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MinimizeLa goccia
 
   
Location: BlogsI racconti dell'arancione    
Posted by: emmaus 2007 14/01/2008 13.30
Presi l'ascensore al volo. Era zeppo.
Mi ero svegliato di colpo, in ritardo, forse un'ora prima, intontito da un raffreddore da competizione.
Mi sentivo come un panno stropicciato; pure la faccia doveva aver bisogno d'una bella stiratina, a parte il naso, bubbone pulsante, che era lì lì per esplodere.
Il capufficio non tollerava ritardi, pena punizioni quasi corporali. Ogni dipendende viveva in quell'angoscia, figuriamoci il sottoscritto, noto vile.
Se non avessi preso quell'ascensore...ma ce la feci.
Pigiai il numero 8, quindi mi stazionai nel mezzo della cabina.
Nell'angolo di destra, stava il ragioniere Contini, con la ventiquattrore sopra la testa, come se dovesse ripararsi da qualcosa, o come se volesse renderla irraggiungibile. Nessuno aveva mai osato chiedergli spiegazioni, anche per via del suo carattere oscuro. Scendeva al settimo.
Nell'angolo di sinistra, invece, stava come di consueto l'architetto Casabella, noto marxista. Sfoggiava un barbone inaudito, irritante al tatto e alla vista, e aveva sempre addosso qualcosa di rosso. Quel giorno, un fazzoletto nel taschino.
Sorrideva sempre, come se la sapesse lunga su tutto, soprattutto sulle questioni più intime. La sua meta era il quinto.
Vicino alla pulsantiera, invece, era solito stare un barilotto di carne con baffetti all'insù, addetto alla ristorazione. Purtroppo, scendeva al decimo, l'ultimo piano. Disponeva di tutto il tempo per intasare d'odore di fritto e di unciaggine qualsiasi essere vivente. Pure la cabina, dopo il suo transito, solo a fatica riusciva ad eliminare quegli effluvi appiccicosi.
Nell'altro angolo vicino all'uscita, stranamente, stava un personaggio di colore d'altri tempi. Di solito stava nel mezzo, forse per farsi ammirare. Pareva fosse venuto fuori da uno sceneggiato sulla guerra di secessione americana, tale era il suo agghindarsi. Non era simpatico a nessuno, forse perché seguitava a masticare cicca e a fare palloncini, evidenziando ancor più la sua faccia da schiaffi. Al terzo se ne andava.
Nel mezzo, proprio di fronte a me, combinazione, quel giorno s'era piazzata Susannona la tettona. Esponeva sempre la sua mercanzia con aria fiera, sostenendola a stento con qualche insignificante e insufficiente dispositivo; quindi, ad ogni scossone, tutto quanto si agitava, minacciando di tracimare.
Era uno spettacolo inquitante, tutta quella carne bianca in ebollizione. Scendeva al mio stesso piano, anche perché si trattava di una mia collega d'ufficio. Non solo. Era pure solita farmi una corte asfissiante,
ricorrendo alle tattiche più subdole pur di avermi. Quella più usata era quella di mettermi in cattiva luce col capo - come se ce ne fosse bisogno - con insinuazioni tipo "ho sentito dire che...". Panzane colossali, col sottoscritto come protagonista, che il capo si beveva come un sorbetto al limone. La Susannona non disdegnava pure di ricorrere alla strausata tattica della penna caduta dalla scrivania. Quando, malauguratamente, le transitavo davanti, lei non mancava di farlo. "Me la raccoglie, per favore?" mi faceva gli occhi dolci che volentieri avrei visto neri. Non potevo esimermi dal farlo, pena visitina al capo. Appena mi chinavo, lei allungava le sue gambotte verso di me, di scatto. Una volta, mi ha pure stampato un tacco in fronte. Avete presente l'arrosto di vitello stretto nella rete, coi quadratini di carne a spuntar fuori? Okay. Le sue gambe mi rimandavano subito a quell'immagine. Ne subivo un disgusto sfiorante il vomito. Sono pure vegetariano...
Combinazione, sinistra combinazione, quella mattina me la ritrovai quasi addosso. Il guaio era che non potevo certo fuggire via. Dovevo sopportare quei pochi secondi di tragitto, che si dilatarono in modo inaudito. Una teoria di non so chi, sostiene che il tempo trascorra più o meno velocemente a seconda delle situazioni. Non posso che confermare.
Pigiati come eravamo, il mio naso si venne proprio a trovare sopra le sue due borracce, che lei non mancava di far oscillare senza motivo. Sorrideva e sorrideva, soprattutto con gli occhi, andando su e giù coi suoi ciglioni d'un azzurro plastica fusa.
Dopo un " 'giorno" biascicato - non le davo certo del tu, ci sarebbe mancato altro - presi ad ignorarla, guardando nello spiraglio di sinistra, fra il suo viso e quello dell'architetto Casabella. Non c'era assolutamente nulla d'interessante, solo un pezzo di bianca cabina, ma presi a fissarlo come fosse la meraviglia delle meraviglie.
Il naso prese a pizzicare, maledetto raffreddore...
"Pluk" esplose la gomma del nero, alle mie spalle.
Il rumore di per sé fu ben poca cosa, ma sufficiente per fornir pretesto alla Susannona per agitare le sue generose appendici. Indifferente, seguitai a fissare nel mio spiraglio.
L'ascensore partì. Mi sembrava d'essere in attesa già da un sacco di tempo. Altro sommovimento.
Nel naso, per la precisione nella narice di destra, sentii formarsi una goccia. Non potevo cavare di tasca il fazzoletto, stretti come stavamo, e neppure tirare su rumorosamente. Chissà cosa avrebbe riferito la Susannona!
Al secondo piano, nessuno salì o scese.
Prima d'arrivare al terzo, Susannona prese ad accarezzarmi una gamba, sorridendo ancor più. I suoi vacui occhi azzurri mi parvero ancora più vacui.
Mi tirai indietro il più possibile, assumendo una posizione arcuata, ma potevo ben poco. Non mi restava che sperare non facesse in tempo a salire troppo. Dalla narice di destra, cominciò a scivolar giù la goccia, fermandosi miracolosamente prima di arrivare all'aperto.
L'ascensore sostò al terzo. Il nero scese, sparandosi un altro palloncino prima d'uscire, ma venne sostituito da un cappellone che manco si capiva quale fosse il davanti e quale il dietro. Si stava sempre stretti stretti.
La Susannona gongolava, seguitando a palparmi. Ormai, eruttava dal decoltè, gonfiandosi a dismisura i polmoni. Avrei voluto sentirmi male, magari svenire, purtroppo ero ben cosciente.
Il quarto piano filò via liscio; nessuno l'aveva chiamato.
La goccia nel mio naso, però, prese a sporgersi. La sentivo in bilico, lì lì per cadere, e non potevo fermarla! Se fosse caduta, sarebbe finita giusto nell'insenatura della Susannona! Non osai immaginare le conseguenze.
Cercai di rimanere calmo, inspirando silenziosamente a bocca chiusa - che odore di fritto! - ma ormai la goccia era fuori dal condotto nasale, indifferente ai miei disperati tentativi. Seguitai a fissare l'angolino.
Al quinto piano, l'architetto Casabella ci lasciò, con un "salve" lanciato alle spalle, e accidenti, entrò una donna delle pulizie con un secchio!
L'addetto alla ristorazione si mise cavallerescamente nell'angolo di sinistra, tanto sarebbe sceso solo al decimo, emanando ancor più il suo unto aroma. Nel trambusto del cambio di posti, Susannona mi si strinse ancor più addosso e la sua mano prese a risalire la mia coscia. Mi mostrò addirittura i denti, col sorriso. Non ricambiai, ignorandola. L'avrei volentieri passata nel tritacarne.
L'ascensore, con un piccolo sussulto ripartì. Le provole saltarono violentemente, come se sotto ci fossero due pistoni idraulici. Temetti per un istante allo straripamento irreversibile, invece, in qualche modo, tutta quella carne si placò, rimettendosi buona. Sospirai.
La goccia scese ancora un poco; ormai, era in vista del labbro superiore, ideale trampolino per il decollo.
Il sesto piano passò. Almeno, lo intuii, bloccato com'ero. Non osavo nemmeno più respirare. La goccia era sul labbro. Al minimo sussulto, sarebbe andata giù.
Licenziato. In tronco. Poco ma sicuro, se avessi fatto una simile cosa alla Susannona. Chissà cosa avrebbe detto al capo, chissà quali assurde malignità...
Presi a sudare.
La sua mano era ormai alla fine della coscia. Mi irrigidii. Avrei voluto tanto fissarla con odio, ma non potevo. Se avessi richiamato la sua attenzione, si sarebbe accorta della goccia. Meglio di no.
Fissai con ostinazione il mio angolo bianco, stringendo la mascella. Solo due piani mancavano alla fine della doppia tortura.
Susannona era in brodo di giuggiole; una situazione del genere se l'era sempre sognata, evidentemente.
Quando l'ascensore frenò per il settimo, ormai la goccia non l'avvertivo nemmeno più. Che fosse già caduta? Sbirciai dentro l'insenatura, roteando solo gli occhi, ma non vidi tracce umide, oltre a quelle di chiara appartenenza all'arpia.
Al settimo, il ragionier Contini, con la sua consueta educazione ed eleganza, partì come un bufalo verso l'uscita. Si era accorto proprio all'ultimo momento d'essere arrivato al suo piano.
Brandendo la ventiquattrore, si incuneò fra me e la Susannona, separandoci. Avvertii la sua mano levarsi, ormai ad un soffio dal mio sacchetto della frutta secca. Imprecò, forse perché era pure finita con un piede dentro il secchio della donna delle pulizie.
Il ragionier Contini, nel frattempo, stava passandomi talmente vicino da sfiorarmi il viso con uno spigolo della valigetta.
A quel punto, però, scattò il colpo di genio: sporsi il naso, quel tanto che bastava.
Il ragionier Contini uscì dall'ascensore, riprendendo per il manico la sua valigetta.
La osservò.
S'accorse d'una riga scura che andava da parte a parte. Era la prima volta che la notava.
Accidenti! L'avevano fregato. Era difettata.
Copyright ©2008 emanuele tavola
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Comments (8)   Add Comment
Re: La goccia    By maria cristina on 15/01/2008 11.35
terribile! Fortuna che sei un amante dei gatti! Iltuo umor nero è degno dei peggiori romanzi horror. Io continuo a pensare che l'orrore si scateni in luoghi bui e solitari, che coinvolga demoni e non morti! ma, in effetti, che cosa c'è di più orribile di un viaggio in ascensore con Susannona e moccio al naso? Carino tanto.

Re: La goccia    By emmaus 2007 on 15/01/2008 15.39
Alla fin fine, Maria Cristina, non ho capito bene se ti sia piaciuto o meno. La mia intenzione, comunque, era di scrivere un racconto umoristico e invece... è saltato fuori un horror! Accidenti! Non pensavo potesse scatenare paura, al massimo ribrezzo! Grazie di avermi letto, e cerca di rimetterti presto! Ti sei fratturata sciando? Ahi, ahi, ahi, meglio darsi da fare con carta e penna....

Re: La goccia    By Letizia on 15/01/2008 18.16
Caspita... che suspance!!
Molto carino! Descrizioni fantasticamente evocative!
Un sogno.
Complimenti.

Re: La goccia    By MOSTARDA on 15/01/2008 19.32
Il risultato è divertente, la location è originalissima, anche se non mi è chiaro perchè tanto ribrezzo per la Susannona, scusa ma faccio fatica ad immedesimarmi.....
A meno che non fosse tutta una metafora.
Allora mi immedesimo eccome!!!

p.s.
non mi risulta ben descritta la figura di quello che mastica la cicca...... ma è un particolare.

Re: La goccia    By maria cristina. on 15/01/2008 19.45
Mi è piaciuto, ma la situazione è orrifica. Pensaci bene.Tra l'altro, come mai non ti piacciono quelle come Susannona? In genere hanno un successo sfrenato.
ps. Mi sono lussata, cadendo davanti casa come una ceppona. Il bello è che c'erano una decina di spettatori divertiti. Orrore! E' stato peggiore del dolore!

Re: La goccia    By wildant. on 16/01/2008 1.10
l'ho letto ma mi è sembrata di vederlo e di sentire la voce del ragionier fantozzi narrare e descrivere..sarebbe perfetto come copione per un episodio dei suoi film !
divertente!
p.s.sempre detto che la claustrofobia ha i suoi vantaggi...niente ascensori e linea perfetta su e giù per le scale ..

Re: La goccia    By emmaus 2007 on 16/01/2008 9.27
Ringrazio di nuovo tutti quanti, sempre molto carini! Il genere umoristico è quello che prediligo, ed in fondo è vero che vengono fuori situazioni... fantozziane! (tra l'altro, adoro i film di Fantozzi!)
ciao a tutti!!!

Re: La goccia    By Giovanni on 16/01/2008 10.04
Molto carino... la prossima volta scale?


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