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MinimizeRoccia per Roccia
 
   
Location: BlogsLe Leggende e i PoemiRacconti Brevi    
Posted by: Gael 31/01/2008
Aspra e dura. Dura ed aspra. Non vi sono molti aggettivi per descrivere Alkerian. Dura ed aspra. Una terra da evitare. Una terra da temere. Una terra che chiunque abbia buon senso e rispetto per la vita evita e teme, con rigoroso rispetto. Una sacralità che è dovuta a questa terra. Gli elementi atmosferici sono gli unici passeggeri, che senza timore osano avventurarsi nei tersi cieli di Alkerian. Da tempi antichi fu chiamata terra della roccia. Roccia e pietra. Per la precisione le rocce e le pietre più dure, coriacee, resistenti, dannatamente cristalline che esistano. Alcune di questa pietra sono chiamate con nomi altisonanti, latineggianti, comandati a bacchetta agli scolari di polverose scuole, e ricordati unicamente da altrettanto polverosi Magister. Granitus egesesti, scisto compositum, lavicum detriti. Alcuni di questi risultano impronunciabili. Altri sono poco conosciuti. Altri ancora mai visti. In questa terra circolano strane dicerie, voci senza fondamenti scientifici, leggende di tempi morti e sepolti, che come scheletri spuntano con le loro biancastre ossa fuori dalla nuda terra. Voci di pietre mortali. Pietre che uccidono. Pietre addirittura che odiano, incutono timore. Nessuno stupore nel sentirsi raccontare di notti tenebrose, passate in compagnia di mercanti nomadi, nelle lande desolate di Alkerian. Ombre prodotte dal riflesso della Luna sui macigni in sovrabbondanza, miracoli di ottica che prendono vita. Ma fino a che punto un'ombra davvero è frutto dell'immaginazione fervida di uno stanco viandante ebbro di vino, e non l'inatteso evento tanto miracolato dalle storie dei vecchi intorno al fuoco? Alcuni li chiamano rocce. Altri li chiamano pietre. Taluni preferiscono non pensarci. Coloro che sopravvivono, tendono a chiamarli Golem. E sono davvero pochi coloro che riescono ad fregiarsi di questa parola. Pochi coloro che possono dire di aver visto, di aver sperimentato il vero terrore di veder qualcosa di mai vivo prendere vita. Finché una cosa rimane morta, c'è sempre il timore che possa ritornare al suo precedente status, per questo esistono sepolture ed esorcismi. Ma ciò che mai è vivo, dovrebbe rimanere tale. Le pietre amano sovvertire il naturale ordine delle cose. Non esiste una natura ferma, fissa. Le pietre non seguono il corso della corrente, perché la corrente non le trascina dove desiderano recarsi. Le pietre quindi mettono gambe, braccia e volto, scrutano nella notte, attendono. Attendono perché hanno fame. Anche le pietre mangiano. Essendosi elevati dal rango di oggetti cristallini, rigorosamente prive di sentimenti, moti o pensieri, ad entità sopraelevate, ne vivi ne morti, ma solo vivi per sempre, tendono ad approfittare troppo di questa nuova situazione. Rocce, sassi, macigni e massi divengono aggressivi, vogliono nutrirsi, poiché la fame li assale, sentono i morsi di un desiderio sopito da millenni. Perché le pietre sono assai antiche. E vivendo non perdono nulla della loro saggezza, smarrita in menti che non potevano ragionare. Pietre pensanti, affamate, desiderose di cibo. E viandanti sperduti ed impauriti. Non c'è da essere grandi studiosi per capire il termine di questa equazione. Ovviamente i viandanti hanno imparato. Non si vede molta gente passare per questa terra. Preferibili altri più salutari percorsi. Nelle scuole ora i maestri previdenti insegnano ai loro giovani virgulti i pericoli di Alkerian. Quando si osservano i crinali di quell'altipiano desolato, a volte si notano piccole frane, smottamenti nella parete scoscesa. Null'altro che una nuova nascita, l'ennesima creatura silicea che viene al mondo, per quale miracolo o infamia non si può sapere. Esso è destinato a martoriare la sua terra, per fortuna non altre. Infatti i Golem, sono creature piuttosto sedentarie. E pazienti. Molto pazienti. In grado di attendere per anni che un malcapitato, ingannato da un cartografo sulla via più breve per giungere al di là di Alkerian, oppure affamato di gloria e fortuna per aver compiuto una tanto pericolosa traversata, giunga ai suoi piedi senza nemmeno accorgersi. Chi mai sospetterebbe di quell'innocuo masso che resta poggiato ad una albero, o sdraiato privo di vita e conseguente movimento vicino ad una pozzanghera fangosa? Nessuno. Chi sopravvive ad Alkerian? Sempre nessuno. Ultimamente pochi, forse scoraggiati da severissimi insegnamenti, o solo per il buon senso dell'umana mente, osano avventurarsi laggiù. Una volta soltanto ogni dieci anni, quando la pioggia irrompe in quella terra, gli uomini si avventurano, quando l'eventuale acquazzone sia terminato. La pioggia che tanto attende di cadere, diviene pesante come piombo, dura come schegge di diamante, violenta come il fulmine che l'accompagna. Si interseca sul terreno, non risparmia nulla e nessuno. Ma d'altronde, chi mai potrebbe esserci in quella desolazione? Chi mai sarebbe così sciocco da viverci, così duro e temprato da potervi dimorare? Nessuno, tranne rocce, sassi e pietre. Le stesse che la pioggia velocemente trasporta nei torrenti temporanei che si creano nei corsi asciutti, la stessa pietra disintegrata sotto il tocco violento di gocce potenti, scaraventate dalle cataratte del cielo. E per qualche tempo, la roccia decide di tacere, di vivere la sua vita immobile, polvere o macigno che sia. Acqua per acqua, per un brevissimo periodo, non altro in Alkerian, terra dura e aspra.
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Comments (2)   Add Comment
Re: Roccia per Roccia    By Andrea on 04/02/2008
Bella l'atmosfera, e il fatto che non accada nulla. Protagonista e' la descrizione dell'ambiente, che risutla quanto mai suggestivo. C'e' qualche angolo da smussare nello stile, che a volte non scorre fluidamente come potrebbe.
Grazie per avercelo fatto leggere :)

Re: Roccia per Roccia    By Gael on 04/02/2008
Grazie a te per il commento. In effetti non avevo una storia, avevo solo un luogo. Ho fatto ciò che mi sentivo di fare :)


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