Caddi, “come corpo morto cade”, i cespugli attutirono
l’urto probabilmente, quando ripresi conoscenza ero in ospedale, piantonato e
legato. Solo dopo un poco mi resi conto che non ero legato, ero paralizzato
completamente, potevo solo muovere gli occhi e battere le palpebre, rimasi in
quelle condizioni per vari giorni mentre venivo sottoposto a vari esami.
Sentivo i medici consultarsi al mio capezzale come se io non potessi sentirli
propendevano per una paralisi psicosomatica visti i risultati negativi della
tac al cranio quando cominciai a sentire dei movimenti nell’addome accompagnati
da dolori pungenti, cercai di muovere le pupille per attirare l’attenzione,
fino a che finalmente lo notarono e mi fecero domande a cui mi chiesero di
rispondere muovendo gli occhi a destra o a sinistra.
Furono ore di angoscia e di frustrazione, volevo
comunicare loro gli strani dolori al ventre, oramai sentivo muoversi qualcosa
sotto la pelle, i dolori erano via via più intensi, avevo la sensazione di
essere divorato dall’interno.
Finalmente riuscii a attirare la loro attenzione
sull’addome e dopo un esame obiettivo mi prescrissero una radiografia,
decidendo che me la avrebbero fatta il giorno seguente, oramai il radiologo era
andato a casa e io non sembravo grave.
A quel punto la mia disperazione dovette trasparire dal
mio sguardo però e visto che si potevano percepire anche dei movimenti, poco
sotto la pelle dell’addome, decisero di chiamare il radiologo di turno e di
farmi una tac. L’attesa del medico e del tecnico nel seminterrato, anche se ero
circondato dai due piantoni e da vari infermieri, mi parve interminabile. Visti
i risultati dell’esame mi dissero che mi avrebbero operato e mi portarono in
sala operatoria senza perdere tempo, la peculiarità del mio caso doveva essere
estrema: a operarmi arrivò il primario vestito da sera.
Mi dissero poi che appena mi ebbero aperto e asportato
delle specie di bruchi, che mi stavano divorando i tessuti grassi dell’addome,
si era sentito un forte terremoto e uno schiocco, nell’aria sopra di me era
comparsa la punta di una specie di enorme pinzetta e aveva preso il vassoio di
acciaio in cui il chirurgo aveva depositato le larve estratte dal mio corpo ed
era subito scomparsa tra lo svenire della passaferri e l’infarto
dell’anestesista.
In qualche modo mi avevano ricucito e assistito
l’anestesista.
Ora hanno archiviato gli omicidi senza nessuna spiegazione
e io sono libero, mi sono trasferito in Groenlandia e mi mantengo curando una
stazione meteorologica, qualcuno mi chiede se non mi annoio in questo deserto
di neve senza una pianta, un fiore o un insetto ma io dico che ho una forte
allergia a tutti i pollini.