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Rossano: ha pubblicato un romanzo, che potete trovare qui. Stefy: anche lei ha pubblicato un romanzo. Lo potete acquistare online a questo link. Mimmi: e' autrice di un romanzo, acquistabile online a questo link.Joz: ha pubblicato un libro, che potete trovare a questo link Caterina: ha attiva una collaborazione con la rivista Mantovachiamagarda Emmaus 2007: ha pubblicato "Sette Strane Storie","Semplici, Elevati e Krugher" e "8 racconti".Diego: ha pubblicato una raccolta di racconti, che potete trovare qui. Maria Cristina: ha pubblicato una raccolta di racconti che potete acquistare qui.mattiekian: ha pubblicato un romanzo che potete acquistare qui.
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 | | Di nuovo insieme
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Location: Blogs I racconti di Mattie |
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| Posted by: mattiekian |
20/02/2008 18.46 |
Ho dodici anni e mi sento già vecchia. Sono cresciuta troppo in fretta e
nel modo sbagliato. Sono cresciuta all’ombra della
morte, nella solitudine, con la paura delle percosse e l’incubo della fame. Sono andata avanti solo perché
sapevo che, prima o poi, sarebbe giunto questo momento. Mi guardo intorno. La neve scende silenziosa. Un brivido di freddo mi
attraversa la schiena. Una ragazza accanto a me piange
disperata: io invece sorrido. Reazioni diverse per persone
diverse. Non potrei piangere, non più…non
ne sono più capace. Una grande stanchezza pervade
tutto il mio corpo. Non ho più la forza di provare
alcuna emozione: paura, rabbia, disperazione…ho superato quella fase, ora
guardo il mondo con occhi velati da un’apatia che non ritenevo possibile
potesse nascere in una bambina. Perché questo è ciò che sono,
nonostante il volto emaciato, lo sguardo vecchio di chi ha visto troppi orrori,
la smorfia di sfida nei confronti di una vita spietata. Sono una bambina, ma ho
dimenticato da tempo cosa significhi. Un tempo che mi pare lontano
giocavo con le mie amiche, scherzavo, ridevo, scrivevo sogni e speranze in un
diario…un tempo...ora non più. Sono in piedi, le mani
abbandonate lungo il corpo, gli occhi persi nel vuoto. Lascio che la mente voli altrove,
lontano dalla fame, dalla morte, dalla follia…ed ecco mi ritrovo in un posto
meraviglioso, lontano dagli orrori del campo. Un posto dove crescono campi di
grano, dove l’acqua scorre limpida e migliaia di semi di cotone danzano
nell’aria; dove mamma legge un libro sotto un albero di acacia e papà fa un
sonnellino con le mani intrecciate sul petto, e dove io posso tuffare i piedi
nel torrente e sognare futuri felici. Uno schiocco di frustra mi desta
dai miei ricordi. Riapro gli occhi: lo scenario desolante
della mia eterna prigionia mi sconvolge. Più avanti qualcuno grida di
dolore. Giungo le mani in preghiera, ma
dalla mia bocca non esce alcun suono…vorrei pregare, dovrei pregare, ma non ne
sono più capace. Non capisco a cosa serve. Perché chiedere aiuto ad un Dio
che ha giocato alla roulette russa con me da quando sono nata?! Mio caro Dio sto per vincere la
partita. Un sorriso amaro si dipinge sul
mio volto: e se questa vittoria fosse merito suo…beh sarebbe l’ultima beffa, ma
non importa, non oggi. Tra poco riabbraccerò i miei
genitori e questo mi basta. Mi mancano, tanto. Ho visto mio padre per l’ultima
volta tre anni fa, quando scendemmo dal treno. Aveva l’aria assorta e lo sguardo
triste. Aveva capito da subito, da quando
aveva chiuso il negozio, da quando il nostro vicino di casa aveva smesso di
salutarlo al mattino, da quando tutti i nostri amici erano spariti nel
nulla…aveva capito, ma si era rifiutato di credere allo scenario apocalittico
che il suo cervello gli mostrava. Ma in quel momento, davanti al
cancello del campo non poteva più scrollare le spalle, chiudere gli occhi, far
finta di niente…poteva solo guardarmi con occhi colmi di dolore e di scuse mai
formulate. Quella mattina mi regalò il suo
cappello e il suo sorriso migliore prima che le guardie lo allontanassero da
me. Fece in tempo ad arruffarmi i
capelli e a promettermi che tutto sarebbe andato per il meglio, che ci saremmo
rivisti, poi sparì dalla mia vista e dalla mia vita. Stringevo forte il suo cappello
quel giorno, mentre lo portavano lontano da me; ho perso il cappello, ma oggi
mi aggrappo e stringo forte quel ricordo. Papà tra poco di nuovo insieme. E poi rivedrò anche mia madre. Mamma. Ci siamo separate un paio di
settimane fa, anche stavolta in silenzio. Lei mi ha guardata a lungo e mi
ha lanciato un bacio. Avrei voluto parlarle, ma le mie
parole naufragavano in una palude di dolore e impotenza. Avrei voluti dirle quanto le
volevo bene. Avrei voluto dirle che sapevo
quanto mi volesse bene. Avrei voluto dirle che le lunghe e
silenziose passeggiate che facevamo insieme erano stati i momenti più felici
della mia esistenza. E che gli interminabili, assolati pomeriggi estivi in cui
nuotavamo nell’acqua del lago erano stati i pomeriggi più belli della mia vita. Avrei voluto dirle grazie per
ogni bacio, carezza e abbraccio, per il tono di voce con cui mi raccontava le
favole o per il suo modo discreto di essermi sempre accanto. Ma sono stata zitta, inchiodata
dall’assurdità di un addio che mai avrei immaginato. Non potevo colmare quell’orrore
con le parole. Oh mamma, tra poco di nuovo
insieme. Faccio un passo avanti. Manca poco ormai. Ancora pochi metri. Alzo lo sguardo al cielo: un acre
fumo nero avvolge il campo. Tra la fuliggine il volo maestoso di un falco. Un altro passo e un altro
ancora…poi le docce, il gas, il forno, il fumo…e poi, cara mamma, caro papà, di
nuovo insieme nell’eternità.
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| Copyright ©2008 francesca faramondi |
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Comments (2)
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Re: Di nuovo insieme |
By emmaus 2007 on
20/02/2008 20.01 |
| Terribilmente bello, Francesca |
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Re: Di nuovo insieme |
By meled on
24/02/2008 15.54 |
bellissimo e....purtroppo, sempre atttuale. Sei SEMPRE bravissima! |
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