indietro almeno la sua morte.

Ecco come mai il Principe si trovava ora solo, nel suo palazzo, nel suo pianeta, nel suo sistema. I pianeti esterni erano andati in frantumi un paio d'anni prima, e l'evacuazione era stata completata ormai da due mesi, con la partenza dell'ultima nave dalla capitale. Da allora Jorbin passava le sue giornate a fissare il cielo stellato. La mancanza di atmosfera faceva sì che le stelle si vedessero sia di giorno che di notte, e il panorama si era arricchito di tre nuovi sbuffi luminosi, tutto cio' che restava dei pianeti distrutti.
Avevano proposto a Jorbin di lasciare per lui una nave da usare in caso di ripensamento, ma la soluzione non era praticabile per via del suo DNA modificato. Il viaggio per arrivare al nuovo sistema era troppo lungo, e il Principe non sarebbe sopravvissuto. D'altronde, la distruzione del sistema di Ol'Rad avrebbe significato comunque l'innesco delle tossine e la morte di Jorbin. Da qualunque punto la si guardasse, Jorbin sarebbe morto. L'unica possibilità sarebbe stata farsi modificare le ghiandole come gli altri membri della famiglia reale e partire col resto della popolazione, ma
questo non voleva farlo. In realtà aveva acquisito un sereno distacco rispetto alla questione della sua sopravvivenza. Lui era il Principe di Ol'Rad. Per questo era stato concepito, allevato, educato. Per questo aveva vissuto per molte decine di anni. Senza Ol'Rad, lui non aveva più uno scopo, un perché.

"Potrei trovare un nuovo scopo..." si era detto diverse volte. In fondo quello che provava era comune a moltissimi dei suoi sudditi, e loro avevano comunque trovato la forza per andare avanti. Quello che glielo impedì fu la consapevolezza di quanto tutta quella situazione fosse ridicola, di quanto fosse assurda, divertente, in un certo senso. Un sistema che si trovava dove non avrebbe dovuto stare veniva colpito da un proiettile proveniente da chissà dove... Quante probabilità c'erano che questo avvenisse? Da dove veniva il buco nero? Quante deviazioni, accelerazioni, frenamenti, aveva subito prima di adagiarsi lungo la traiettoria che lo avrebbe alla fine portato a passare esattamente in mezzo a tre galassie, abbastana lontano da ciascuna da non essere rivelato, ma con la giusta direzione per annientare il Principato Libero di Ol'Rad? E il Principato: quali strane coincidenze avevano piazzato quel grumo di materia cosi' lontano dal resto delle stelle abitate, esattamente dove, milioni di anni dopo, un buco nero nomade lo avrebbe poi annientato?
Fu questo che azzerò la sua voglia di sollevarsi. Se siamo in balia del caso, se il tutto è regolato dal niente, se non c'è alcun perché, allora forse non vale la pena di regnare su un nuovo sistema.

I soli e i pianeti intermedi avevano iniziato ad allontanarsi gli uni dagli altri. Questo Jorbin lo sentiva, senza bisogno dei suoi astronomi a dirglielo. Ancora qualche settimana, e non si sarebbe più svegliato. Si era fatto lasciare delle sostanze contro il dolore: quello sì, pensava di poterselo risparmiare.

Attese l'oblio solo, mentre il suo regno veniva smembrato come in un immenso biliardo cosmico, dove però nessuno teneva in mano la stecca.
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Comments (4)   Add Comment
Re: Il Principe (3)    By fabio on 13/11/2007 9.49
Ciao Andrea, mi è piaciuto molto il modo in cui hai caratterizzato il personaggio principale, esplorando in modo efficace la sua personalità. Beh, il finale è degno di nota, direi... ottimo colpo! ^_*

Re: Il Principe (3)    By jim on 13/11/2007 16.45
già concordo!
aspettavo con ansia il finale!
e non sono rimasto deluso....
jim

Re: Il Principe (3)    By A on 16/11/2007 16.22
invidio la capacità di descrivere situazioni così complesse!!!Complimenti Andrea!

Re: Il Principe (3)    By A.D.B. on 09/12/2007 20.28
Un bel finale, con un'ottima descrizione dello stato d' animo del principe fatto con tatto e sensibilità. Il personaggio mi ricorda il comandante del Titanic quando decide di affondare insieme alla sua nave.


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