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MinimizeSul molo una sera
 
   
Location: BlogsBernardo d'Aleppo    
Posted by: Bernardo d'Aleppo 21/01/2008 10.07
SUL MOLO UNA SERA   
    S-ciavo era il termine per definirlo nella città della mitteleuropa, ma nel paese da cui era fuggito gli aggettivi non erano più teneri e al campo profughi, come insistevano a chiamare il campo di prigionia, c'era assai più scelta tra piattole, scarafaggi e zecche che tra il pane rancido e il pane rancido che, a periodicità irregolare, girava brevemente per il campo prima di finire nelle latrine, tra uno spasmo intesti­nale ed un pezzetto di giornale, ché anche quello era da economizzare.

    Eppure il molo, con quel suo nome "Audace" che sembrava, più ancora della pur solida pietra con cui era costruito, volerlo porre a sfida del mare, ebbene quel molo, in un certo senso lo rincuorava e quelle brevi scalette incassate sembravano una culla deposta dal molo alla gra­zia del mare e lì lui riposava.

    Dalma, la sua donna che forse non avrebbe più rivisto, era chissà dove.

    Dei due anni di guerra e di tribolazioni, almeno per quanto riguardava lui e dei ventidue mesi dall'ultima volta che l'aveva salutata, uscendo per andare a prendere l'acqua, di tutto il tempo passato nelle innumerevoli fughe, essendosi trovato tra due degli infiniti fronti di quella guerra bastarda, di tutto ciò non aveva che un vago ricordo in quel momento.

    Dall'acqua scura e torpida del porto, che pareva voler convincere il molo a cedergli,  con le lusinghe di carezze lussuriose e insistite, sembrava emergere la sagoma piena di Dalma, ecco le pieghe del suo ventre, le sue costole, il suo seno, ecco i suoi capelli ondeggiare appena sotto il pelo dell'acqua e certo le gambe saranno intrecciate, come sempre da nuda e la marea saliva lenta e lei si faceva più vicina e lo struggimento si faceva impossibile, chissà se lei soffriva, se aveva da mangiare, da vestire, da scaldarsi, se la disperazione di vedere un mondo senza spe­ranza negli occhi dei bambini non l'aveva già uccisa dentro prima che fuori le bombe.
    Accidenti!... bagnate anche le braghe e intanto Dalma raschiava col viso il bordo del molo, gonfia in un modo osceno e bianca alla luce della luna, lei così orgogliosa delle sue origini rom. Ma cos'era? un passo uno scalino, un altro passo, un secondo scalino e l'acqua fredda era alla co­scia, bastava tendere la mano e quel simulacro di Dalma si sarebbe rialzato dal mare, ma forse tornare non era quel che voleva, forse era venuta a chiamarlo, beh comunque l'aveva afferrata, doveva fare attenzione, tutto era così scivoloso!
    Risalire non era facile, il mare d'un tratto sembrava voler trattenere il cadavere e le dita sfuggivano, la caduta non fu improvvisa ma preavvertita, anzi vissuta istante per istante, ma su quei viscidi gradini che fare? Attese l'urto con la pietra cercando di sollevare la testa e abbas­sando le mani; batté con il fianco e andò bene.

    Risalito fece per tornare, ma nella mano gli era rimasto il dito medio della morta che an­cora aveva un anello, tremando lo sfilò e se lo mise in tasca, chissà chi era, in realtà non asso­migliava per nulla a Dalma.

    Si tolse i pantaloni, li strizzò e li tese, stirandoli a mano, si pulì le scarpe e s'incamminò lento verso la stazione; la serata era tiepida e vento non c'era, chissà se avrebbe trovato una panchina libera, era il clima ideale per dormire sotto le stelle.
Fine

Trieste 1993

Copyright ©1993 Bernardo d'Aleppo
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Comments (2)   Add Comment
Re: Sul molo una sera    By Andrea on 21/01/2008 10.40
Ciao Bernardo,
bello anche questo racconto. Qui la brevita' non mi pare un difetto, anzi. La figura del dito mozzato e dell'anello messo in tasca e' molto evocativa, e sei riuscito a renderla in maniera "neutrale", senza esprimere giudizi, facendocela sembrare come la cosa piu' naturale del mondo.
Grazie per avercelo fatto leggere :)

Re: Sul molo una sera    By emmaus 2007 on 21/01/2008 13.59
Mi associo ai complimenti. Ben scritto!


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