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MinimizeGli Dei Mortali
 
   
Location: BlogsLe Leggende e i PoemiRacconti Brevi    
Posted by: Gael 31/01/2008
In quella taverna si erano incontrati solo per caso, anzi, per un incidente, un piatto di zuppa rovesciato sul mantello del nobile Sire, calmato solo quando il cantastorie pagò cinque monete di rame per la macchia, salvando il vecchio mendicante dalla gogna. Quelle monete servivano per la cena di Olir, e ora avrebbero pagato un sarto ad un Lord colmo di ricchezze. Così erano rimasti su quel tavolo, dividendosi una fiaschetta di vino speziato e un tozzo di pane, discutendo delle proprie sventure, e chi più chi meno rallegrandosi di essere vivi, liberi e in salute. Quando uscirono dalla taverna il Sole splendeva alto e forte, riscaldando il capo scoperto del mendicante, e molti falchi volavano veloci come frecce. Una grande sagra era in atto quel giorno, una gara di caccia e giochi di abilità, a cui erano pervenuti i migliori cavalieri con il loro seguito da ogni parte della regione. L’ingresso era libero, ma per avere il diritto di osservare le numerose prove e gli spettacoli si doveva essere nobili oppure versare una moneta d’argento. Inutile sprecare quindi denaro epr osservare quei bellimbusti stupire la folla con la loro abilità e forza. L’unico cruccio di Olir era il fato di non poter incontrare i suoi colleghi cantastorie, con i quali scambiare vicende, eventi e racconti, per aver quindi l’occasione di ampliare la propria conoscenza, e implicitamente le monete che sarebbero cadute dalle mani dei ricchi ascoltatori. Mentre pensava ciò, il mendicante notò la mesta espressione del suo salvatore, quindi con voce calma e cortese, per nulla associabile al suo aspetto povero e malandato: “Ti vedo triste, i tuoi occhi sono velati e non possono vedere questa magnifica giornata e tutti i falchi saettanti nell’aere”. Stupito da quella voce Olir intraprese un interessante discorso con quell’uomo logorato dall’età, ma con occhi brillanti come due zaffiri purissimi. “Sono proprio quei falchi a darmi tristezza, poiché essi simboleggiano ciò che non avrò mai” “Parli forse della loro libertà?” “No, non avevo pensato a quella, io intendevo la ricchezza che simboleggiano, non nobile, ma di certo vitale; quante storie, quanti racconti non conoscerò mai” “Se solo un racconto è il problema, io ne conosco uno che nessun’altro potrà dir di averlo udito, per gli Dei mortali!” “Perché citi gli Dei che non sono più, perché richiami i loro nomi alla memoria?” Da molto tempo Olir non udiva più il nome di quegli Dei, l’ultima volta quando era ancora un ragazzo. Ricordava che dagli antichi templi si dipanarono terribili urla, erano usciti i sacerdoti, posseduti da entità divine, che annunciando la loro fine, per un’ultima volta diedero sollievo ai malanni e alle pene degli uomini. Quindi svanirono per sempre, il culto venne abbandonato, e sui templi, lunghi tralci di edera e gelsomino ricoprirono le mura decorandole a festa in primavera, e proteggendole dal gelo in inverno. “Perché quando giunse la fine, non per questo si smarrisce il ricordo” “Voi li rammentate, ricordate quegli Dei che ci hanno abbandonato?” “Sì, li ricordo, anche troppo bene, ma non hanno mai abbandonato nessuno. Forse quando un padre abbandona il figlio alla fine della sua vita, questo è da condannare? Anche gli Dei perirono” “Credevo che mortali fossero solo titolo simbolico” “Anche gli Dei nacquero, e ciò che nasce muore infine” “Erano buoni questi Dei?” “Alcuni, altri meno, e ancora altri per nulla, ma tutti soffrivano per gli uomini, a volte intervenivano, perciò venne istituito il culto, costruiti templi, istruiti i sacerdoti” “Dicono che siano spariti solo per paura, perchè oppressi dal loro stesso lavoro, poiché le stesse terre da loro governate li resero schiavi di loro stessi” “Essi morirono per cedere il passo ad altri, numerosi altri che già esistevano, esseri dal nome di Dei, ma che non Dei dividevano solo la fama”. Erano giunti ad un bivio, che si dipartiva in due rami. Il primo portava al porto del villaggio, l’altro attraversava la steppa giungendo poi alla Capitale. Persino da quel bivio si poteva osservare la grande Cupola Astrale, da cui venivano osservati pianeti e costellazioni, e si cercava di interpretare il fato. “Osserva la Cupola, dopo molti anni dalla sparizione degli Dei, ancora oggi adorate le loro opere, non adorate loro ma i loro spiriti”. Fino al raggiungimento del porto Olir rimase in silenzio, ascoltando il racconto del misero, cercando di apprendere quanto più poteva. Ad un tratto gli sembrò che lo stesso vento portasse le parole della storia e che le lontane onde del mare si intrecciassero per formare un discorso di remoti tempi. Giunsero infine a quel porto, di fronte al mare leggermente mosso dalla brezza. Perché si fossero recati laggiù non lo sapeva Olir, ma lo sguardo del vecchio gli diede forza e fiducia, lo indusse a versare lacrime nel mare, donando una parte del suo spirito a quel grande padre. “Ti è piaciuta la storia Olir?” “La rammenterò per tutta la mia vita, rammenterò di come gli Dei vissero, e di come tutti perirono…” “Tutti? Chi ha parlato di tutti?” “Ve ne sono ancora in vita?” “ Ve ne sono ancora, ma vivi non sono mai stati, ciò che vive muore, ed essi non morirono mai, ne mai morranno!” “ E dove sono ora questi Dei?” “Sono dove il cielo si stacca dal suolo, o dove il mare di dipana dalla terra, dove il vento porto dolci parole, dove il cuore potrà ascoltarle…”. Olir fissava lontano il mar,e ma a quelle parole si voltò verso il mendicante dicendo: “Ma tu chi…”. Quelle parole si unirono a quelle del vento, e dove prima il mendicante parlava, ora solo aria marcava quel luogo. Come molto tempo addietro si usava fare, Olir portò le braccia dietro al petto, per onorare quegli Dei scomparsi, quegli Dei che sono e saranno. “Di grazia, ora di racconti da cantare ne avrò parecchi, e se dovessi scordarli, credo che ascolterò semplicemente il vento…” disse sommessamente, e con un lieve sorriso si diresse verso il villaggio da cui era partito ascoltando l’eterno ed immortale storia del vecchio mendicante, il cui ruolo nel mondo ancora non era finito.
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Comments (4)   Add Comment
Re: Gli Dei Mortali    By Andrea on 04/02/2008
Ma guarda chi si rivede!! Ciao Gael, e' sempre un piacere rileggerti.
I tuoi racconti sono sempre suggestivi nella trama, forse un po' forzato lo stile, e qualche errore probabilmente di battitura, ma tuttosommato una lettura piacevole :)

Re: Gli Dei Mortali    By Gael on 04/02/2008
Ringrazio, ho avuto molta difficoltà con questo testo purtroppo...bloccarsi a metà e perdere l'idea per un momento può risultare sconvolgente...non uno dei miei lavori migliori...

Re: Gli Dei Mortali    By Chris84 on 09/02/2008
Mi è piaciuto l'accenno alla taverna ed alla sagra, e tutto il tono meditativo della seconda parte del racconto....Bello!

Re: Gli Dei Mortali    By Gael on 10/02/2008
Molto gentile :)


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