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Minimizetorno a casa mentre avviene un'eclissi di luna
 
   
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Posted by: caterina 22/02/2008
TORNO A CASA MENTRE AVVIENE UN’ECLISSI DI LUNA. 21 Febbraio 2008
Squisiti Lettori,

da anni a causa di un impegno lavorativo con un colosso bancario e ai colossi, si sa, non si può mica dire di no, per tornare a casa la prendo un tantino larga…diciamo che la allungo di un centinaio di chilometri, percorrendo sempre lo stesso tragitto che tocca vari punti della provincia veronese, andando a filo anche con quella mantovana.
Voi direte ”routine”.
Vero.
Ma aggiungo che ad un certo punto della monotonia di questo compito che mi è stato affidato ogni sera, fatto di gesti mnemonici, la mente si è ricavata un luogo tutto suo dove rifugiarsi e finisce per creare storie, così, per distrarsi un po’.
Conoscete quella esilarante filastrocca veronese del tipo che parte in bici e fa più o meno la mia strada? Recita così “Monta su che nemo a piè, mi davanti e ti dedrè , con la bicicleta.
Oh oh oh ”… Solo che in ogni posto dove si ferma , gliene capita una, fino a che la bici va in pezzi. “ A Lumini me se spaca i fanalini dela bicicleta, a Stallavena me s’ha roto la cadena dela bicicleta oh oh oh “ …tutto cosi.
Io magari mi muovo con un po’ più di decoro, ecco…
Parto dalla caotica Verona e attraverso viottoli che solo i più raffinati estimatori dello stradario conoscono, sbuco in un senso unico tutto pieno di quelle cose di plastica che dovrebbero diminuire la velocità ma che invece mi fanno solo sussultare . D’accordo con Voi che in ogni caso bisogna decelerare nei centri abitati, se non altro per rispetto degli abitanti che hanno diritto di non sorbirsi i rumori di Maranello a tutte le ore. Questo lo comprendo.
Li’, davanti alla porta di una casa, bivaccano dei gattini bianchi. Mamma mia come sono piccoli! Mi chiedo se sopravviveranno e noto, sera dopo sera, come abbiano subito imparato la dura legge della strada e come stanno in parte, sul ciglio, rasentano i muri mentre ti sfidano con i loro occhioni fosforescenti. Sembrano sempre in festa, sono allegri, vivaci, saltellanti, cuccioli.
Mi pare che ci siano ancora tutti. Buon per loro.
Oltrepasso una bellissima chiesina, nascosta in mezzo ad un boschetto, di fronte all’Adige. Una targa recita “Chiesa di S.Giovanni Battista XVIII secolo”, nemmeno vecchissima a voler guardare ma molto affascinante e quasi sempre chiusa. Siccome c’è uno stop, mi devo fermare e intanto butto l’occhio sulla facciata dove appare una lapide dedicata ai Caduti della Prima Guerra Mondiale ed e’ incredibile come invece questi poveri morti mi sembrino lontanissimi. Solo nomi incisi nel marmo ma mi ci soffermo, se c’è luce, a scorrerli uno a uno e comprendo che le lapidi una funzione ce l’hanno, eccome. Chi li nominerebbe più ormai? Almeno così, un piccolo sussulto di quello che furono e del loro sacrificio vibrerà un attimo prima di scivolare nell’Adige.
Quanti capitelli lungo la strada.
Alcuni insignificanti, forzati, raffazzonati alla bellemeglio, altri bellissimi, antichi e questi sono sempre anche i piùfrequentati, con il loro lumino davanti sempre acceso e spesso i fiori freschi. L’Italia è il paese dei capitelli e non c’è niente da fare, li vedo e mi sgorga una preghiera.
Alcuni mi sono anche più simpatici di altri, forse per come sono fatti o per la loro ubicazione, non so. Non leggo nemmeno a chi siano dedicati, a volte.
Arrivo a Sant’Ambrogio. Siamo nel cuore della Valpolicella e della Lessinia dei marmi. Su di un muro sgretolato persiste un’insegna arrugginita con la scritta antiquata del paese, tipica degli anni Cinquanta. Ma che bella! Me la porterei a casa, guarda. La attaccherei in camera, fa molto modernariato, Squisiti.
Ed e’ qui, a Ponton, per la precisione, che ho intrecciato delle conoscenze allegre e leggere. Parcheggio sempre alla stessa ora e il fotografo del paese mette fuori la testa dal suo studiolo e mi grida “bionda, sito rivà? Alora sero el negosio, a la’ che l’è ora. Fa pulito, bela! Vuto ‘n gatin? “.
No, non lo voglio un gatto. Altrimenti mi fermerei al branco dei piccolini di prima ma a casa c’è quel buon diavolo della Fabrizia, palla di pelo e regina incontrastata del focolare; non so come reagirebbe. Ma qualcosa mi dice che è meglio non sondare.
Accanto a Mister Click, una ricevitoria gestita da marito e moglie, disponibilissimi, e molto felici se entri da loro. Qui ho l’impressione persista la sindrome dei pochi clienti anche se a giudicare dalla forza con cui resiste “l’alimentari” all’angolo, ci sarà giro, credo. Buon per loro!
Questo “alimentari” come lo si chiama per far prima, mi fa impazzire. Sbircio all’interno e il gestore e’ anche giovane, caspita, eppure che gusto demodé che ha saputo mantenere.
Le scope di saggina appoggiate fuori, i baccalà che pendono dal soffitto e sugli scaffali tutti i prodotti multicolor, un pezzo o due per ogni marca e “se vuole quel detersivo li’, bisogna che glielo ordini, signora, ma domani arriva”…mi sono sempre chiesta “ ma arriva da dove??” .
A questo proposito ci sarebbe una barzelletta, quella di Cesare e l’Amabile con i bigodini in testa e la retina arancione per tenerli fermi e il loro emporio che vendeva di tutto in un paesino non ben identificato della Bassa Veronese e l’ispettore della Asl con il cappello di tweed in testa e il salame preso con le mani senza guanti dall’affettatrice e lo sgombro accartocciato nel foglio bianco oleato e…e la multa incombente se i titolari del negozio non si mettono in regola usando cuffiette per i capelli, guanti e pinze e il Cesare che inventa un modo per andare in bagno senza usare le mani mentre è in negozio, tutto un marchingegno con lo spago per tirare giù la cerniera dei pantaloni, asettico al cento per cento, garantisce lui, “per l’igiene, sa’ ” , dice all’ispettore ritornato a vedere se le norme erano state rispettate… “ Ma che bella invenzione, Signor Cesare! Mi tolga una curiosità, prima di salutarci, ma come fa in bagno a …diciamo…a risistemarsi quando ha finito, senza usare le mani? ”
“Ah beh, l’è semplice, Sior… Uso la pinsa del ton!”
Alla faccia dei microbi!!! Splendido!
Da allora, in casa mia quando non si sa come terminare una frase, finisce tutto con la pinsa del ton…ma questa , Squisiti, è un’altra storia…
Quando passo da questo paesino, ancora più piccolo della mia già minuscola Solferino ma toponomasticamente quasi uguale, mi sembra di essere in un film di De Sica o di Monicelli, Neorealismo allo stato puro!
E proseguo la mia corsa.
In queste zone vedo graniti da tutte le parti e ovunque alte gru per spostare questi lastroni giganteschi . Forse mi farò influenzare dal luogo ma mi pare che la polvere di marmo si depositi in ogni angolo, conferendo al tutto un’immagine da borotalco…Compreso il ponte che collega le due sponde della Valdadige. Un tempo aveva i guard-rails tutti arrugginiti e a me veniva sempre in mente il periodo nazista. Non so perché collego la ruggine ai campi di concentramento ma la mente corre a quei film sulle deportazioni, con i vagoni merci che viaggiavano lungo rotaie maltenute, brullo il paesaggio circostante, foriero di morte e disperazione.
Per qualche chilometro, ogni sera, ho pensato a questa ennesima tragedia dell’Umanità… fortunatamente basta una rotonda trafficata e la mente svia, anche perché di lì a poco, se è Estate e il cielo è terso, esiste un punto preciso e perfetto da cui, rallentando, scorgo la Rocca di Solferino!
Ad uno occhio distratto non appare ma se stai attento e aguzzi la vista, eccola là, bella e fiera, svettante sopra una delle colline moreniche, lontana al momento ma molto ben presente nel mio cuore perché depositaria di tutti i miei ricordi di bambina, quando il nonno Tone mi aspettava nel cortile , aveva le braccia spalancate e io, correndo e annaspando su per l’acciottolato, mi tuffavo felice nel suo giaccone di fustagno beige e annusavo quel forte odore di segatura che vorrei tanto poter respirare ancora.
Gli dedico pensieri dolci ogni volta, al mio nonno falegname.
Altra rotonda, siori e siore e sono di nuovo in pianura, direzione Valeggio sul Mincio.
Non si contano le frecce che indicano il lago, il Parco Sigurtà, la Strada dei Sapori Mantovani, il Fiume… che distrazione continua, specie d’Estate.
Giro a sinistra ma so che mi basterebbe tirar dritto e…
Dai, dai, su’. “Avanti col Cristo che la procesion l’è longa”, direbbe il mio prof di religione al liceo.
E mai proverbio è più azzeccato. Sono solo a metà del tragitto ma le congetture non mancano. Proprio stasera, dopo innumerevoli passaggi negli anni attraverso il centro di Valeggio che a mio parere vanta la palma d’oro per le migliori luminarie natalizie e che urla tortellini da ogni dove, ho visto in azione i campanari di una serie di enormi campane che pensavo fossero state messe li’ per bellezza, giuro. Mi parevano un moderno monumento alla città e invece oggi grande curiosità dei passanti davanti a questi omaccioni che con le cuffie antirumore tiravano i fili dei batacchi e via. Che bel suono ovattato si e’ sparso per le strade solitamente abbastanza silenziose, in questo angolo di confine tra due province e due regioni dove a tratti sembra di essere addirittura in Normandia, con i prati, le balle di fieno, le mucche e tutto.
Perché non le suonano tutte le sere, le campane, santa sacrestia?
Che coincidenza, in tanti anni solo ora le sento in azione…
Quando passi da un posto per molte volte, ti diventa familiare.
Compresa una vecchia casa azzurra, circondata da un bel parco, con il cancello d’entrata che da’ sulla strada, di fronte ad un distributore. Un giorno spunta il cartello “l’agenzia vattelapesca PROPONE in vendita” . Eh sì, perché sono molto fini ed educati quelli delle immobiliari.
Un bel giretto di parole per dire che in definitiva quell’edificio si vende e sta a te scoprire se è un buon affare o meno.
Ma dai, è in vendita… chissà quanto vorranno, mi son chiesta.
E’ da rimettere in sesto ma e’ bella, ha quel fascino delle case fatte a casa, degli anni Sessanta e me la immagino all’interno… Un corridoio centrale e le stanze che si dipanano ai lati, enormi, che ti ci perdi. Con un vano di quelli, oggi ci fan dentro un appartamento!
Una sera, oltre la siepe, ho intravisto una signora molto anziana, con un golfino azzurro e i capelli grigi, tutti ricciolini e attaccati alla testa. Camminava lentissima e un po’ traballante, si guardava intorno. Ho pensato che forse avrà sperato di non vendere mai il suo regno. Sarà stata la padrona di casa? E magari i figli vorranno disfarsi dell’immobile per questioni di eredità o di liquidità o perché ne hanno vista una più bella o chissà per quale motivo.
Si muoveva come se il tempo non fosse passato, toglieva una fogliolina qui, un sassolino li’, come se fosse una delle tante occasioni di quotidianità in cui aspettare un marito, con la tavola apparecchiata e la cena sul fuoco.
Per molte sere ho tenuto d’occhio la casa, fantasticando. Mi sarebbe piaciuto abitare li’. Al piano superiore , come si conviene alle socie dello Zeta Club, e a piano terra la numerosa famiglia di mio fratello. Vedevo già le mie nipoti giocare sull’erba e le tende di organzina bianca gonfiarsi sul pavimento di marmo lucido, pepe sale, e uscire da quelle finestrone dagli infissi altissimi.
Non so se ho reso l’idea. Un po’ stile “cassa di risparmio” di qualche decennio fa.
Improvvisamente spari’ il cartello “vendesi” e io ero quasi contenta , soprattutto per la vecchina dai capelli violetti.. Non avrebbe incontrato i nuovi proprietari che per quanto siano gentili, tu li vedi inconsciamente come degli usurpatori di spazi che sono stati tuoi.
Non si vende . Fine della trattativa.
Poi, in una sera qualsiasi ci sono rimasta di sasso quando , incredula, notai che la casa…non c’era più! Nella mia ingenuità non avevo considerato che il cartello era sparito perché il complesso era stato acquistato da un’impresa che ha buttato giù tutto in 24 ore.
Non un minuto di più.
Via il dente via il dolore. Demoliti persino gli alberi, nella mia casa azzurra di fronte al distributore!!!!! Brutti tutti!!
E’ sorto un bellissimo palazzo, sono stati bravi perché il tentativo di rendere la facciata stile anni Venti, con tutto un bel gioco di archi me lo rende piacevole e mi fa dimenticare il mio bizzarro sogno andato in frantumi sotto l’enorme palla del demolitore…
Mi cercherò un’altra dimora, tanto cosi’ mi costa gran poco e puoi vivere mille vite alla volta.
Non manco mai anche ad un altro appuntamento, quello con il volo Roma-Verona delle sette e mezza di sera. Alzo la testa e arriva ‘sto bolide con la pancia tutta illuminata , rombando e planando elegantemente verso la pista del Catullo.
Da quando prendo l’aereo, scaccio ogni ricordo legato a catastrofi e film di sciagure aeree, non voglio pensarci assolutamente onde evitare che mi pulsino prepotenti quando sto per imbarcarmi o , peggio ancora, quando sono già seduta con la mia bella cintura allacciata e lì voler scendere è dura. Bene, sono in orario anch’io e se mi va bene, riesco a svicolare il passaggio a livello…dindindindindin…no, daiiiiiiiiiii. Corsa interrotta anche per me. Uffa!
Mi agito un attimo ma poi realizzo che se spengo il motore e mi rilasso, ci guadagno in serenità, Tanto fino a che passa il treno non c’è niente da fare.
Che atmosfera da “Casa nella prateria”, ad aspettare il trenino, ciuf ciuf ciuf…
Dindindindin, vi ricordate quando capitare dentro ad una trappola del genere voleva dire avere tutto il tempo di scendere, fare una passeggiata, raccogliere i fiori, fare amicizia con i vicini di auto?
Adesso per fortuna ce la caviamo in pochi minuti e via.
Riparto.
Ma quanti gatti neri mi avranno attraversato la strada in questi anni? E poi, erano tutti gatti?
Un mio amico scrittore mi parla delle nutrie, toponi grossi come maiali ma potrebbero essere anche conigli, lepri…di tutto, vita strusciante ai bordi delle strade.
Non li conto e se per ognuno di loro mi si attaccano sette anni sfortunati, dovrei essere come quegli imputati che da soli per quante ne hanno combinate, sommano 895 anni di carcere!
Non mi basterebbero sette vite!
Poveri animaletti che con il cuore in gola attraversano da parte a parte.
Certo che rallento, ci mancherebbe. Anche voi, pero’, cosa ci sarà mai di la’ che vi attira a costo della vita?
La vita, sempre in movimento e questo mio viaggetto serale ne e’ la metafora.
Insieme a decine di anniversari tra i più disparati in questo 2008, il Sessantotto, la Costituzione, il Palladio e un mucchio di altri eventi tutti a conto tondo, mi pare che quest’anno ricorra anche la nascita del Movimento Futurista, quello di Marinetti. Loro furono i magnificatori del muoversi ma come dar loro torto.
Siamo naturalmente portati a spostarci, ovunque e sempre.
Guarda qui, auto, treni, aerei, corse a piedi, senza contare le biciclette e i tanti podisti che a primavera sbucano come funghi . All’imbrunire, di loro scorgo solo le strisce fosforescenti delle casacche gialle e arancioni , quelle obbligatorie in auto. Praticamente percepisco un giubbo che corre, sospeso ad un metro da terra, e le scarpe da ginnastica, di solito appariscenti anche loro.
Persa nei miei pensieri, mi accorgo spesso che pericolosamente la macchina segue la strada senza che io sia parte attiva. Mamma mia…ma un amico psicologo mi disse tempo fa che basta un elemento di distrazione dalla monotonia di un rettilineo a farci risvegliare immediatamente.
E cosi’ e’. Basta un autovelox, Squisiti e torni subito alla realtà del tuo portafoglio…eheheh.
D’un tratto sono in un altro dei tanti paesi toccati dal mio giretto in provincia. Nei mesi caldi di fronte a dove faccio manovra, e’ sempre seduto un anziano signore. Mi pare che lo sguardo sia nel vuoto, forse lo siedono li’ per prendere una boccata d’aria…mi verrebbe di fermarmi e dirgli “sono io, mi riconosce? Passo tutte le sere e lei mi guarda…” ma tiro dritto, lo metterei in difficoltà.
Ah, che interessante ciò che mi aspetta dopo la curva!
Il santuario della Madonna dell’Uva secca. E’ un edificio splendido, romanico di sicuro, piccolo, scrostato, con due alberelli di bosso ai lati del portone d’entrata. Ma che chiesetta!!
Da sposarcisi subito, avendo il principe a portata di mano.
E poi chissà’ perché questo nome?
Un anno di potente siccità? Poi piovve e tutti andarono a ringraziare la Madonna?
Può essere. Fatto sta che il panorama qui mi fa un gran regalo.
Sono quasi alla fine, aggredisco un altro ponte e lo sguardo va all’autostrada sottostante, un serpentone di luci e traffico mentre io provengo da strade di campagna dove ho mantenuto la mia intimità; il panorama della Bassa mantovana mi si profila in lontananza e di colpo vorrei chiedere all’Uva Secca di catapultarmi in una serata estiva, piena di stelle, e io innamorata in riva al Po.
Gli odori deliziosi dello stabilimento della Bauli mi segnano la via come fece Pollicino con i suoi sassolini o la strega cattiva con il profumo della casetta di marzapane e quei due boccaloni di Hansel e Gretel.
In passato avevo già notato un capannello di persone , ferme in un punto esatto della strada, una piccola rientranza buia, tanto che all’inizio pensai ad un animale ferito. Torno indietro?
E se stessero facendo qualcosa che non va?
Ma no, non sarebbero li’ sotto gli occhi di chiunque passi.
La sera dopo guardai meglio e mi accorsi che attorno ad un ulivo c’erano tanti, tantissimi fiori, delle candele accese e un lenzuolo con la scritta “CIAO GRANDE” .
Chi eri? Un uomo, un ragazzo? A giudicare dai tanti giovani fermi qui ogni sera, forse uno di loro.
Che piova , che si vada sottozero o che l’afa ti tolga il respiro, c’è sempre una donna ferma a pregare . Sicuramente è la sua mamma perché è leggermente ricurva, resa gobba dal dolore, lo stesso atteggiamento della Pietà del Michelangelo , impareggiabile nel descrivere con una pietra la sofferenza impressionante di una madre che perde un figlio.
Ma mi piace tanto anche vedere di sfuggita che ci si ferma per chiacchierare, per non lasciare che questo posto piombi nel silenzio della notte.
Tengono vivo un luogo tragico dove il dolore con il tempo renderà tutto dolce, sul ciglio di una strada trafficata, con i rumori di camion, bilici e auto che loro non sentono nemmeno.
Dovrei fermarmi a chiedere anche se ho un certo pudore nel voler sondare. Vorrei sapere almeno il nome di colui che e’ stato cosi’ umano in vita da attirare a se’ tutti quegli amici e fare da collante anche dal luogo dove è andato adesso...
Cari Lettori, questo mio impegno si è concluso.
Il colosso non ha rinnovato il contratto e questa che vi sto raccontando, e’ l’ultima sera.
Dopo aver tanto sbuffato per le molte uscite rimandate e sacrificate al lavoro, adesso so che mi mancherà questo escursus in provincia dove ho tenuto d’occhio per anni alcuni pezzi di vita che non sapranno mai di essere stati scrutati cosi’ a fondo.
Stasera c’è anche la luna piena che tra poco non la passera’ liscia, santa astronomia!
E’ in arrivo un’eclissi.
La prossima sarà nel 2010 ma io intanto mi godo questa.
Mi ricordo come mi tenne compagnia una cometa , anni fa. Io andavo, tornavo , acceleravo, e lei era sempre la’ che annaspava in cielo, a qualsiasi ora del giorno e della notte, cambiava solo la sua posizione e compiva il suo corso.
La luna e’ un cerchio rosso oramai. Noi l’abbiamo messa in ombra, il pianeta terra sta facendo il prepotente per un po’ ma lo spettacolo e’ fantastico, forse perché ne cogliamo l’unicità , non dozzinale, non da supermercato.
Fenomeno artigianale, costruito da Mani Sapienti, lo considero un’altra delle tante coincidenze che mi sono capitate lungo la via e che ora mi fanno sorridere e pensare alla straordinaria magia dell’incrocio quotidiano di storie e di vite, anche se sono stati solo chilometri percorsi sempre sulle stesse strade, tornando a casa.

Vostra affezionata

Ps alla fine, ho rotto gli indugi e mi sono fermata all’ulivo. Da sola.
C’è un libro di marmo per terra con inciso il nome di Manuel e una foto…un ragazzino, un tredicenne o poco più! Sul lenzuolo, da vicino si decifrano i nomi di tutti i suoi amici e attaccata, una poesia lasciata lì da uno di passaggio, come me. Anche lui passa ogni sera e stanco, parcheggia l’auto e va a salutarlo. Uno sconosciuto, forse investito in quel punto, a piedi, in bici, in motorino…chi lo sa ma non è nemmeno più importante. Ciò che conta per me è aver dato un volto e un nome a questo posto. Da un fatto tragico è nato un piccolo giardino urbano che trasuda preghiere e attira tanta gente, compresi i viandanti come noi. Lo chiamerò il miracolo di Manuel, un ragazzino che non ho mai conosciuto ma che spero protegga quel tratto di strada e chi lo percorrerà.
Copyright ©2008 titta savio
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Comments (3)   Add Comment
Re: torno a casa mentre avviene un'eclissi di luna    By emmaus 2007 on 23/02/2008
Cos'è questo "tac...tac...tac...", forse i denti che battono per il timore della recensione?
Va bè, veniamo subito al dunque, così la paura passa.
In questo tuo, parli di gatti (ne ho sette, più due), quindi della "pinsa del ton" poi del "Avanti col Cristo che la procesion l'è longa"; inoltre rammenti il profumo di falegname di tuo nonno (purtroppo i miei di nonni non li ho mai conosciuti, morti in giovane età), e nel complesso dalle tue parole emana un senso di serenità e di gioia di vivere. Forse, a questo punto, è del tutto superfluo dare un giudizio, comunque un "brava" non può mancare. Un piccolo appunto: forse dovresti mettere la data ai tuoi scritti, per poterli collocare meglio temporalmente, però vedi tu.
E stato un piacere leggerti. Ciao!

Re: torno a casa mentre avviene un'eclissi di luna    By caterina on 23/02/2008
booooooooooooom!
ecco il ciclone Emmaus su di me! :)
dai, magari e' andata anche questa volta...
grazie, Emmy.
credo in te e nella tua serieta' e professionalita'. :)
ma la tua mamma? ho perso forse una lettrice? :)
sulle date, hai perfettamente ragione. rimedio subito. queso racconto tra l'altro, e' nuovo di zecca! :) mente mi rammarico di aver perso dei lavori qua e la'. sto ancora cercando la guerra dei savio parte prima perche' tenevo a fartelo e farvelo leggere.la mia ricerca continua ma adesso mi aspetta una lezione sui vini.

Re: torno a casa mentre avviene un'eclissi di luna    By emmaus 2007 on 23/02/2008
Purtroppo mia madre è appena stata operata agli occhi, quindi per un po' è ko. Pure il mio nuovo romanzo langue sotto il suo televisore...
Appena si sarà ripresa, però, non mancherò di farle leggere i tuoi componimenti. Ciao! Buon weekend!
p.s. quanti gatti hai?


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