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MinimizeDi nuovo insieme
 
   
Location: BlogsI racconti di Mattie    
Posted by: mattiekian 20/02/2008 18.46

Ho dodici anni e mi sento già vecchia.
Sono cresciuta troppo in fretta e nel modo sbagliato.
Sono cresciuta all’ombra della morte, nella solitudine, con la paura delle percosse e l’incubo della fame.
Sono andata avanti solo perché sapevo che, prima o poi, sarebbe giunto questo momento.
Mi guardo intorno.
La neve scende silenziosa.
Un brivido di freddo mi attraversa la schiena.
Una ragazza accanto a me piange disperata: io invece sorrido.
Reazioni diverse per persone diverse.
Non potrei piangere, non più…non ne sono più capace.
Una grande stanchezza pervade tutto il mio corpo.
Non ho più la forza di provare alcuna emozione: paura, rabbia, disperazione…ho superato quella fase, ora guardo il mondo con occhi velati da un’apatia che non ritenevo possibile potesse nascere in una bambina.
Perché questo è ciò che sono, nonostante il volto emaciato, lo sguardo vecchio di chi ha visto troppi orrori, la smorfia di sfida nei confronti di una vita spietata.
Sono una bambina, ma ho dimenticato da tempo cosa significhi.
Un tempo che mi pare lontano giocavo con le mie amiche, scherzavo, ridevo, scrivevo sogni e speranze in un diario…un tempo...ora non più.
Sono in piedi, le mani abbandonate lungo il corpo, gli occhi persi nel vuoto.
Lascio che la mente voli altrove, lontano dalla fame, dalla morte, dalla follia…ed ecco mi ritrovo in un posto meraviglioso, lontano dagli orrori del campo.
Un posto dove crescono campi di grano, dove l’acqua scorre limpida e migliaia di semi di cotone danzano nell’aria; dove mamma legge un libro sotto un albero di acacia e papà fa un sonnellino con le mani intrecciate sul petto, e dove io posso tuffare i piedi nel torrente e sognare futuri felici.
Uno schiocco di frustra mi desta dai miei ricordi.
Riapro gli occhi: lo scenario desolante della mia eterna prigionia mi sconvolge.
Più avanti qualcuno grida di dolore.
Giungo le mani in preghiera, ma dalla mia bocca non esce alcun suono…vorrei pregare, dovrei pregare, ma non ne sono più capace.
Non capisco a cosa serve.
Perché chiedere aiuto ad un Dio che ha giocato alla roulette russa con me da quando sono nata?!
Mio caro Dio sto per vincere la partita.
Un sorriso amaro si dipinge sul mio volto: e se questa vittoria fosse merito suo…beh sarebbe l’ultima beffa, ma non importa, non oggi.
Tra poco riabbraccerò i miei genitori e questo mi basta.
Mi mancano, tanto.
Ho visto mio padre per l’ultima volta tre anni fa, quando scendemmo dal treno.
Aveva l’aria assorta e lo sguardo triste.
Aveva capito da subito, da quando aveva chiuso il negozio, da quando il nostro vicino di casa aveva smesso di salutarlo al mattino, da quando tutti i nostri amici erano spariti nel nulla…aveva capito, ma si era rifiutato di credere allo scenario apocalittico che il suo cervello gli mostrava.
Ma in quel momento, davanti al cancello del campo non poteva più scrollare le spalle, chiudere gli occhi, far finta di niente…poteva solo guardarmi con occhi colmi di dolore e di scuse mai formulate.
Quella mattina mi regalò il suo cappello e il suo sorriso migliore prima che le guardie lo allontanassero da me.
Fece in tempo ad arruffarmi i capelli e a promettermi che tutto sarebbe andato per il meglio, che ci saremmo rivisti, poi sparì dalla mia vista e dalla mia vita.
Stringevo forte il suo cappello quel giorno, mentre lo portavano lontano da me; ho perso il cappello, ma oggi mi aggrappo e stringo forte quel ricordo.
Papà tra poco di nuovo insieme.
E poi rivedrò anche mia madre.
Mamma.
Ci siamo separate un paio di settimane fa, anche stavolta in silenzio.
Lei mi ha guardata a lungo e mi ha lanciato un bacio.
Avrei voluto parlarle, ma le mie parole naufragavano in una palude di dolore e impotenza.
Avrei voluti dirle quanto le volevo bene.
Avrei voluto dirle che sapevo quanto mi volesse bene.
Avrei voluto dirle che le lunghe e silenziose passeggiate che facevamo insieme erano stati i momenti più felici della mia esistenza. E che gli interminabili, assolati pomeriggi estivi in cui nuotavamo nell’acqua del lago erano stati i pomeriggi più belli della mia vita.
Avrei voluto dirle grazie per ogni bacio, carezza e abbraccio, per il tono di voce con cui mi raccontava le favole o per il suo modo discreto di essermi sempre accanto.
Ma sono stata zitta, inchiodata dall’assurdità di un addio che mai avrei immaginato.
Non potevo colmare quell’orrore con le parole.
Oh mamma, tra poco di nuovo insieme.
Faccio un passo avanti.
Manca poco ormai.
Ancora pochi metri.
Alzo lo sguardo al cielo: un acre fumo nero avvolge il campo. Tra la fuliggine il volo maestoso di un falco.
Un altro passo e un altro ancora…poi le docce, il gas, il forno, il fumo…e poi, cara mamma, caro papà, di nuovo insieme nell’eternità.

 

Copyright ©2008 francesca faramondi
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Comments (2)   Add Comment
Re: Di nuovo insieme    By emmaus 2007 on 20/02/2008 20.01
Terribilmente bello, Francesca

Re: Di nuovo insieme    By meled on 24/02/2008 15.54
bellissimo e....purtroppo, sempre atttuale.
Sei SEMPRE bravissima!


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