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MinimizeNontiscordardimè
 
   
Location: BlogsI racconti di Mattie    
Posted by: mattiekian 15/02/2008 18.12

Il rumore dei suoi passi risuonava cupo lungo la strada semivuota. Il vento le scompigliava i lunghi capelli castani, malamente tenuti fermi con un fermaglio porpora.
Lavinia sospirò: era tornata a casa!
Si fermò all’angolo della strada e sollevò lo sguardo: maestoso e nobile si ergeva davanti a lei il Colosseo.
Il sole stava tramontando avvolgendolo di meravigliose fiamme.
Lo spettacolo le tolse il respiro.
Si sedette, ispirando a pieni polmoni la storia.
Un gruppo di ragazzini passò davanti a lei correndo, strappandole un mezzo sorriso.
Quando aveva lasciato Roma aveva suppergiù la loro età.
Lavinia chiuse gli occhi e le sembrò di tornare indietro nel tempo, al giorno in cui aveva dovuto lasciare la sua casa, i suoi amici, la sua città per seguire suo padre.
Lavinia storse il naso…se solo avesse saputo, se solo avesse immaginato…
“Io non voglio partire” aveva piagnucolato quella mattina.
“Lavinia è per una giusta casa…lo sai che sono un ambasciatore, non posso tirarmi indietro…vedrai l’Egitto ti piacerà!”
Ed era vero: l’Egitto le era piaciuto, enormemente, ma non era la stessa cosa…non aveva sgranato gli occhi davanti alle sue meraviglie, non le era battuto così forte il cuore da farle male, non era rimasta incantata da tanta bellezza da mettersi a piangere dalla gioia…
“Roma” sussurrò il nome della sua città a mezza voce, assaporandolo, gustandolo come il nome di un amore perduto per troppo tempo e finalmente ritrovato.
Si alzò e cominciò a passeggiare lungo i Fori Imperiali: non c’era più nessuno in giro…solo lei e una splendida luna vestita di vaporose nubi e spicchi di stelle.
Alzò lo sguardo al cielo, scuotendo il capo amareggiata.
Perché la città che tanto amava si era trasformata in una trappola? Perché non poteva essere semplicemente se stessa, libera e finalmente felice?
Un rumore improvviso la fece sobbalzare: si nascose tremante dietro al tronco di un grande platano.
Era tornata a casa, ma a che prezzo!
Suo padre l’aveva ingannata, l’aveva costretta a sposarsi con un uomo più grande di lei e che non amava, un uomo che le avrebbe regalato la città se solo avesse voluto, un uomo dal quale era fuggita per godersi per l’ultima volta Roma e le sue meraviglie da donna libera.
“Lavinia?!” esclamò una voce sconosciuta.
Si voltò.
Davanti a lei c’era un ragazzo che le sorrideva amorevolmente.
Alto, con una zazzera bionda arruffata e due occhi più azzurri del mare, lo sconosciuto la guardava dolcemente, la testa leggermente reclinata, lo sguardo socchiuso come se volesse leggere nella sua anima.
“Ci conosciamo?!” domandò intimorita.
Il ragazzo fece segno di sì con la testa
“E’ passato tanto tempo…mia madre lavorava per tuo padre…sono Massimo”
Lavinia sgranò gli occhi, sorpresa…Massimo…chiuse gli occhi e il volto paffuto di un bambino dall’aria strafottente si sovrappose a quella dell’uomo che aveva davanti.
“Non ti ricordi di me?!”
“Certo che mi ricordo…entravi di nascosto in casa nostra solo per vedermi, per giocare insieme a me…passavamo delle ore fantastiche insieme, fino al giorno in cui…” Lavinia si bloccò, i rimpianti persi in un sorriso.
“Sai mi sono domandato per anni, se tuo padre avesse deciso di trasferirsi perché quel giorno ci vide mentre ci baciavamo!” ricordò Massimo arrossendo.
Lavinia aprì bocca per controbattere, ma nessun suono ne uscì: come poteva negare che il vero motivo non fosse proprio quello? Suo padre l’aveva ingannata per così tanto tempo…
“Quando sei tornata?”
“Da pochi giorni”
“Resterai?!”
Lavinia scosse il capo tristemente.
“Non mi dire che devi già ripartire, non voglio perderti di nuovo” sospirò Massimo, stringendole la mano.
“Sono a Roma solo di passaggio” mentì, e Massimo sembrò accorgersi della sua bugia.
“Perchè non parliamo un po’?” propose.
Lavinia acconsentì.
Senza accorgersene erano arrivati sulle rive del Tevere: si sedettero.
Per alcuni istanti rimasero in silenzio ad osservare il lento scorrere delle acque e l’elegante planare di alcuni cormorani.
“Ti ascolto!”
Due semplici parole e Lavinia crollò…in un attimo tutta la sua vita sembrò assumere un significato diverso, come se avesse aspettato e vissuti tutti i giorni solo per arrivare a questo momento.
E fu così facile raccontare tutto: gli inganni, i tradimenti, il matrimonio, la sua vita infelice che si trascinava stancamente giorno dopo giorno, la sua Roma che era diventata il suo carcere e la sua carceriera…
“Da quanto tempo sei tornata, veramente?”
“Da alcuni mesi, ma è come se oggi fosse il primo giorno”
“Che vuoi dire?!”
“Oggi ho riscoperto la vera anima di Roma…con te seduta su queste rive, mentre osservavo i raggi filtrare tra le fessure del Colosseo tingendolo d’oro, mentre seguivo il volo di alcune colombe che si fermavano stanche sulla cime delle bianche colonne del Foro…in questi momenti Roma si è rivelata in tutta la sua grandezza e spettacolarità…sono tornata a vederla con gli occhi innamorati e meravigliati della bambina che ero e che credevo perduta per sempre!” ammise con le lacrime agli occhi.
“Potrebbe essere così ogni giorno, basta volerlo!”
Lavinia scosse il capo.
“Non è così facile, tu non sai tutto, ma in fondo va bene così…ricorderò questo giorno per sempre…spero solo che mio figlio possa vedere almeno una volta Roma con gli stessi occhi con la quale oggi l’ho vista io” disse, accarezzandosi il ventre.
Massimo si morse il labbro, ma non disse nulla.
“Ora devo andare, mi staranno cercando” disse Lavinia, alzandosi in piedi.
“Ma se sei così infelice perché torni nella tua prigione?! Ora sei libera approfittane…vieni via con me e quella Roma che mi hai descritto sarà per sempre tua!”
Lavinia sorrise.
“Come sarebbe bello vivere una vita semplice come quella che tu mi proponi, ma non è possibile!”
“Perché?!” gridò Massimo, serrando i pugni.
“E’ troppo complicato…mi dispiace! Addio” lo salutò Lavinia, baciandolo all’angolo delle labbra.
Massimo la osservò risalire lentamente verso la strada…sembrava così piccola e indifesa…
“Lavinia! Aspetta, Lavinia!”
Massimo le afferrò il braccio e la costrinse a voltarsi.
“Non scappare, aspetta. Volevo darti una cosa!” disse, adagiandole tra le mani un piccolo fiore blu dai riflessi viola, con un minuscolo occhio giallo dalle striature nere al centro.
“Ti dono la parvenza di questo piccolo fiore: così tenero e forte, modesto eppur meraviglioso, delicato ma invincibile; l’unico fiore puro e intrigante che può indicare un desiderio d’amore o un comando, un sogno o un patto e che porta allegato al suo nome uno splendido messaggio: nontiscordardimè.”
Lavinia lo guardò a lungo, gli occhi velati da lacrime che si affacciavano prepotenti alle ciglia, ma non osavano cadere…avrebbe voluto gettargli le braccia al collo, baciarlo come quel giorno sepolto ormai dal passato, ma rimase immobile e lo ringraziò con un sorriso.
Massimo si avvicinò e le posò una mano sulla spalla. Voleva dirle tante cose, avrebbe voluto che rimanesse con lui per sempre, ma in quel momento una carrozza si fermò davanti a loro.
Ne scesero due uomini dall’aria severa.
“L’abbiamo cercata tutto il giorno!” gridò quello più alto.
“L’imperatore è preoccupato” aggiunse l’altro.
Massimo guardò Lavinia con occhi diversi: ecco dove l’aveva già vista…quel giorno al Colosseo, quando distrattamente aveva distolto lo sguardo dall’arena e dai combattimenti tra gladiatori e aveva guardato verso l’alto…allora era lei che se ne stava intimidita, seduta accanto all’imperatore, la testa china, lo sguardo fisso nel vuoto come se si trovasse lontana mille miglia.
“Tu sei…”
Non aggiunse nient’altro: ora capiva tante cose. Si allontanò mestamente, ma stavolta fu Lavinia a raggiungerlo.
“Grazie, di tutto. Vorrei poter rivivere questa giornata in eterno…mio marito potrà anche regalarmi l’impero, ma tu stasera mi hai donato la vera anima e il vero cuore di questa città!”
Detto questo, tornò sui suoi passi e salì sulla carrozza.
Era di nuovo sola, rinchiusa nella sua prigione dorata.
Aprì le mani e guardò il piccolo fiore azzurro.
Una lacrima furtiva scivolò lungo la sua guancia e cadde bagnando i piccoli petali come la più delicata delle gocce di rugiada.
Nontiscordardimè Massimo.
Nontiscordardimè Roma.

Copyright ©2008 francesca faramondi
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Comments (2)   Add Comment
Re: Nontiscordardimè    By emmaus 2007 on 16/02/2008 12.48
Bello! Solo alla fine mi sono reso conto che era ambientato nell'antica Roma. Ben scritto. Brava Francesca!

Re: Nontiscordardimè    By wildant on 17/02/2008 1.23
un pò inverosimile l'incontro casuale proprio con il vecchio amore di gioventù in quell'unico momento di fuga ma in fondo il mondo è piccolo. originale l'ambientazione. brava.


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