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Posted by: Gael 03/01/2007
Egli combatteva. Potrebbe sembrare una cosa normale, quanti a suo tempo non lo facevano? Possedeva una prestanza fisica come molti altri guerrieri, sia in forza del braccio che in velocità degli arti inferiori, ma era differente da qualunque altro. Non aveva ideali, ne serviva un signore. Denaro, potere, terre, onore, nulla di ciò muoveva il suo ardente animo combattivo. Non era nemmeno pazzo, eppure non temeva la morte. La cercava. Per questo roteava l’arma sul campo di guerra, uccidendo tutti coloro che trovava sul suo cammino. Perché cercava la morte. Non voleva sfidarla, ne prendersi gioco di lei. Voleva solo morte per il suo corpo, senza importanza per lo spirito o il ricordo. Lo onoravano e chiamavano come se fosse un Dio, poiché era inarrestabile, poiché sul campo non era mia caduto. Eppure non era un Dio. Era un uomo, nato da una stirpe di uomini, le cui radici mai affondarono nella divinità. Solo ricercava la fine, poiché l’uomo sempre ricerca ciò che non può avere. Ed egli non poteva avere la morte. Vide migliaia di battaglie, ed in ciascuna invidiò i caduti, non pianse per loro, li maledisse: “Perché voi potete, potete accedere a ciò che io ricerco dalla mia nascita? Perché la morte non viene a me, mi ha forse abbandonato?” Quindi piangeva un lungo pianto, e le calde lacrime si raccoglievano a terra, inghiottite dalla polvere insanguinata. Vi fu uno scontro, al trentacinquesimo anno della sua età. Esso si svolse nella piana di Hilcris, sopra un lago ghiacciato da secoli. Questa volta egli combatteva al fianco di alcuni Betkram, mercenari del Signore di quelle terre, contro invasori che erano giunti da alcuni mesi, numerosi e ben armati. Non doveva essere una battaglia epocale, nessun dilemma per lui, uccidere cercando di essere ucciso, come ogni giorno della sua vita. Al segnale convenuto i Betkram attaccarono, ma egli rimase indietro con gli occhi serrati. Lo videro i nemici, e mentre un nugolo di frecce e lance calava su capo dei mercenari, le truppe d’assalto si diressero verso quel prodigioso guerriero immobile, con l’intenzione di aiutarlo nel suo intento liberatorio. Ma non appena si avvicinarono abbastanza, la lama scattò e le loro teste vennero troncate dal collo, un taglio perfetto. La battaglia terminò in quello stesso istante, poiché i nemici, inorriditi dalla forza di quell’uomo, lasciarono le armi e fuggirono a gambe levate, inseguiti per un certo tratto dai Betkram vittoriosi. Così fu per molti anni, sino a quando quel combattente divenne vecchio, non combatteva quasi più, se non per occasioni memorabili, ma cercava ancora la morte, con pazienza l’attendeva, convinto che sarebbe presto giunta, ma essa non bussò mai alla sua porta. Rimase in veglia, senza prender cibo o acqua, sempre meditando con gli occhi serrati, come faceva in battaglia, e non perì per questo. La malattia non lo toccava, se non per qualche leggero malessere o dolore dell’anzianità. Ogni uomo sognava di essere benedetto come egli, ma il suo pensiero tramutava la sua situazione in una maledizione. Oramai un secolo era trascorso dalla sua nascita, troppo tempo per qualcuno che desiderava morire. Era rimasto solo, poiché non si era legato a molte persone, e quelle poche erano morte da diversi anni, lasciandolo solitario nella sua dimora, immerso nei suoi cupi pensieri. Ma la sua vita era la sola a non cessare mai, nemmeno dopo diversi anni tentando persino di stroncarla con le sue stesse mani. Utilizzò le sua armi, dalla spada affilata alla lama della sua ascia che suo padre gli aveva donato al compimento della sua maggior età. Vi era inciso sull’impugnatura “Libertà”, crudele beffa, dato che nemmeno quell’arma gli aveva procurato ciò che cercava, che la stretta della vita si allentasse, lasciandolo libero dalla sua catene. Quelle armi furono inutili, poiché quando il colpo veniva vibrato dalla sua stesse mani, ogni volta riaperti gli occhi era indenne il suo petto o il suo capo. Vide un giorno un saccheggio in un piccolo villaggio, nel quale si era recato in uno dei suoi vagabondaggi, e nel quale partecipava per la mancanza della lotta, il ricordo della brama di morte, del brandire la sua spada lucente sul campo. Ora ancora alleato dei mercenari Betkram, era pronto come un tempo a concentrarsi, a sentire il suo cuore fermarsi per un minuto, e a falcidiare le vite. Ma un refolo di vento scostò il suo braccio poderoso, togliendo la concentrazione dalla sua mente, e facendogli spalancare gli occhi. Quel giorno egli fu testimone di una more, non la sua mano però porto la triste falce, ma quella di un guerriero senza onore ne pietà, che conficcò la sua lama nel cuore di una donna, la quale con la sua vita aveva salvato il piccolo figlio da morte certa e orribile. Egli la vide, finalmente vide la morte e non più cieco fu il suo animo. La vide morire, con un doloroso sorriso, e la speranza per il figlio fanciullo. Egli aveva sempre causato la morte, senza osservare cosa veramente fosse, ed essa non lo aveva raggiunto mai per questo. Ora era libero, e seppe di essere pronto. Uccise all’istante il mercenario, e fuggì per la prima volta, con il pargolo tra le braccia, non senza allertare tutti i guerrieri vicini. Qualcuno scagliò frecce da balestre, e una di queste lo colpì al fianco. Continuò a correre, sino a che non fu abbastanza lontano dalla battaglia che infuriava. Depose il bimbo a terra, ed egli piangeva, ma lo guardava non con timore, bensì con pietà e riconoscenza. Il prode guerriero, oramai estremamente anziano, era giunto alla sua ultima battaglia. Donò la sua ascia al piccolo, gli donò “Libertà”: “Poiché tu saprai sfruttarla, e per tutta la vita la manterrai. Ora sono riuscito, ora ho quello che ho sempre cercato, rimanendo cieco di fronte alla sua evidenza, ed è ironico...una volta compresa, la morte non è più il mio desiderio, una volta ottenuta, essa non ha più senso...” disse con sforzo, prima di chiudere gli occhi per l’ultima volta, assistendo all’ultima morte della sua vita.
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Comments (2)   Add Comment
Re: Il desiderio più grande    By fabio on 07/01/2007
Forse non il tuo migliore, secondo il mio modesto parere, in ogni caso mi è piaciuto il finale.

Re: Il desiderio più grande    By Andrea on 08/01/2007
Gustosa la figura del protagonista, e divertente la fine. Lo stile, piu' semplice e lineare del tuo solito, secondo me facilita di molto la lettura. Resta forse qualche cosa da limare un po', tipo "Ogni uomo sognava di essere benedetto come egli", dove quell' 'egli' stona un po', ma nel complesso direi una lettura molto piacevole.


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