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MinimizeL'Inseguimento
 
   
Location: BlogsLe Leggende e i PoemiRacconti Brevi    
Posted by: Gael 17/12/2006
Stavo correndo oramai da due ore, senza alcuna sosta per ristabilire il mio esaurito fiato, o per riposare le doloranti membra, i muscoli tesi che domandavano pietà ad ogni nuovo passo. Eppure non potevo di certo arrestare la mia corsa, nemmeno per un secondo, e nessun metro di polverosa terra potevo perdere tra me e lui. Non so perché mi stesse inseguendo, non l’ho mai saputo. Vedevo la sua nera figura solamente quando i pallidi raggi dell’astro notturno illuminavano la via che velocemente percorrevo. Di certo era un uomo, della mia specie, ma dal corpo massiccio, non esile figura bensì imponente sagoma di vita. Sentivo il suo immorale passo, che seguiva il mio ritmo e il battito del mio cuore. Chissà se egli poteva sentirlo, mentre mi dava le ultime energie dopo ulteriore sforzo. Un uomo, ma non di questo mondo, che mai aveva varcato il portale per queste terre. Non si sentiva alcuna voce, ne sussurro, ne sospiro, ne afflato di vita che si dipartisse dalla sua bocca silenziosa. Non cercava di richiamare la mia attenzione, non mi atterriva con minacce o grida. Pareva che mai egli fosse esausto, ad ogni passo nuova possanza liberava il suo corpo agli arti, e il mio passo doveva aumentare per non essere raggiunto. Sentivo ormai il sapore del sangue in gola, occhi rigonfi di lacrimi impassibili, ogni muscolo bruciava, e trovava il poco sollievo unicamente nel momento in cui si rilassava prima del nuovo colpo, la testa pulsava, non avvertito il peso degli arti quando erano in aria, ma subito a terra si tramutavano in piombo sempre più greve da alzare. E lui mi teneva testa, sempre silenzioso, impassibile automa, mentre un freddo vento invernale spazzava il cammino, conducendo foglie e polvere in qualche remota sponda. Quale macigno si poneva nel mio stanco cuore, quale rete lo avviluppava dolorosamente, quale speranza oramai fallita? Cercavo di fuggire o volevo solo osservare il mio predatore, sfidarlo per rendere più astrusa la fine? Oppure era lui a giocare con la mia vita, a sfiancarmi, dandomi l’illusione di una possibile quanto lontana salvezza? Ero veramente la preda, ed egli mi cacciava, quello era lo scopo della sua vita, il suo fine ultimo, e lui avrebbe vinto infine. Altro vento, e le nubi si scostarono del tutto, e vidi pienamente il suo corpo oscuro, vidi la sua forma aumentare il passo man mano che io lo aumentavo. Non vidi i suoi occhi, ne il brillare di iridi nella notte, quasi come un cieco animale mi rintracciasse con rumore ritmico dei miei passi. Quindi improvvisamente arrestai la corsa, convinto di aver trovato il modo di riportare alla mia dimora la vita. Ed egli si arrestò, immobile quanto io lo ero, e benché non lo vidi bene, giacchè non osavo fissare la sua immagine, pareva stesse cercando la mia posizione. Allora mossi un passo, delicato, posando il piede ove nessun sasso e nessuna foglia potessero provocare un qualsivoglia scricchiolio. Quindi ne mossi un altro, e un altro ancora sino a precorrere qualche decina di metri. Mi voltai, e inorridito osservai l’inquietante spettacolo che si parava alle mie spalle. Quale demone aveva deciso quella notte di render folle il mio intelletto, quale creatura del Tartaro si prendeva gioco della mi ragione? Voleva prendermi vivo, voleva torturare i miei sensi crudelmente portandomi alla pura inesistenza d’animo, spurgando il mio corpo dall’ultima scintilla di ragione. Era sempre molto vicino a me, ma non mi avrebbe mai avuto, non gli avrei dato la possibilità di avere la mia vita, mai sarebbe accaduto. Estrassi il rilucente pugnale che pendeva alla mia cintola, lo avvicinai alla mia gola, e lo premetti lentamente, lasciandolo scorrere, fino a che sentii il sangue colare dalla ferita, mentre il respiro si affievoliva. Mi voltai, ora spavaldo, con un perfido e vittorioso sorriso sulle labbra, che in breve attimo si spense, quando con i miei occhi stanchi e vacui, fissai il mio inseguitore. E le mie iridi videro solo la mia stessa ombra, che lentamente si accasciava al suolo, fissa la muro, sotto i pallidi raggi della Luna.


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Comments (5)   Add Comment
Re: L'Inseguimento    By Andrea on 18/12/2006
Ehila' Gael, e' un piacere rileggerti :)
Non c'e' che dire, la storia e' suggestiva, e ricorda molto diversi racconti di Poe, ma anche qualche atmosfera di Lovecraft. Divertentissimo il finale...
Grazie per avercelo fatto leggere.

Re: L'Inseguimento    By nihil on 19/12/2006
ottima fuga da sè stessi con soluzione finale tesa ad essere padrona del proprio destino. In verità anche a me quella cosa nera che ti segue ovunque mi dà un poco di fastidio, N.

Re: L'Inseguimento    By Gael on 19/12/2006
eheh, sì, in effeti Lovecraft è uno dei miei preferiti...nella maggiorparte dei miei racconti mi influenza...

Re: L'Inseguimento    By fabio on 20/12/2006
L'inseguimento è ben fatto, nulla da eccepire. Per quanto riguarda il finale mi aspettavo qualcosa di diverso, magrai un'orrenda creatura! Si, ci sei riuscito, mi hai spiazzato. ^_^

Re: L'Inseguimento    By Chris84 on 10/01/2008
Bello & significativo!! W Allan Poe!


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