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 | | Pollaio revolution (seconda parte)
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Location: Blogs I racconti dell'arancione |
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| Posted by: emmaus 2007 |
31/12/2007 8.44 |
(continua)
- Eccole qua, le mie pollastrelle…- s’udì il vocione mite di Giovannone che sopraggiungeva dal podere. Era un uomo dal telaio notevole, sorretto da un paio di gambotte stivalate che, una vicina all’altra, formavano un’ellissi tanto erano arcuate. Era sempre di buon umore, e le poche volte che non lo era rimediava con qualche buon bicchiere di rosso. - Come andiamo, fanciulle? - portava con sé due secchi di crusca e pane raffermo miscelati con acqua - E’ pronta la cena. Da dentro il pollaio in penombra provenivano i soliti rumori, gorgheggi e razzolamenti, quindi Giovannone fece scorrere il chiavistello ed entrò. - Eccomi qua, care ami… Non riuscì a terminare la frase che tutte le galline gli furono addosso. Da ogni direzione si precipitarono su di lui, beccandolo e accecandolo con svolazzi convulsi. - Accidenti! Cosa fate! - urlò l’uomo mollando i secchi e riparandosi il viso con le braccia - Giù! Via! Ma le galline seguitavano nel loro attacco, mollando tante di quelle piume che pareva nevicasse largo. Finalmente, Giovannone inciampò nei secchi e cadde a terra. - Cosa fate!…Cosa fate!…- seguitava a dire, più stupito che spaventato, tentando di rialzarsi. Ma le galline furono più rapide, imboccando l’uscita in svolazzo da aquile. - Ferme! Ferme! - protestò Giovannone ancora accovacciato - Dove andate! Ma era troppo tardi. Fuori, apparve d’incanto la volpe che, libratasi in aria su due zampe, col muso fece scorrere il catenaccio. Giovannone era in trappola. - Libertà! Libertà! - iniziò ad urlare Fidel avviandosi giù dal sentiero. Dietro di lui s’era messo Visobuio e quindi tutte le altre. IL mondo fuori era proprio bello, morbido, profumato, altro che il duro cemento del pollaio. - Guardate che meraviglia, amiche! - esclamava estasiata la volpe – Basta prigionia, solo libertà! Visobuio, emozionata, traduceva per le altre che ormai s’erano sparpagliate per il vasto prato in cerca di gustosi lombrichi. - Rivoluzione! Rivoluzione! Basta catene, basta carcerieri! In fondo al podere stava la casa di Giovannone. Qualche luce spiccava qua e là, per il resto tutto era buio e silenzio. La notte stava per arrivare. - Cosa facciamo, ora? - chiese ad un certo punto Visobuio, che esaurita un poco l’euforia della libertà, si trovava confusa e a disagio. - Occuperemo la casa di Giovannone. Ci spetta. Vi spetta. Dopo anni di sofferenze e soprafazioni, di fame e freddo, è ora di voltar pagina. Non è Giovannone il padrone del mondo! - Ma Giovannone, adesso, nel pollaio, avrà freddo, fame… - Con tutta la ciccia che ha? Ma stiamo scherzando, Che? Adesso tocca a lui soffrire un po’. - Non scapperà? - chiese speranzosa Visobuio. - Non credo. E’ troppo tirchio per demolire una parte di pollaio per uscire. Fidel e Visobuio rimasero in silenzio a godersi la libertà. Le altre galline, ormai, non badavano più ai loro discorsi, troppo affaccendate a banchettare per distrarsi in astratte filosofie. All’improvviso, però, da dietro un cespuglio alla loro destra, apparvero due occhi rossi. La volpe capì immediatamente il pericolo. - Un gatto! - esclamò, scattando poi verso la casa - Presto Che! Avvisa le altre! Visobuio svolazzò al limite delle forze verso il sicuro rifugio, avvertendo contemporaneamente le altre di fare altrettanto. Da un momento all’altro si aspettava una rasoiata nella schiena, che però non arrivò. Quella triste sorte toccò ad un’altra gallina che, più lenta delle altre, non poté sfuggire al felino domestico. Il suo starnazzare disperato ferì nel profondo tutte le altre che comunque, grazie al suo sacrificio, raggiunsero sane e salve l’abitazione del Giovannone. La volpe, con la consueta abilità, si chiuse la porta alle spalle. - Ce l’abbiamo fatta…- disse poi con voce affannata - Per un…pelo… Si trovavano in un corridoio illuminato, dal quale si accedeva a tre o quattro altri locali. - Com’è tutto pulito, qui…- disse Visobuio roteando gli occhi. - Certo - rispose Fidel - Giovannone si tratta bene, mica fa la cacca sul pavimento e poi ci cammina dentro, come voi. Capite la differenza? Le galline si sparpagliarono per i locali, prima timidamente, poi con sempre maggior coraggio. In breve tempo, misero a soqquadro la casa, ficcanasando un po’ ovunque, infine, alla spicciolata, ritornarono da Visobuio. Lì dentro non c’era nulla da mangiare, il pavimento era sì pulito, ma duro, e rami su cui appollaiarsi manco a parlarne. C’era lo schienale delle sedie, è vero, ma non ci stavano tutte. Volevano spiegazioni. Visobuio girò il quesito alla volpe, che s’era messa a frugare in cucina. - Cosa volete…- rispose quella intanto che tentava d’aprire un vasetto di marmellata - Non ci voleva il gattaccio. Appena se ne andrà, potrete ritornare fuori. Abbiate pazienza. Visobuio piazzò qualche sentinella alle finestre, purtroppo il gatto veniva sempre avvistato lungo un lato o l’altro della casa, nell’atto di trascinare per il collo la loro povera sorella. Dopo qualche tempo, Poldo, il cane di Giovannone che stava legato alla catena sul retro della casa, iniziò ad abbaiare. - Forse ha fame… - disse Visobuio alla volpe. Dal suo tono, traspariva tutta la sua sfiducia. - Dovrà pazientare anche lui. La rivoluzione non è certo tutta rose e fiori. Ci sono pure le spine - spiegò Fidel con le zampine sul davanzale. I suoi occhietti sbirciavano nell’oscurità - Troveremo un modo di dare la libertà pure a lui, povera bestia, prigioniera innocente… Le ore passavano, ma il gatto non se ne voleva andare. Aspettava pure lui il suo pasto? Visobuio espresse di nuovo i suoi dubbi. - Che, il gatto ha mangiato una di voi, se non sbaglio. Non può avere ancora fame! - Non l’ha mangiata. Se la trascina, ma non l’ha mangiata. Giovannone gli dava dell’altro. - Oh, insomma! Che difficile. Cosa vuole, uno chef da Parigi? Come in risposta, dal porcile si levò un grugnito. Pure i maiali avevano fame. La libertà stava cominciando a far vedere i suoi lati meno piacevoli. Le galline tornarono ad assieparsi attorno a Visobuio, lanciando occhiate perplesse e non del tutto amichevoli all’indirizzo della volpe. In fondo, se si trovavano lì, era colpa sua. Qualcuna si lamentava di non sapere dove andare a depositare le uova; qualcun’altra faceva notare che su quel pavimento troppo lucido le loro zampe non facevano presa; altre ancora sostenevano che in fondo nel loro pollaio non si stava poi così male. Certo, non era un prato in fiore, però non c’era nemmeno il gatto, ed il cibo che portava loro Giovannone era sempre abbondante e ben digeribile. E poi, tutta questa libertà, a che cosa sarebbe servita? In fondo erano galline, e di modeste pretese. Visobuio, giustamente, fece notare loro che la volpe aveva però ragione su un punto: dove andavano a finire le più anziane di loro? Con tutta probabilità in padella, e quello era pollicidio! S’accese una discussione che ci mancò poco degenerasse in rissa. Beccate e zampate si sprecarono, e qualche piuma volò qua e là. La volpe assistette dalla credenza della cucina, sleccacciando dal barattolo di marmellata finalmente aperto. Fuori, nell’oscurità, il gatto persisteva ad aggirarsi col suo macabro trofeo, mentre cane e maiali chiedevano a gran voce dove fosse finita la loro cena. Pure Giovannone invocava aiuto, e non solo per lo stomaco vuoto. La consueta tranquillità della zona pareva irrimediabilmente compromessa. Ad un certo punto, il consiglio delle piumate deliberò: sarebbero tornate nel pollaio, al diavolo la libertà! E se Giovannone si mangiava le più vecchie di loro, voleva dire che era giunto il loro momento, mica potevano vivere in eterno! Visobuio accettò quella decisione e, dopo uno scossone alle piume ed un inalberamento della cresta, si avvicinò alla volpe. In poche parole, spiegò le loro intenzioni. - Siete ammattite!? - reagì Fidel lasciando cadere sul pavimento il barattolo che andò in mille pezzi. I suoi occhietti lampeggiavano - Io vi ho fatto conoscere la libertà, vi ho guidato nella rivoluzione, e voi… - Noi vogliamo vivere tranquille. Ci sono troppi pericoli fuori dal nostro pollaio. E’ bello il prato e il resto, d’accordo, ma non è fatto per noi. - Bisogna abituarsi, è chiaro - spiegò Fidel - Bisogna costruire un mondo nuovo, ma ci vuole tenacia e pazienza. - Intanto, però, Poldo e i maiali hanno fame, sicuramente anche il gatto. E pure Giovannone, poverino…- spiegò Visobuio - Noi vogliamo tornare nel pollaio, e tu ci devi aiutare. - Io?! - Tu - gli puntò il becco a pochi centimetri dal naso - Tu ci hai liberato, tu ci rinchiuderai di nuovo. - Ma c’è il gatto là fuori! - Sei una volpe, dovresti essere furba. Fai in modo di distrarlo e noi ritorneremo nel pollaio. - Ma Che, pensaci un momento… - Ci ho pensato. E non mi chiamo c’è, ma Visobuio. - Visobuio, rifletti… - Ho riflettuto. Si torna indietro. Fidel socchiuse gli occhi a fessura e per la prima volta fissò gelido il pollo. La sua espressione non lasciava presagire nulla di buono. - Okay - disse infine - Potrete fare ritorno al pollaio, va bene. Quasi tutte. - Come, quasi tutte? - iniziò a preoccuparsi Visobuio. - Una di voi dovrà venire con me. Come rimborso spese, diciamo… - Rimborso spese? Ma cosa significa…? - Significa, cara la mia pollastrella, che non ho fatto certo tutta ‘sta faticaccia per ritornare nella mia tana a mani vuote, anzi, a pancia vuota. In fondo, sono sempre una volpe… Se Visobuio non avesse avuto la pelle della faccia ricoperta di piume, Fidel si sarebbe reso conto del suo pallore. Le sue gambe tremavano, il suo occhio sporgeva in stupefatta angoscia. Erano state ingannate e tradite! Altro che libertà e rivoluzione! - Tra poco giungerà tutta la mia famiglia, numerosetta lo ammetto, e perennemente affamata. Ripeto, se una di voi si sacrificherà, le altre potranno fare ritorno. Oppure…- lasciò in sospeso la frase e tornò a sbirciare dalla finestra. All’improvviso, la volpe era ritornata tale, un predatore assetato di sangue. Visobuio valutò in pochi istanti se avvertire le altre per balzargli tutte assieme addosso, ma scartò subito l’idea. La volpe era troppo forte per loro. - Puoi prendere la nostra compagna uccisa dal gatto - le venne d’impulso in mente quella scappatoia. - Puah, che schifo…- rispose la volpe, sdegnata - Non mangio mica i residui altrui! Visobuio decise di sacrificarsi per la salvezza delle altre, ma prima voleva chiedere un’ultima cosa. - Scusa, Fidel. Per quale motivo ci hai attirato fuori dal pollaio con tutte quelle storie sulla rivoluzione? Perché sprecare tanto tempo ed energie invece di assalirci subito sul posto? - Semplice. Giovannone non me l’avrebbe permesso. Invece così, con lui in gabbia e voi in libertà… Visobuio odiò quella parola, libertà. Dove si erano cacciate per inseguirla… Un trambusto fuori, nella notte, richiamò la loro attenzione: il gatto si stava azzuffando con altri animali e, dopo un miagolio disperato, s’era evidentemente dileguato a tutta birra nella notte. - Oh, ecco che arrivano i miei fratelli - spiegò Fidel sempre intento a guardar fuori - Mi spiace per voi, Visobuio. Se tu avessi accettato la mia proposta, qualche minuto fa, quasi tutte vi sareste salvate. Invece così…- allargò le zampine davanti in finto tono consolatorio. Visobuio non si trattenne più e, in rapido coccodese, spiegò alle altre tutto il suo orrore. Non restava altro da fare che vendere cara la pelle. Stava per dare il via all’attacco disperato, quando un rumore in lontananza la fermò. Pareva fosse crollata una struttura in legno mista a qualcosa di ferroso. Fuori, anche le volpi si bloccarono. I loro occhietti puntarono tutti in una direzione, verso il pollaio. Immediatamente, il fascio di luce di una torcia li inquadrò. Non vi erano più dubbi: Giovannone si era liberato, al diavolo l’avarizia! - Brutte bestie! - s’udì il suo vocione - Andate via, brutte bestie! Visobuio sentì il proprio cuore levitare. Non s’era mai accorta di voler così tanto bene al suo padrone, nonché schiavista. Fidel, vista la mal parata, tentò di filare via, ed in effetti ci riuscì, ma non senza aver prima incassato un buon numero di beccate e artigliate nel posteriore. Giovannone, con urla e scopate, aveva sgombrato il campo dalle volpi, quindi le galline saltellarono fuori dalla casa e lo raggiunsero in preda alla felicità. - Oh, eccole qua le mie signorine…- le accolse l’omaccione, chinandosi ad accarezzarle. Loro lo circondarono, con occhi a mezz’asta, e pigolando tenere gli si strusciarono contro. Avessero potuto, avrebbero fatto le fusa. Per farla breve, le galline tornarono tutte al loro pollaio, piccolo, maleodorante e pure un po’ distrutto dall’evasione di Giovannone, ma a loro parve lo stesso un angolo di paradiso. E forse lo era davvero.
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| Copyright ©2007 emanuele tavola |
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Comments (7)
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Re: Pollaio revolution (seconda parte) |
By Stefano on
31/12/2007 14.23 |
Bel racconto! Complimenti!
Stefano http://www.lulu.com/content/1746111 |
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Re: Pollaio revolution (seconda parte) |
By wildant. on
31/12/2007 19.17 |
già molto bello ma c'è davvero da meditarci su |
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Re: Pollaio revolution (seconda parte) |
By MOSTARDA on
01/01/2008 19.09 |
anche la seconda parte è volata via liscia. la scorrevolezza del testo è ottima. Bravo.
Certo che se la volpe la chiamavi Boss e visobuio la chiamavi Maron avevi lo stesso risultato, forse ancora più attinente le nostre italiche storie..... ciao
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Re: Pollaio revolution (seconda parte) |
By emmaus 2007 on
02/01/2008 13.50 |
| Grazie di tutti i bei commenti! |
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Re: Pollaio revolution (seconda parte) |
By Diego on
02/01/2008 14.43 |
| Bravo! Questa seconda parte forse è un pochino meno divertente della prima, ma d'altronde è una conclusione su cui merita riflettere seriamente... Dicono che noi italiani siamo un popolo di 'furbi', ma anche come polli non ce la caviamo male, non è vero? |
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Re: Pollaio revolution (seconda parte) |
By meled on
05/01/2008 19.18 |
La libertà.... Troppo abituati al nostro comodo pollaio pieno di reality e pallone. Pronti forse a seguire chi ci parla di orizzonti sconosciuti. Ma la liberta è uno status mentale, che puo' essere solo raggiunto, mai imposto o suggerito. E fra tutti Visobuio forse ce l'avrebbe fatta....... Ancora non perdo del tutto l'imbarazzo a commentare scritti altrui......chi sono io per giudicare? Ma mi piace il tuo racconto e la tua prosa. Ed anche se c'è stato Orwell e Galline in fuga, che fa? Il soggetto di un quadro puo' essere lo stesso, ma la lettura che ne fa l'artista è diversa, no? |
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Re: Pollaio revolution (seconda parte) |
By emmaus 2007 on
06/01/2008 11.30 |
| Ringrazio ancora per gli splendidi commenti. Tra l'altro "Galline in fuga" non l'ho ancora visto, me lo farò prestare da mia nipote... |
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