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 | | Verdi occhi nella notte
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Location: Blogs Le Leggende e i Poemi Racconti Brevi |
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| Posted by: Gael |
03/04/2007 |
| Mancavano poche ore al tramonto, le lunghe ombre degli alberi venivano proiettate sul duro sentiero battuto che attraversava la foresta di Matrax, dove l’aria era ferma, come i rami degli alberi e le foglie al suolo. Il mercante Giamir camminava tranquillamente, senza preoccuparsi delle storie che si narravano su quegli antichi boschi, sulle creature che avrebbero abitato il sottosuolo, le misteriose sparizioni degli anni passati. Giamir aveva ricevuto una buona ordinazione, davvero un ottimo affare, che gli avrebbe fruttato molti calderi d’oro. Un ricco nobile Lord della città di Lami, che si situava oltre la foresta, aveva acquistato la Fiamma degli Inferi, uno dei più grandi rubini esistenti da un gioielliere di Tepis, da dove appunto proveniva il mercante. Ed egli, collaborando con la gilda degli orefici, era stato incaricato del trasporto della preziosa gemma sino ai forzieri del compratore a Lami. Trattandosi di un trasporto di così grande valore, Giamir non aveva fiducia dei corrieri di cui si serviva normalmente per piccoli carichi e brevi distanze; aveva quindi deciso di intraprendere da solo il viaggio, e protetto dalla notte, era partito da Tepis due giorni fa, portando con se in tasca il rubino e il contratto di avvenuta consegna che il nobile avrebbe dovuto firmare come convalida, versando anche la ricompensa pattuita per il trasporto sino alla sua dimora. Pregustava già i cinquecento calderi, guadagno netto, dato che non doveva pagare i corrieri e le inutili spese superflue che essi costantemente si concedevano durante i viaggi di consegna, spacciandole per spese impossibili da evitare, per qualche impellente bisogno. La luce svaniva rapidamente dall’intera foresta, e questo rallentava il percorso del mercante, il quale doveva prestare estrema attenzione al terreno, disseminato di radici superficiali e di sassi di varia grandezza, più piccoli di veri massi, ma sufficientemente grandi ad intralciare il sentiero angusto. A quell’ora molti erano i suoni che si potevano udire, inquietanti, soffusi tra i rami degli alberi. Ecco un gufo pronto all’assalto di un piccolo roditore, molto vicino, e poi una lince in attesa, osservando Giamir, e poi ecco altri occhi verdi, moltissimi. E proprio questo atterrì il mercante, quegli occhi verdi e fissi, che lo osservavano crudeli ed impassibili. Gobelin fu il suo primo pensiero, solo i goblin potevano possedere iridi smeraldini e rilucenti nelle tenebre calanti. Il Sole era completamente scomparso, il buio si era impadronito di ogni anfratto, nessun rumore più, nessun gufo, o fruscio di vento. Solo piccole risate divertite, rumori di lame delicatamente sfregate l’una contro l’altra. Giamir nell’udir tali suoni venne colto da una frenesia cieca, che si tramutò in una corsa folle, dritto per il sentiero, senza curarsi dei rami che gli graffiavano il volto. Percorse molte centinaia di metri, si arrestò e guardò alle sue spalle. Gli occhi erano svaniti, niente più risatine, solo il silenzio e il canto di un cuculo solitario. Fece per proseguire, ma mettendo un piede in fallo, incastrandolo in una radice sporgente, cadde rovinosamente, mentre dalla sua tasca uscì il prezioso cofanetto contenente la gemma. Prima di pensare al dolore che la caduta gli aveva provocato alla caviglia raccolse il cofanetto, ancora chiuso e se lo rimise in tasca. Si rialzò a fatica, poggiandosi sulla gamba non danneggiata, e zoppicando riprese la via della fuga, voltandosi ancora una volta indietro, e costatando con estremo orrore che gli occhi erano riapparsi, piuttosto lontani dalla sua posizione, ma in veloce avvicinamento. Molte storie venivano raccontate nelle taverne a proposito dei goblin, e nessuna terminava felicemente. Si diceva che essi fossero bramosi delle ricchezze che si potevano recuperare anche con le azioni più turpi e depravate. Non esitavano ad uccidere a cavare denti d’oro, a strappare vesti ed ornamenti se essi avevano valore, altrimenti si accontentavano semplicemente della vita dei viandanti, oppure delle virtù delle giovani donne smarrite. Naturalmente queste storie non erano mai state verificate, poiché se qualcuno scompariva, non si indagava se fosse un orso, un crepaccio o un goblin la causa. Mentre Giamir fuggiva, rantolando per il dolore e la fatica, cominciò a sentire numerosi passo veloci dietro di se, piccoli strepiti e urla eccitate. Una completa frenesia aveva colto le creature, mentre agilmente scavalcavano massi e radici in direzione del povero mercante. Non aveva armi con se, poiché contava di arrivare prima di notte a Lami, concedersi un buon sonno in qualche locanda, e poi al mattino dopo, consegnare la gemma al compratore, prima di intraprendere il viaggio di ritorno. Non aveva nemmeno utilizzato un destriero, poiché il sentiero era troppo stretto e tortuoso per un cavallo di qualsiasi razza. Erano sempre più vicini, fra poco lo avrebbero raggiunto, e allora Giamir non osava immaginare la sua fine. Senza il tempo di riflettere, lasciò il sentiero, e si diresse in salita tra gli alberi, su di un terreno coperto di foglie umide e di cortecce marce. Venti metri almeno, prima di individuare un albero dal tronco abbastanza grande da consentirgli una pausa, senza poter essere individuato da quegli occhi indagatori. Si nascose, raggomitolandosi dietro al tronco, smorzando il suo fiato pesante e portando le mani alla caviglia dolente, stringendo i denti per la sofferenza, Si era gonfiata in poco tempo, e non gli avrebbe consentito di certo la continuazione del suo cammino. Non gli restava che attendere il mattino, sperando di non essere scoperto dai goblin. Tese l’orecchio per captare un’eventuale presenza, ma l’intera foresta taceva. Un sospiro di sollievo uscì dalla sua bocca, troncato nel momento stesso in cui i suoi occhi raggelati osservarono una miriade di piccole iridi verdi rilucenti sui rami di molti alberi. Lo guardavano perfidi, ridacchiando frequentemente e scambiandosi commenti e battute nella loro lingue. Giamir immaginò che stessero discutendo sulla maniera di ucciderlo, oppure su come spartirsi il bottino. Il suo respiro si arrestò quando uno di loro balzò dal ramo, atterrò al suolo sollevando foglie e terriccio, e si avvicinò velocemente a lui, con un sorriso beffardo sul volto. Giamir mise una mano sul cofanetto, e con l’altra afferrò un grosso ramo tarlato. Non si sarebbe arreso senza almeno opporre una minima resistenza. Il goblin ora gli era di fronte, con la sua misera statura, e vestito di pelli di piccoli animali silvani. Tese un pungo verso il mercante, e lo aprì pronunciando poche parole sconnesse: “Noi trova belo oggetto lucciante su strada, noi riporta sasso lucente a omo che perso quando cade. Ora tu attendi mattino, poi torna su strada”. Quindi lasciò cadere dalla mano un pesante oggetto che si pose su di un mucchio di foglie, mentre il goblin era già sparito, assieme ai suoi compagni, lasciando solo il mercante. Sorpreso lasciò cadere il ramo, raccolse da terra l’oggetto e l’osservò. Stava stringendo tra le mani la Fiamma degli Inferi, che riluceva alla luce della Lina. Prese il cofanetto dalla tasca, lo aprì velocemente, e costatò che dentro non vi era nulla. Poi rimase lì, con la gemma tra le mani tremanti, osservando con i suoi occhi l’oscurità della notte. |
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Comments (5)
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Re: Verdi occhi nella notte |
By fabio on
05/04/2007 |
| Complimenti Gael, mi è piaciuto il finale, decisamente non scontato. Simpatici questi goblin... :) |
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Re: Verdi occhi nella notte |
By Gael on
06/04/2007 |
| Molto gentile come smepre eheheh |
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Re: Verdi occhi nella notte |
By Andrea on
10/04/2007 |
Ah pero', mi mancava proprio il buon vecchio Gael :) Graditissimo ritorno, almeno da parte mia. Il racconto e' un gioiellino, molto coinvolgente con la corsa mozzafiato attraverso la foresta e il divertentissimo finale a sorpresa. Mi raccomando non sparire di nuovo :) |
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Re: Verdi occhi nella notte |
By Ilaria on
12/04/2007 |
| Molto carino... ho il fiato corto per la corsa!! Bello il finale! |
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Re: Verdi occhi nella notte |
By Gael on
12/04/2007 |
| Cercherò di rimanere...e un vecchio amico tornerà con la sua storia a solcare le scene... |
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