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 | | Strani venti e leggi di vita
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Location: Blogs Le Leggende e i Poemi I Racconti del Prescelto |
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| Posted by: Gael |
14/04/2007 |
Ascolta...cosa senti...nulla? Allora hai sentito...
Il freddo rimaneva pungente, e nessun riparo poteva riscaldare l’animo e il corpo di Darin, ma Ixa non sembrava curarsene. Piuttosto era intento a meditare, una meditazione sofferta di certo, osservabile dall’espressione di profondo dolore che aveva in volto, un dolore che contraeva in modo persino inspiegabile ogni suo muscolo. La fatica di secoli finalmente si rivelava, mentre il suo corpo da muscoloso e perfetto diveniva come per uno strano invecchiamento istantaneo striminzito e debole. Quando finalmente riaprì gli occhi erano velati da una patina opacizzante, che li rendeva meno penetranti del solito, ma molto più saggi. “Di certo se mi fossi presentato a te con il mio vero aspetto non ti saresti fidato...un guerriero temprato fa molta più scena di un vecchio decrepito, non trovi?” chiese Ixa al giovane, il quale annuì stupito da quella trasformazione. Poi il vecchio riprese: “vedi, ora ciò ti sembra strano e assurdo, ma quello che ho fatto è uno dei fondamenti della magia, ovverosia il mutamento, una cosa banale. Saranno ben altre le discipline e le arti che dovrai apprendere, partendo dalla base...tu sai cos’è esattamente la magia?”. “Non ne ho idea...a volte nel villaggio alcuni giovani mostrano trucchi con il fuoco e con piccoli animali, ma non credo che questo abbia molto a che fare con ciò di cui mi vuoi parlare, dico bene?” rispose il giovane, riprendendosi dallo stupore, e ricordando le feste che in determinate occasioni scatenavano gioia e ilarità per tutto il paese. Era lì che l’anno scorso aveva incontrato una bellissima ragazza, dal corpo perfetto, e ancora lì lei si era messa a ridere,dopo che lui le aveva confidato i suoi sentimenti. Forse l’amore non doveva far parte della sua vita, forse lo aveva marchiato con il suo bruciante fuoco e lo aveva maledetto. Non gli importava. Almeno, fino a quel momento. Ora era interessato ad ascoltare le spiegazioni di quel vecchio, convinto che forse la sua strada era stata segnata indiscutibilmente una volta per tutte. E lì iniziò la narrazione di Ixa, con voce calma e seria, come se nessuna parola dovesse sfuggire all’orecchio del Prescelto. Gli narrò di come tutto era stato creato, gli narrò della profezia che nelle stelle era vergata, e gli narrò di cosa era la magia. “La magia è energia, è qualcosa che non puoi possedere, ma che tutti hanno nel cuore, la magia è un vento invisibile che soffia per tutto l’universo, sospinta dalla sua stessa potenza. Tutti possono usufruirne, ma molti non ne hanno lo spirito. Gli uomini diffidano da essa, ed essa si è pietrificata nei loro cuori. Alcuni la scoprono ma decidono di non utilizzarla, di celarla agli occhi di tutti, per non essere visti come diversi, mentre altri decidono di utilizzarla sempre, facendone la propria vita, e allora la magia si impadronisce di loro, e il padrone diviene schiavo. La magia è divisa in molte categorie, principalmente si basa sull’utilizzo degli elementi, tranne quella oscura, che utilizza solo la forza delle tenebre. Nella nostra era molti tipi di magia sono proibiti a chi combatte per la Luce, ma nessuno presta molta attenzione a questo precetto. Ricorda, sfrutta la magia ma non farti sfruttare da essa. Resta distaccato da lei, e non tentare di plasmarla, ne di crearla. Essa è e sempre rimarrà, non sarai tu a crearla ne a dividerla. E nessuno lo potrà. Ora...ci sarebbero alcune semplici regole che dovresti apprendere...la prima già la conosci...gli umani della tua terra mai dovranno sapere nulla di tutto quello che ti capiterà, nel bene e nel male, nulla di alcunché, e su questo nessuno transige. Altra regola, la scelta...scegli di schierarti con Ifnar, e non tradirla, perché il tradimento è punito con morte. E noi non vogliamo che questo accada. Ultima regola, almeno per ora...non fidarti di ciò che sembra troppo chiaro...in questi tempi nulla è mai chiaro e preciso, tranne Ifnar stesso. Questo potrà bastare, ora io me ne andrò, tornerò domani...e spero che tu abbia preso una giusta decisione...anche perché non hai molta scelta. A presto...” disse ancora per ultimo saluto, poi sparì attraverso un nuovo portale che aveva creato. Oltre quel portale si poteva vedere solo il riflesso biancastro di un piccolo laghetto colpito dalla luce solare di quella che sembrava una mattinata serena. E nel deserto fu il totale silenzio, sembrava che la vita avesse abbandonato da tempo quel luogo, e solo Darin rappresentava l’esistenza. In che situazione si era cacciato. Era confuso, sorpresa, eccitato e timoroso, un misto di sentimenti che lo fecero crollare istantaneamente a terra, e i suoi occhi si fecero pesanti. Li chiuse, ma non dormì, quel luogo era troppo libero, e il silenzio totale invece di rilassarlo lo inquietava, lo intimoriva al punto che preferì rialzarsi ed esplorare i dintorni. Camminò per una buona mezzora, non scorgendo che dune e dune di sabbia, e oltre quelle dune ancora dune. Il paesaggio era monotono allo sfinimento, quasi che ogni duna, ogni avvallamento rispecchiasse i precedenti, e così all’infinito. In un momento si alzò un vento leggero, poco più di una brezza estiva, e Darin trovò che ciò era davvero bizzarro, vento non ne aveva ancora sentito, anche l’aria sembrava morta fino a quel momento nel deserto. Respirava già meglio, come se il movimento dell’aria la rendesse meno pesante e dura. Alcuni passi ancora, e il vento si tramutò in bufera, e da bufera in tempesta violenta. Ma la sabbia non si innalzava a formare colonne altissime e vortici potenti. Sembrava piuttosto incollata al terreno, per qualche legge fisica estranea alla sua conoscenza, oppure perché particolarmente pesante. Provò a prenderne in mano una manciata. Era calda. Sotto quel sole cocente era divenuta calda, ma da tempo il sole era calata, e il gelo aveva irretito ogni zona nel raggio di moltissime miglia. Come poteva essere calda? E perché non volava, non era poi così pesante, era normale sabbia. Altri passi, e sentì un fruscio. Un leggero fruscio. Come faceva a sentirlo nel frastuono del vento? Ma il vento soffia ancora, e pertanto non si udiva nessun suono, nessun soffio, nulla, a parte quel fruscio ritmico e costante, sempre più pesante, come lo strascichio di una coda, o di gambe stanche. Forse qualche animale abitava quel luogo, qualche rettile, o serpente che fosse. Almeno questo gli avrebbe dato la sicurezza che non era solo. Anche la vipera più velenosa lo avrebbe confortato un poco. Ma una vipera non era nulla con quello che vide pochi istanti dopo con i suoi occhi stanchi. Davanti a lui si stagliava su di una duna più alta delle altre un essere che non aveva nulla di un serpente, se non la coda immensa. Per il resto pareva più un uomo, di mezza età, con occhi rossi, una bocca sottile, e il volto marcato da molte cicatrici, e pallido come fosse morto. Ma non lo era, perché si girava aritmicamente, in una danza sempre più sfrenata. Vederlo dall’alto doveva essere uno spettacolo mozzafiato, con la sua lunga coda scagliosa che si arrotolava e ruotava attorno al suo corpo vorticante. La danza continuò per pochi minuti, durante i quali Darin lo osservò, a debita distanza. Vedere un uomo che diviene per magia un vecchio era già troppo per lui, ma vedere una creatura al di fuori di ogni regola naturale, un guazzabuglio di esseri, no, questo era davvero esagerato. Fece per voltarsi e fuggire con passi silenziosi verso il punto che aveva lasciato, marcato da un masso per ricordarlo, quando una voce dolce ed estatica lo colpì come una freccia in pieno petto. “No...resta...ti prego...resta...solo un poco...Darin...”. Il giovane si pietrificò di fronte al suo nome. “Chi sei? Come conosci il mio nome?” disse Darin chiedendosi chi fosse quell’essere. E iniziò quindi un piccolo discorso chiarificatore che rispondesse a tali domande: “Io...il mio nome è Tellan...eremita di questi luoghi...e sono sempre stato solo...dicono che la solitudine porti la ragione nelle menti, ogni pensiero diviene più chiaro, più sciolto da intrighi e dannazioni...tu sei solo?” chiese infine, con tono goliardico, perché ben sapeva la probabile risposta. “Sì...” in effetti fu quello che uscì in un refolo dalla bocca del giovane...un sì che si perse nel forte vento che aveva preso a soffiare. “E sei felice di questo? Ami la solitudine come questo povero vecchio, o ami essere attorniato dal coro di voci che annebbia lo spirito ma rallegra il cuore?” A questa domanda Darin non seppe rispondere con immediatezza. Pur vero che amava giocare e cacciare insieme a pari amici della sua età, ma la notte, quando si trovava solo, come quella strana notte, solo, sotto un manto stellato, a chiedersi il perché del mondo e delle cose, quello era veramente il suo luogo, il momento in cui ritrovava se stesso in tutta la sua pienezza. Così la risposta arrivò lenta, una freccia che staccatasi troppo presto dall’arco aveva perso in fretta prontezza e precisione, e non andò a parare dove avrebbe voluto: “Io amo la solitudine...posso capire chi sono” ma nel suo pensiero sapeva che mai lo avrebbe capito...domanda senza risposta, domanda eterna senza modo di trovare la verità.
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Comments (1)
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Re: Strani venti e leggi di vita |
By fabio on
04/05/2007 |
| Complimenti Gael, mi è piaciuta moltissimo l'immagine della creatura per metà uomo e per metà serpente! ^__^ |
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