Sentì che arrivava ancor prima di
vederlo.
Sapeva che era giunto il momento.
Dopotutto non si poteva scappare
alla propria natura; non aveva mai creduto alla favola dell’essere padroni del
proprio destino e della propria vita.
Era nata kamikaze e sarebbe morta
kamikaze, come prima di lei aveva fatto sua madre.
Non conosceva altro modo per
proteggere ciò che amava.
Poteva solo attaccare e morire.
Qualcuno avrebbe odiato il suo
corpo sventrato e dilaniato per il dolore che avrebbe causato, ma nessuno
avrebbe capito fino in fondo il perché di un gesto tanto estremo.
Non conosceva altra via.
Non poteva fuggire e, anche se
avesse avuto tale opportunità, non lo avrebbe fatto.
Troppi contavano su di lei.
Troppi avrebbero continuato a
vivere grazie al suo sacrificio.
Non c’era spazio per i
ripensamenti, per gli egoismi: avrebbe dato la sua vita per proteggere ciò che
amava e questo le bastava.
Credeva fortemente in ciò che
faceva.
Respirò a fondo.
Ora lo vedeva.
Si avvicinava pericolosamente.
Un sorriso cattivo stampato sul
volto.
C’era un solo modo per fermarlo.
Diede un ultima occhiata a ciò
che stava per lasciare.
Il prato era di un verde talmente
intenso da sembrare innaturale; i fiori emergevano, aperti e colorati, tra i
ciuffi d’erba e i cespugli carichi di bacche.
Alla sua destra si ergeva, fiera
e maestosa, una vecchia quercia, e lì dietro, nascosta alla vista dei più si
trovava la sua casa.
In lontananza poteva vedere i
profili di una civiltà che non capiva e non accettava, che la costringeva a
combattere, che li faceva morire giorno dopo giorno senza nemmeno rendersene
conto.
Le si strinse il cuore, ma sapeva
che non poteva tirarsi indietro.
Lo faceva per la sua famiglia,
per la sua casa, per il suo popolo.
Finché ci fossero state kamikaze
che come lei perdevano la vita per gli altri, quel piccolo angolo di paradiso
sarebbe stato al sicuro.
Se fosse stata capace di piangere
lo avrebbe fatto in quel momento.
Era ora; ormai era vicino.
Partì all’attacco.
…
“Ahi” gridò il bambino sorpreso,
mentre grandi lacrimoni gli nascevano ai lati degli occhi.
“Che succede?!” domandò la madre,
chinandosi al suo fianco.
Il bambino stese il braccio:
proprio vicino al polso pulsava una grande bolla rossa.
“Non è niente” sorrise la madre
“Ti ha solo punto un’ape”