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MinimizeLa Signora di nebbia
 
   
Location: BlogsLe Leggende e i PoemiRacconti Brevi    
Posted by: Gael 04/02/2008
“Piove”
“Ho notato, grazie”
“Nulla”
“Quanto credi ci metterà questa volta?”
“Al solito...pochi minuti...interminabili...”
“Allora dovrebbe arrivare”
“Già”
Di certo non erano due grandi conversatori le guardie personali della Signora. Quella donna che aveva un fascino indistinto, e grazie a d esso era in grado di ammaliare con lo sguardo, di stregare con i suoi occhi pallidi eppur vivissimi, risplendenti di una luce stellare. Quella sera pioveva, come oramai da tre giorni a questa parte, ma almeno il gelido vento aveva terminato di soffiare, mentre le tetre nuvole ricoprivano ancora l’intera regione occidentale, sino alle sponde del mare, dove la burrasca era sempre pronta ad accogliere naviganti solitari. Le due guardie osservavano frementi l’immenso portone bronzeo che sbarrava la loro visto a quel luogo in cui la loro Signore era voluta pervenire, da un anno a questa parte con grande fretta. I molti lo ritenevano un cimitero, atto solamente a contenere i resti mortali dei poveri abitanti delle zone, ma per l’occhio acuto di pochi, quello era un luogo dove molti meravigliosi presagi potevano essere assorbiti e tratti a proprio vantaggio. La Signora in particolare aveva ottime percezioni sensoriali, e un loco di tale potere non le sfuggì, ma ben più di semplici presagi di gloria o ricchezza riuscì a trovarvi. Una voce delicata filtrava dallo spesso muro che divideva l’interno del camposanto e la strada sterrata che portava alla cittadella vicina, ove la legge di quelle terre veniva amministrata. Ma di santo quel luogo da tempo aveva perduto tutto, dopo le frequenti visite della misteriosa donna, che aveva bisogno di due forzuti energumeni per farsi proteggere. Un segreto immenso si celava tra quelle lapidi, e ogni visita il mistero si dissolveva, e il fato veniva svelato a poco a poco. Una figura si stagliava vicino alla donna, incappucciata come fosse un monaco eremita, piedi nudi, voce sottile e indecifrabile da più di tre metri. Se non fosse stato per gli sbuffi di vapore che provenivano dalla sua eventuale bocca, si sarebbe potuto scambiare per un’ombra immateriale, forse un ricordo di tempi antichi, uno spirito delle leggende narrate dai vecchi cantastorie intorno ai fuochi. Ciò che si stavano dicendo non era conoscibile da nessuna delle due guardie, giacchè i loro toni vocali erano esageratamente bassi e gutturali e la lingua parlata talmente remota nel tempo che era impossibile decifrare i loro discorsi. Dopo qualche minuto però la conversazione terminò, la danna alzò il suo mantello di seta delicato e oramai tutto inzuppato sulla testa, si voltò e ritornò di gran fretta, ma con passo estatico oltre le mura di quel camposanto, quindi salì aiutata da una guardia sulla carrozza personale, mentre l’altra si sistemò per condurre il veicolo. Tarda notte ormai, e i cavalli si arrestarono di fronte ad una magione tetra e scarsamente illuminata, ove la donna risiedeva quando non era impegnata nei suoi bizzarri incontri spettrali. Del resto anche quella casa rispecchiava il suo animo, decrepita e malconcia, pronta a crollare al minimo segno di un forte vento, ma mai in molti secoli aveva avuto cedimenti. Scesa dalla carrozza, si tolse il velo bagnato dal volto, e prese a salire con insolita calma gli scalini della sua dimora, uno ad uno, e parve un’infinita scalata a coloro che la osservavano dall’esterno di altre case più piccole e distanziate dalla sua. Arrivata alla porta con una della sue mani ossute ma perfette aprì l’uscio, entrando e richiudendo la porta dietro di se, lasciando come di consuetudine le guardie all’esterno, sotto un piccolo riparo che si erano dovute costruire per non gelare di freddo l’inverno. Ma quella notte non era come tutte le altre. Quella notte la donna aveva scordato di richiudere la porta a chiave, e peggio ancora non aveva posto alcun sigillo su quella maniglia di ferro bronzato. Ed era destino che accadesse proprio quella notte. Verso le due del mattino, quando da tempo la donna si era spogliata, e con una camicia da notte sempre di sete, come la metà dei suoi abiti, anche invernali, si era messa a letto, assopendosi in pochi minuti. Un vento gelido penetrò dalla piccola toppa per la chiave, e mentre passava, la serratura scattò, ma la porta non si aprì. Fogli sparsi per terra frusciavano e si sollevavano mentre quel vento bizzarro percorreva le scale sino a giungere di fronte alla porta spalancata della camera da letto della donna. Entrò nella stanza, e fece rabbrividire quella signora che del freddo non aveva mai temuto. Proprio per questa sensazione nuova e raramente provata si risvegliò, si alzò assonnata in piedi, ma con gli occhi perfettamente spalancati, scrutando l’oscurità con vivido terrore negli occhi. Il giorno dopo ritornò nuovamente a quel vecchio camposanto, e come di consuetudine le guardie del corpo non lasciavano che nessuno si avvicinasse a lei, nemmeno alcuni che sostenevano di essere amici o parenti di vecchia data, dato cha la donna non riconosceva mai nessuno. Spalancò le porte del cimitero con estrema facilità, come fa il vento con le finestre mal richiuse, e si diresse verso una statua che si intravedeva nell’ombra. Recitando poche parole concise e misteriose, si inchinò tre volte, ma nulla accadde. Una volta che si rialzò una mano fredda e impalpabile si posò sulla sua spalla lievemente, ma la sensazione che le derivò fu un dolore tremendo, come se le avessero scaraventato contro un ferro ardente proprio in quel punto. “Non hai svolto il tuo compito...sarai punita se non lo porterai a termine...avevamo detto che dovevi prenderne altri due, e invece hai portato solo quei miseri quattro...e di basso spirito per di più...la punizione si avvicina per te, se non svolgerai il compito...hai fino alla seconda luna...” disse la figura a cui apparteneva la mano, lo stesso incappucciato del giorno precedente, mentre stava scomparendo come se stesse divenendo rarefatto, un sottile vento si levò e fece rabbrividire nuovamente la donna, che con veloce passo non si diresse verso la carrozza ma verso il villaggio vicino. Tutto a piedi percorse il tragitto, un piccolo sentiero sterrato, sul quale le sue calzature eleganti si rovinarono, e i lembi della sua veste i imbrattarono di freddo fango. Arrivata al villaggio osservò in un angolo coloro che passavano, genti delle più disparate, cercando la sua preda. No, i contadini non andavano bene, le mogli neppure, bambini ne avevano abbastanza, e artigiani non valevano nulla...sarebbe servito perlomeno un incantatore abbastanza potente da coprire due unità. E lo vide infine, mentre ad un bancale osservava antichi libri rilegati, mentre passava il suo sguardo al bancone accanto, ove comprò cibarie delle più disparate, e mentre prendeva dalla tasca monete d’oro puro per pagare, segno di una certa benestanza, se non ricchezza. Doveva quindi essere un mago di corte al servizio del sovrano, poiché solo di quella classe avevano così molto denaro, e di certo non era un commediante o un millantatore. Lo seguì sino a casa, e una volta calate le tenebre, assicurandosi che nessuno vedesse il suo ingresso nella dimora, bussò delicatamente, coprendosi il volto, e attendendo. Poco dopo, una luce si accese, fioco, meglio del previsto, e i passi dello stregone risuonarono sino alla porta, ove essa fu aperta, mentre la donna velocemente entrava nella dimora, posizionandosi di fronte al mago, ma dalla parte opposta della stanza. La porta venne richiusa senza troppi timori, mentre la voce imperiosa dell’incantatore risuonò nella piccola stanza d’ingresso: “Vogliate scusarmi, ma dopo quest’intrusione, vorreste almeno dirmi il vostro nome, e scoprire il vostro delicato volto Lady...?”. Non tanto la risposta quanto lo scoprirsi il volto colpì il mago, lasciandolo come se da solo si fosse colpito con un incantesimo pietrificante. “Non ho nome...e il mio volto non ha significato” disse, quindi togliendo il copricapo in seta bianca. Dopo il primo momento di stupore il mago si riprese e la sua immagine tornò con una parvenza serafica, mentre la sua voce tradiva in lui gioia e dolore al medesimo tempo: “Lia...Lia...tu...sei tornata...ma non sei più tu Lia...non sei più tu...dopo che facesti quel patto...sei venuta a prendere anche me vero? Ai tuoi “amici” serve anche la mia di anima? Non bastava quella dei nostri due fratelli, di nostra madre e di tutti quegli innocenti paesani che vennero in mio soccorso e a cui io devo la vita? Ho studiato i testi arcani sol per attendere questo giorno...il giorno in cui mia sorella fosse ritornata, e avrei potuto curare il suo male...o porre fine ad esso, vendicando tutti i miei cari...perchè...perchè...ti sei protratta a quelle forze...l’amore può davvero rendere così folle una donna? Per quell’uomo tu hai fatto questo? E cosa hai guadagnato? Sei passata da una schiavitù ad un’altra! Sciocca!” disse, in un crescendo di strepiti, mentre la luce dapprima fioca iniziava ad essere abbacinante. Le candele però vennero smorzate da una strana umidità, che pareva pervadere il corpo della donna, mentre essa si avvicinava, come se non avesse sentito nessuno dei commenti dell’uomo, e come se non avesse nemmeno osservato un ritratto appeso alla parete, in cui una giovane fanciulla posava sorridente, e i sui lineamenti erano i medesimi della signora, i capelli un tempo biondi come le giovani messi ora argentei, gli occhi vitrei un tempo verdi smeraldo, e il colorito rosato e dolce ora pallido e slavato. Ma in fondo era passato molto tempo, e un cero esercizio di magia poteva trasformare una dolce e leggiadra fanciulla in un’asservita entità maligna. In ogni caso lo stregone sapeva esattamente cosa fare, si era preparato con i migliori maestri per anni e anni in caso di un ritorno della sorella Lia, o almeno di quella che lo era stato un tempo. Brandendo un grosso scettro di legno intagliato con motivi bizzarri e grossolani, invocò una miriade di divinità prima che l’effetto desiderato si mostrasse, e un dolce vento iniziasse a soffiare nella stanza senza una fonte, apparve dal nulla e si scatenò contro la donna, bloccando i suoi movimenti, costringendola in un angolo buio della stanza, mentre riprendeva le forze. “Lia...senti la mia voce...ricorda il tuo passato...ritorna a prima sorella...ritorna alla vita...” disse con voce ora dolce il mago, mentre una lacrima da molti anni mantenuta negli occhi della donna ora si liberava, lasciando che l’antico colore verde riprendesse il sopravvento, ma nello stesso momento dalla porta un vento turbinoso fece il suo ingresso, e liberò nell’aria una tale umidità che gli occhi della signora subito dopo ritornarono velati e grigiastri. La stessa voce del cimitero parlò, senza corpo, come se provenisse da quella strana nebbia che si era infiltrata nella stanza, e il mago venne ridotto ai minimi termini, attonito osservando la scena: “Hai fallito ancora una volta Signora di nebbia...hai fallito e la punizione ora è giunta...non fallirai mai più...” parlò cavernosa la voce, dopodichè un immenso vento colpì il corpo scosso da brividi della dama, sollevandola dal suo angolo e trasportandola nel centro della stanza. E mano a mano che il vento si alzava, il suo corpo si faceva impalpabile, sottile e rarefatto, come una nebbia smossa dai refoli di zefiro e di tramontana. Divenne sempre più sottile, sempre più invisibile, fino a che un ultimo boato si sprigionò, il vento cessò, mentre i vestiti delicati di seta caddero a terra, privi di portatore, e si depositarono sul pavimento ligneo della dimora. Poi la porta si richiuse, e l’unico rumore che si udì fu quello di un sommesso pianto, e del fruscio di mani che accarezzavano la bianca immobile seta.
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Comments (6)   Add Comment
Re: La Signora di nebbia    By Andrea on 04/02/2008
Bella l'immagine della donna fatta di nebbia...
Grazie per avercelo fatto leggere :)

Re: La Signora di nebbia    By Gael on 04/02/2008
Uno dei primi lavori realizzati dalla mia mente...grazie a te per averlo letto :)

Re: La Signora di nebbia    By mattiekian on 06/02/2008
bello il racconto...a me ha messo addosso un po' di tristezza

Re: La Signora di nebbia    By Gael on 06/02/2008
Sì...tutto è possibile in questo tipo di narrazione...

Re: La Signora di nebbia    By Chris84 on 09/02/2008
Mi è piaciuto davvero, bella l'ambientazione e anche i personaggi!

Re: La Signora di nebbia    By Gael on 10/02/2008
Ti ringrazio, felice che sia piaciuto :)


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