Register  |  Login

Friday, Aug. 29 08:54

 
 

 
 
 
 
 
Login
 
     
 
 
News e Comunicazioni
 
   
 
 
 
QuattroChiacchiere
 
   

 
 

Tuttogratis


 
Minimize ANNUNCIO IMPORTANTE
 
   


Questo sito si è trasferito su
www.storydrawer.org


 
 
Logo_Story_Drawer 2.bmp



 
Benvenuti a StoryDrawer.org
 
   

21582989.thm.jpg

Questo sito ospita racconti di scrittori esordienti. Avete un racconto nel cassetto? Registratevi e pubblicatelo perché tutti lo leggano!

Non preoccupatevi, il racconto resterà vostro a tutti gli effetti (cioè, il copyright resta vostro).

Se avete voglia di saperne di piu', date un'occhiata alle FAQ

Nella sezione Chi Siamo troverete qualche informazione su alcuni dei nostri autori, e non dimenticate di visitare i nostri Forum!
 
 
 
Fuori dal cassetto!
 
   

Ecco qui quelli tra i nostri autori che "ce l'hanno fatta" :)


Rossano: ha pubblicato un romanzo, che potete trovare qui.
Stefy: anche lei ha pubblicato un romanzo. Lo potete acquistare online a questo link.
Mimmi: e' autrice di un romanzo, acquistabile online a questo link.
Joz: ha pubblicato un libro, che potete trovare a questo link
Caterina: ha attiva una collaborazione con la rivista Mantovachiamagarda
Emmaus 2007: ha pubblicato "Sette Strane Storie","Semplici, Elevati e Krugher" e "8 racconti".
Diego: ha pubblicato una raccolta di racconti, che potete trovare qui.
Maria Cristina: ha pubblicato una raccolta di racconti che potete acquistare qui.
mattiekian: ha pubblicato un romanzo che potete acquistare qui.

Se anche voi avete pubblicato su carta qualche vostro lavoro e volete essere messi in questa "vetrina" scriveteci nel nostro forum "Non ci crederete ma..."
 
 
 
MinimizePer un sorriso
 
   
Location: BlogsI racconti di Mattie    
Posted by: mattiekian 27/02/2008 19.07

E’ cominciato tutto quando avevo quattro anni, finirà tutto quando ne avrò sedici.
Infanzia, non so nemmeno cosa significhi questo termine: calpestata, rubata, infangata, insanguinata. Se chiudo gli occhi non riesco a ricordare un solo giorno in cui sia stato davvero felice: mai sorrisi sul mio volto, solo smorfie amare.
Mia madre…lei invece sorrideva spesso, sapeva trovare nei giorni più grigi il più piccolo raggio di sole, il suo sguardo era dolce e la sua pelle profumava di buono anche in mezzo al fango e alla polvere da sparo.
Ricordo un giorno, avrò avuto al massimo cinque anni: me ne stavo tranquillo, nei pressi di un vecchio pozzo ormai prosciugato, contavo le nubi e ogni tanto controllavo le tre capre che avevamo; ad un tratto un rombo minaccioso, poi un enorme uccello di metallo roteò sopra la mia testa. Mi accucciai, tenni stretto a me un piccolo bastone di legno e chiusi gli occhi, pregando…quando li riaprii mia madre era china sopra di me, sorrideva anche se aveva gli occhi bagnati di lacrime; nell’aria c’era odore di morte, ma io abbraccia forte mia madre, aspirando il suo profumo dolce come il pane.
Mia sorella ha preso da lei: lo stesso sguardo, lo stesso profumo, lo stesso sorriso; mi rimprovera perché vede in me solo disperazione e odio, vede nel mio sguardo rabbia e frustrazione, e vede sul mio volto un ghigno che non si è mai steso in un sorriso.
Mi dispiace per lei, perché vedo che soffre a causa mia, ma non so come fare per alleviare le sue sofferenze: non mi hanno insegnato ad amare, a provare pietà, a curare ferite e cuori sanguinanti, so solo odiare, giurare vendetta…uccidere.
Non posso dimenticare…
Ho preso la mia decisione, mi sembra d’averla presa da sempre e invece è passato meno di un mese.
Stavo passeggiando quando all’improvviso una donna alta, dai lunghi capelli neri mi è passata davanti.
Come le somigliava.
Ho chiuso gli occhi e l'immagine della donna sconosciuta si è dissolta in quella di mia madre.
E all’improvviso mi è parso di sentire il peso del suo corpo tra le mie braccia.
Ho visto il piccolo neo, vicino al naso, e i suoi meravigliosi occhi neri incorniciati dalle folte ciglia in un'espressione di incredulità; sul vestito scuro, vicino al petto, un bocciolo rosso, che si allargava prepotente. L'ho stretta forte quel giorno, quasi volessi trattenerla a me, ma non è servito a nulla…ho sentito la sua vita scivolarmi tra le dita sporche di sangue, e alla fine mia madre si è irrigidita e il suo dolce sorriso era morto…con lei.
Trattengo a stento le lacrime.
Mi preparo, sono quasi pronto: un mio compagno mi fa un cenno con la mano.
Non conosco il suo nome e lui non conoscerà mai il mio...ma in fondo va bene così, non siamo qui per amicizia, per spirito di fratellanza, il destino ci ha messo insieme per compiere qualcosa di più grande.
So che mio padre sarebbe fiero di me, anche se non l’ho mai conosciuto, è morto prima che io compissi due anni; di lui ho solo una vecchia fotografia stropicciata: ritrae un uomo dal volto stanco, segnato dalle ingiustizie e dalle privazioni, gli occhi spenti, lo sguardo assente…ho giurato a me stesso che non sarei mai diventato un uomo con quel volto.
Esco dal bunker: l’aria profuma di primavera; ho paura, ma cerco di non darlo a vedere…devo essere forte, devo farlo per non vedere più uomini con il volto di mio padre, donne ridotte allo scheletro di se stesse, anziani cacciati dalla propria terra, bambini senza un futuro…chiudo gli occhi e sogno il sorriso di mia madre…vorrei che tutte le donne avessero quel sorriso.
Penso a mia sorella e alla sua famiglia: a Mirna che ha quattro anni e che quando mi vede mi salta al collo dalla gioia; ad Amir che è poco più di un infante e che in soli cinque mesi di vita ha già visto troppi morti, troppa disperazione; a Sadiq che comincia ad avere lo stesso sguardo di mio padre e a Fatima che somiglia sempre di più a nostra madre.
Cammino lentamente, la gente mi passa accanto distratta: sembra non accorgersi di me, forse vede solo un ragazzo, uno studente che passeggia verso il centro per incontrare degli amici o la fidanzata….vede quello che io non sono mai stato e mai sarò: per colpa loro.
Il cielo è di un azzurro talmente intenso da fare male agli occhi, intervallato da soffici nubi bianche; i rumori della città si mischiano al canto inconfondibile di un usignolo.
Arrivo ad un incrocio e saluto il mio compagno: le nostre strade si dividono, ma spero che presto si rincontreranno. Lo vedo attraversare la strada, correndo, uno zaino sulle spalle: ha solo quattordici anni, ma ha lo sguardo di un vecchio veterano di guerra.
Buona fortuna penso, pur sapendo che non ne avrà bisogno.
Mi avvicino ad una fermata dell’autobus e mi guardo intorno.
La vita è frenetica in città: non sono abituato ad avere così tanta gente intorno. Sono cresciuto tra le montagne, tra un paio di capre e la mia piccola famiglia, che il tempo e la cattiveria dell’uomo ha piano piano distrutto.
Un grassone mi spinge da parte per passare.
“Hey” grido, ma l’uomo non si volta e continua imperterrito a camminare come se il viale gli appartenesse, spintonando con la sua mole ignari passanti.
Accanto a me, in attesa dell’autobus, c’è una donna che tiene per mano la sua bambina: sono molto belle, entrambe. Vorrei dire loro qualcosa, ma non riesco ad aprire bocca.
“Stai bene?!” mi chiede la bambina e io le rispondo con un cenno del capo.
“Io è la mamma andiamo a trovare il nonno” aggiunge sorridendo.
“Lara non dare fastidio a questo giovanotto!” la rimprovera la madre.
“Non si preoccupi, nessuno fastidio” la rassicuro.
Lara mi tira la camicia e mi fa cenno di inginocchiarmi: obbedisco e così posso guardarla negli occhi.
“Il nonno ha fatto questo per me” dice, mostrandomi fiera un disegno spiegazzato: raffigura una fanciulla dai capelli biondi, tiene il capo chino e gli occhi socchiusi e ha le mani giunte come se stesse pregando; sullo sfondo s’innalza un volo di colombe.
“E’ bellissimo” ammetto “Ma ora scusami, devo andare”.
La saluto e attraverso la strada: cammino per un paio di isolati e mi avvicino ad un’altra fermata.
Sto tremando.
Chiudo gli occhi per infondermi un po’ di coraggio, per relegare nell’oscurità tutti i dubbi e tutte le paure.
Lo stai facendo per Mirna ricordo a me stesso. Lo faccio perché mia nipote possa crescere serena e felice, possa diventare come sua madre e come sua nonna…possa avere sempre il loro dolce sorriso.
Salgo sull’autobus: è pieno di gente.
Mi dirigo verso il centro della vettura; i miei occhi incrociano quelli di una ragazza: avrà suppergiù la mia età, lei mi sorride dolcemente, ma io non ho la forza di ricambiare.
Abbasso lo sguardo colpevole, quando torno a guardarla lei mi osserva terrorizzata, la bocca deformata in un urlo silenzioso: ha capito, ma è troppo tardi.
E pensare che lo faccio per un sorriso.
Spingo il pulsante della mia cintura.
Esplode il mio odio, tra brandelli di carne e acre fumo nero.

Copyright ©2008 francesca faramondi
Permalink |  Trackback

Comments (3)   Add Comment
Re: Per un sorriso    By meled on 28/02/2008 19.07
Bello, terribile, amaro, reale.
Sei sempre molto brava

Re: Per un sorriso    By wildant. on 28/02/2008 22.31
credo che sia molto più complesso quello che passa per la testa di questi ragazzi, temo che non siano iniziative spontanee ma penso che siano manovrati e usati come carne da macello dai loro capi che chissà chi sono davvero
molto ben scritto comunque, come sempre ! brava

Re: Per un sorriso    By mattiekian on 29/02/2008 14.24
Ne sono convinta anch'io, ma credo anche che per trovare terreno fertile nella mente di questi ragazzi si basano su semplici speranze, li convincono che lo fanno per la loro famiglia, che loro padre sarebbe fiero .
comunque grazie wildant i tuoi commenti sono sempre ben apprezzati


Your name:
Title:
Comment:
Add Comment   Cancel 
 
 
Per domande, commenti e suggerimenti, contattateci!Bustina.bmp
 
Apri un Racconto
 
   
Non sapete da dove cominciare? Nessun problema: cliccate il bottone qui sotto, e si aprirà per voi un racconto scelto a caso tra quelli presenti sul sito:

 
 
 
I cassetti dei nostri Autori