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Emmaus 2007: ha pubblicato "Sette Strane Storie","Semplici, Elevati e Krugher" e "8 racconti".
Diego: ha pubblicato una raccolta di racconti, che potete trovare qui.
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Location: BlogsI racconti dell'arancione    
Posted by: emmaus 2007 17/01/2008 22.36
- Dai, nonno Gildo, ci racconti dei tuoi viaggi? - lampeggiò d’occhi il piccolo Efrem, eccitato all’idea.
- Sì, sì - fece eco l’altro nipote, Romino, battendo le mani.
Tutti e tre stavano seduti davanti al fuoco, avvolti nei loro spessi pellicciotti.
- D’accordo, discoli - annuì il nonno, intrecciando le dita nodose sul considerevole stomaco - Dunque, vediamo… - fissò la legna ardere con aria assente per qualche istante, infine disse: - Potrei raccontarvi di quella volta che sono atterrato sul pianeta Ultimo…
- Sì, sì!
- Il pianeta Ultimo era all’apparenza un luogo abbastanza normale, c’erano strade, case, villaggi e città, ma solo in apparenza poteva definirsi tale. Faccio un esempio: se per caso dovevi prendere l’autobus, alla fermata giungeva l’ultimo autobus della giornata e, salendoci sopra, per ultimo, potevi accomodarti nell’ultimo posto disponibile. Oppure, al ristorante, nell’ultimo tavolino libero, ti veniva servito, dall’ultimo cameriere, l’ultimo piatto di pasta in compagnia dell’ultima bottiglia di vino. O ancora, se facevi una passeggiata, eri l’ultimo a poter bere alla fontanella e l’ultimo a poter guardare dal cannocchiale a pagamento, utilizzando l’ultima moneta rimasta nell’ultimo paio di calzoni puliti. Insomma, non c’era l’imbarazzo della scelta e non c’era neppure d’aver fretta. Era anche un poco demoralizzante, per la verità, essere costantemente gli ultimi della fila...
- E non hai provato ad arrivare prestissimo alla fermata dell’autobus o al ristorante? - fece Efrem.
- Certo. E i casi erano due: o c’era già qualcuno prima di me, o sicuramente non sarebbe giunto nessun altro dopo. Ho provato ad arrivare alle diciotto per cenare in un bellissimo locale di centro città. Era deserto. Tutti i tavoli erano prenotati tranne uno. Ho mangiato le ultime pietanze disponibili, dilungandomi fino alle due di notte. Nessuno s’è fatto vivo dopo di me per mangiare. Il cameriere che mi serviva, l’ultimo scampato ad una influenza, m’ha costantemente fissato con uno sguardo carico d’odio. Gli ho fatto saltare l’incasso della serata, sicuramente l’ultimo prima della chiusura per ferie o per fallimento.
I due nipoti ridacchiarono.
- Un’altra volta, cambiando pianeta intendo, giunsi sullo Smemorando. Pure questo non era nulla di speciale. Esteriormente rasentava la banalità, aggiungerei.
- Ma la particolarità… - levò un indice Romino, furbescamente.
- Esatto. Aveva una sua marcata caratteristica, e per la precisione i suoi abitanti…
- Avevano due teste e otto gambe? - scattò Efrem, estasiato.
- No, no. Nell’aspetto erano assolutamente normali. La bizzarria, se così la si può definire, veniva a galla col sonno. Ogni ora passata a dormire equivaleva ad una parziale perdita di memoria. Otto ore di sonno potevano cancellare totalmente ogni traccia del passato.
- Allora non potevano dormire? - s’allarmò Romino.
- Ben poco, rimandando a memoria il giorno innanzi quel che s’era perso la notte. Immaginate che complicazione…
- E non c’erano rimedi? - chiese Efrem.
- Solo parziali. In primo luogo era vietato l’allevamento delle pecore, pensate che rischio se qualcuno si fosse messo a contarle, così come le piantagioni di camomilla o qualsiasi altra erba che potesse avere effetti deleteri.
- E le ninna nanna? - chiese un nipote.
- Vietatissime. E pure canzoni troppo lente che potessero indurre al sonno. E niente televisore in camera. Anzi, niente camera da letto, addirittura, solo scomode sedie anti-appisolamento.
- E anche tu subisti questi effetti?
- No, no. Me la battei appena mi resi conto di come stavano le cose.
- E dove atterrasti? - chiese Efrem.
- Se non sbaglio, sul pianeta 626 - rispose il nonno porgendo i palmi al fuoco - Lì vi giunsi quando ormai si era alla fine…
- E cioè?
- Beh, forse è meglio partire dall’inizio - si corresse l’uomo - La civiltà raggiunta in secoli d’ottimale organizzazione sociale aveva dato i suoi frutti. Il tenore di vita dei suoi abitanti aveva raggiunto ottimi livelli, e questo sembrava far presagire un roseo futuro. E invece no. Mi spiego: ogni minimo dettaglio della vita quotidiana era stato studiato e ristudiato fino all’eccesso, ossessionati com’erano dal fattore sicurezza. Tutto quello che poteva rappresentare un potenziale pericolo per cose, persone o animali andava eliminato. Cominciarono coi lavori ad alto, medio e quindi basso rischio, vietandoli, passando poi ai vari mezzi di trasporto, imputabili di troppi incidenti, vietando anch’essi. Le case non andavano più costruite vicine ai monti (pericolo di frane), ai fiumi, laghi o mari (pericolo d’inondazioni), in zone di pianura non salubri (soggette a nebbia d’inverno e zanzare d’estate). Per farla breve, finirono per non costruirne più. Quelle vecchie, invece, ormai logore e quindi pericolose, si misero sistematicamente a smantellarle. Si innestò così un meccanismo perverso, autodistruttivo. L’energia elettrica fu proibita, responsabile di campi magnetici nocivi, il metano pure, pericolo d’esplosione, e perfino radio e tv, diseducative e quindi responsabili di comportamenti a rischio. Non c’era cosa che non cadesse sotto la scure di quei governanti così cavillosi e inamovibili. Un bel giorno, si resero conto che l’aria che respiravano non era più pura, e non trovando un rimedio che non implicasse l’uso di qualche sostanza proibita o l’utilizzo di qualche strumento pericoloso, decisero che non restava loro altra scelta che estinguersi. Il pianeta 626, il pianeta della sicurezza, divenne certamente più sicuro, ma anche disabitato.
- Oh, che storia triste… - sbottò Efrem.
- Eh, già. Quando vi giunsi ormai era troppo tardi per modificare lo status quo, e non ebbi altra scelta che abbandonarli al loro destino.
- E dove ti andasti a cacciare? - chiese Romino.
- Vagai un po’ per il cosmo, evitando comunque di atterrare sul Supericchi, un altro pianeta deserto. Non volevo certo deprimermi troppo…
- Perché? - fecero all’unisono i suoi nipoti.
- E’ pure questa una storia triste, però se volete…
- Sì, sì!
- In fondo ha una sua morale, e ciò non guasta - commentò quasi tra sé il nonno - Dunque, Supericchi, come d'altronde il 626, in tempi remoti era un pianeta in cui si stava un gran bene. I politici erano onesti e capaci, gli scienziati geniali, i luminari della medicina assolutamente di prim’ordine. Insomma, ogni categoria di lavoratori eccelleva in ogni campo. Il benessere dilagava come un fiume inesauribile. In sostanza, tutti i suoi abitanti divennero ricchi, anzi, straricchi. E questo fu la causa del tracollo.
- In che modo? - domandò Efrem.
- Beh, è semplice. Ad un certo punto, ritrovandosi così benestanti, persero ogni voglia di lavorare. Insomma, ragionavano, dobbiamo ancora faticare avendo a disposizione così tanta ricchezza? E così incrociarono le braccia, aspettando che qualcuno si mettesse a lavorare per loro. Solamente che persone meno abbienti non ve n’erano più. E nessuno era più disposto a mettersi al servizio degli altri, dall’alto della sua pigna di soldoni. Fu un disastro. Lo sfacelo s’impadronì del pianeta, condannando i mega ricchi all’estinzione totale.
- Pure loro… - fece Efrem, amaro.
- Eh già - annuì l’omaccione - Pure loro…
Ma Romino non si perse d’animo: - Ma nonno, qual è stato il pianeta più assurdo che hai visitato?
- Sicuramente il pianeta Terra, ma ora è troppo tardi per parlarvene. E’ ora d’andare a dormire.
Copyright ©2008 emanuele tavola
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Comments (6)   Add Comment
Re: Sì, viaggiare    By Antonino on 18/01/2008 13.01
I concetti e la trama di questo racconto, sarebbe interessante poterli ampliare quindi leggerli su un romanzo; per conseguenza sono in attesa di leggere la seconda parte. Che si può dire, di quanto è stato già detto se non, ancora, BRAVISSIMA.

Re: Sì, viaggiare    By emmaus 2007 on 18/01/2008 13.35
Sono un lui, comunque grazie dei complimenti, Antonino!

Re: Sì, viaggiare    By mattiekian on 18/01/2008 15.02
carino carino davvero...la seconda parte parlerà dello strano viaggio sul pianeta terra credo...aspetto il seguito

Re: Sì, viaggiare    By caterina on 18/01/2008 16.31
che lo voglio leggere nella sua seconda parte te lo dico gia' adesso, a prescindere dalla lettura di questa prima parte che mi accingo a leggere. :)

Re: Sì, viaggiare    By maria cristina on 18/01/2008 18.40
E' carino, ma credo che sia più serio di quello che vuoi fare intendere. Siamo noi occidentali il pianeta 626? Credo di sì. Grazie per avermi fatto sorridere (e pensare).

Re: Sì, viaggiare    By emmaus 2007 on 18/01/2008 21.31
Eh, no, Maria Cristina. Sbagliato. 626 è il numero della "famigerata" legge sulla sicurezza. Per carità, ci vogliono norme per la sicurezza, ci mancherebbe altro, ma in Italia sembra che tutto serva solo ad aumentare la burocrazia e la confusione. Da qui, l'idea. Grazie di avermi letto, e un grazie pure a Caterina, sempre presente. Ciao!


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