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 | | Intreccio di destini
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Location: Blogs Le Leggende e i Poemi I Racconti del Prescelto |
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| Posted by: Gael |
14/04/2007 |
Il futuro non è altro che al proiezione dei nostri sogni...
Il mattino dopo Darin si destò presto. Fin troppo. La testa gli doleva, perché non aveva quasi chiuso occhio tutta la notte, ed era provato per quello che gli era accaduto la sera prima. Ripensava ancora alle strane parole di quell’uomo che diceva di chiamarsi Ixa, ma decise di lasciar perdere ogni cosa, pensando piuttosto a cosa avrebbe dovuto fare quel giorno. Se non ricordava male, suo padre gli aveva dato il compito di far legna, per almeno una settimana. Questo significava che avrebbe dovuto lavorare incessantemente tutto il giorno, ma la cosa non lo disturbava affatto. Amava stare fuori nell’immenso bosco che circondava i fianchi delle montagna che cingevano la vallata, e amava l’odore delle foglie umide e del sottobosco, un odore colmo di ricordi e di speranze sopite. La sua colazione fu rapida, appena un tozzo di pane e una scodella di latte, quindi prese l’accetta, e si diresse di buon passo verso il limitare della foresta. Appena giunto, ancora una volta, come faceva da moltissimi anni, osservò attentamente il profilo maestoso degli antichi alberi, che lo sovrastavano in tutto il loro splendore. Erano lì da quando i primi uomini colonizzarono quella valle ostile, rendendola abitabile e confortevole per la vita, Ma la foresta non riuscirono a domarla, ne a piegarla al proprio volere. Rimase lì, imperscrutabile, ad osservare le vite degli uomini che trascorrevano tranquillamente i loro istanti, uno dopo l’altro, e così da moltissimi anni. Darin era sempre rimasto affascinato dal potere che suggerivano quegli alberi, avrebbe avuto voglia di inchinarsi a loro, e lo avrebbe fatto, se non lo ritenesse un gesto eccessivamente sciocco. “Non è sciocco inchinarsi al potere degli alberi” disse una voce dall’alto di un ramo appartenente ad un castagno “Essi sono esseri di grande forza, alcuni li venerano, altri li rispettano, altri ancora li distruggono, ma ogni essere, in differente modo, trae potere o bisogni da essi, fonte indispensabile di vita, quindi inchinati pure, non avere paura”. Darin aveva sentito una sola volta quella voce, ma se la sarebbe ricordata per tutta la vita: “Ancora tu? Non ti avevo detto di lasciarmi in pace, tu e le tue farneticazioni! Sparisci dalla mia vita, e cercati un altro Predestinato...”. “Prescelto, il nome è Prescelto...e non sono io a cercare, sei tu a chiamare...io seguo il tuo richiamo, ed eccomi, qui, pronto ad istruirti su ciò che è il tuo futuro, anzi, ad istruirti su ciò che sei ora!”. Ma Darin non era tipo da darsi per vinto facilmente. Certo era bizzarro, come aveva fatto quell’uomo a capire i suoi pensieri, come aveva saputo della sua voglia di inchinarsi? Forse lo avevano tradito dei gesti inconsci, forse si stava piegando con le gambe, e lui aveva intuito il suo desiderio. Certo, doveva essere così, non vi era altra spiegazione. Quindi si avviò verso il folto della foresta: “Bene, allora questo Prescelto, ti saluta con tutto il cuore, e si augura di non poterti mai più rivedere...” ma le parole furono troncate da un gesto semplice dell’uomo, accompagnato anche da un sussurro, come se dalla sua bocca si spandesse una dolce brezza primaverile, che persino Darin avvertì. Non capì invece il significato di quello che pronunciò, ma istantaneamente si arrestò, come trattenuto da una forza invisibile. Provò ad avanzare, ma non riusciva a muovere un solo passo, nemmeno facendo leva sulle sue gambe. Poi si voltò, quindi tentò di tornare indietro, ma anche qui un muro invisibile lo bloccava, lasciandogli solo la possibilità di voltarsi avanti e indietro, ma nulla più. “Il tuo desiderio è stato esaudito mio Signore...resterai qui per sempre, e non mi rivedrai mai più...spero che tu gradisca la mia gentilezza...” disse l’uomo, per poi avviarsi a passo lento verso il sentiero che conduceva al villaggio di Darin. Il ragazzo si fece prendere dal panico, era bloccato, riusciva a respirare ma non a muoversi, poteva fare un passo solo nel limitare della due forze, ma non riusciva a sottrarsi a quel maleficio. “Liberami subito, te lo ordino, non puoi fare questo...liberami!” urlò con tutte le sue forze, ma l’uomo parve non dargli retta, anche se sulle sue labbra si levò un debole sorriso beffardo, che Darin non vide, giacchè Ixa era ancora voltato, e proseguiva lento sul sentiero, non intenzionato a tornare a liberare il ragazzo. “Liberami o te ne pentirai...io...io...ti...” poi gli venne un lampo di genio, avrebbe finto, e si sarebbe fatto liberare, poi sarebbe fuggito con quanta forza aveva in corpo, e avrebbe avvertito qualcuno di quello che era accaduto. Tentò di far uscire le parole il più realistiche possibili, come se a pronunciarle fosse qualcuno di rassegnato, ma convinto di ciò che stava dicendo: “Liberami, perché io sono il Prescelto, e ti ordino questo!”. La figura dell’uomo quindi si arrestò, voltò lo sguardo verso il ragazzo, lo scrutò con i suoi occhi, e tornò indietro a grandi passi, quindi schioccò le dita in prossimità di quello, e Darin cadde a terra, preso di sorpresa dalla rapidità dell’evento. Ma non si fece prendere dal panico, si rialzò come un lampo, passò oltre l’uomo e corse a perdifiato verso il villaggio, cercando qualcuno a cui avrebbe potuto rivolgersi. Vedeva solo conoscenti di scarso valore, nessun amico, nessuno avente cariche importanti che avrebbero potuto credergli e prendere provvedimenti adeguati. Poi vide un vecchio, che era parte dell’Assemblea del villaggio. Non ricordava il suo nome, ma lo aveva visto più volte mentre esprimeva il suo venerando giudizio riguardo a faccende più o meno importanti. Corse accanto a lui, mentre sonnecchiava, quindi lo chiamò con rispetto a gran voce: “Consigliere, Consigliere...la prego, si desti...Consigliere!”. La voce squillante del giovane svegliò di soprassalto il vecchio, che lo guardò con occhi penetranti, cercando di capire chi fosse quell’importuno, “Ah, tu sei Devin se non sbaglio...il figlio di Alkam...cosa vuoi da me?”. La risposta fu detta tutto d’un fiato, con quanta forza aveva ancora in corpo: “Il mio nome è Darin, e devo informarla di una faccenda della massima importanza, laggiù al limitare della foresta, un...” Ma una mano lo afferrò per la bocca, impedendogli di continuare a parlare. Era una mano calda, liscia al contatto con la sua pelle, e guardando il possessore, Darin vide con stupore, ma in fondo aspettandoselo, che si trattava di Ixa. Non sembrava affaticato, eppure doveva aver corso anche lui per essere giunto così velocemente. “Mi perdoni, ma questo ragazzo stava giocando...sa come sono i ragazzi, sempre pronti a coinvolgere chiunque nelle loro fantasie...ci perdoni ancora, e torni pure al suo meritato riposo...arrivederci...” disse, e si allontanò, tenendo ancora la mano sulla bocca del giovane, sino a quando non furono nei pressi di un campo segale, mentre il vecchio cercò di rammentare chi fosse l’uomo, ma non riuscendo a ricordare, piombò di nuovo nel suo sonno. Lì lasciò la presa, permettendo al ragazzo di parlare, o meglio di urlare il suo disappunto. “Ora mi rapisci pure? Sei forse pazzo o sordo? Ho detto che non mi unirò a te!”. Ora il volto dell’uomo si fece serio e severo: “Io non desidero che tu ti unisca a me, solo che tu compia il tuo fato, quello per cui da molto tempo sei stato destinato, è la Luce che lo ordina...e tu eseguirai...inoltre parlando con quel vecchio stavi contravvenendo alla prima delle regole che apprenderai...”, quindi il suo tono si calmò e iniziò a spiegare: “L’uomo della terra è fragile come cristallo, basta poco per incrinare la sua sicurezza e il suo animo...da sempre fu amato dalla Luce, che decise di preservarlo, tenendolo all’oscuro di tutto ciò che accadeva nell’universo. Così l’umanità crebbe felice, mentre forze inimmaginabili lottavano intorno a lei, e ancora lottano. Mai, e tienilo ben a mente, mai dovrai rivelare quello che ora sai, perché la pena sarebbe terribile, e dubito che scamperesti...quindi non una parola su quello che sai o saprai, non una parola con nessuno umano.” A quel punto Darin sembrò stupito e gli domandò: “Ma tu sei un umano, e lo sono anche io?” ma la risposta arrivò istantaneamente: “Io sono umano, ma non di questa terra, giacchè non solo qui nacque questa razza...in quanto a te...bhè...tu sei ben il Prescelto...e questo basti per ora....seguimi,abbiamo diversa strada da fare!” quindi incrociò le braccia, e un lampo, come quando era apparso si generò, lasciando che si creasse un cerchio perfetto in aria, dai contorni invisibili. Dietro a quel cerchio rimaneva il biondume del campo, ma guardando in esso si poteva scorgere un paesaggio sfocato, ma di certo non raffigurante il campo. Quindi prese per mano il giovane, e lo trascinò nel cerchio, senza che lui ponesse resistenza, stupito da quanto era accaduto, e in parte, come solo lui stesso poteva sapere, convinto di aver trovato la sua strada. Un istante, nemmeno il tempo di accorgersi e la strana sensazione di oppressione svanì, lasciando solo ai sensi da percepire un caldo atroce, ben più forte di quello che si erano lasciati alle spalle. Quando riaprì gli occhi Darin si trovava di fronte un paesaggio desolato, un deserto infinito composto da una sabbia rossa come il sangue. Nessun arbusto, nessun segno di vita animale o umana. Nulla, tranne quella marea porpora. “Benvenuto ad Elania, il grande Deserto!” disse trionfante la voce orami famigliare di Ixa. Sembrava contento di trovarsi lì, anche se era impossibile capirne il motivo. “Perchè mi hai portato qui? Io voglio tornare a casa, riportami nella mia terra, subito!” urlò Darin in preda al panico, scottandosi appena mise una mano su di una piccola roccia, bollente grazie ai forti raggi del Sole, che sembrava uguale a quello di sempre, se non perché la sua intensità era molto maggiore. “Perché qui avrai i fondamenti delle regole, poi sarà compito tuo divenire ciò che vorrai essere...io ti addestrerò solo alla base, sarà la tua vita e il potere che celi a donarti la completezza, e ora iniziamo...” disse Ixa, sedendosi a terra, scostando con la mano un poco di sabbia rovente fino a creare una piccola conca in cui sistemarsi. E Darin era lì, osservava colpito da numerose emozioni. Timore, era un ragazzo, quindi normale...curiosità, sempre aveva cercato risposte, e rabbia, perché da solo con un folle in un deserto sconosciuto contro la sua volontà. Non era di certo un buon inizio per quella che si preannunciava come una nuova vita.
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Comments (3)
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Re: Intreccio di destini |
By Andrea on
16/04/2007 |
Oh che bello! Finalmente si torna a parlare del Prescelto :) Grazie per avercelo fatto leggere. |
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Re: Intreccio di destini |
By Gael on
16/04/2007 |
| Di nulla, ben due storie in una volta...eheheheh fortunelli! |
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Re: Intreccio di destini |
By fabio on
20/04/2007 |
| Siamo giunti all'addestramento... interessante. :) |
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