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MinimizeCercando l'ispirazione (2)
 
   
Location: BlogsAndreaHorror    
Posted by: Andrea 01/05/2007 17.07

La seguì al piano di sopra. Su un corridoio si affacciavano sette porte, quattro a destra, e tre a sinistra. Un lungo tappeto copriva il pavimento e alle pareti c'era una carta da parati verde. La signora Redman si fermò davanti alla seconda porta a sinistra, tirò fuori dalla sua tasca una chiave e aprì la stanza. Entrarono. Era una normale stanza da letto, con una grande finestra che dava in un cortile interno, ben tenuto, con fiori e piante varie in abbondanza. L'arredamento era essenziale ma non squallido: un letto, un armadio, una cassettiera, una piccola scrivania e uno specchio appeso alla parete sopra la cassettiera. Tutto era perfetto, pulito e profumato. Il materasso era esattamente come lui preferiva, non troppo morbido, ma neanche troppo duro.

"Qui c'e il bagno", disse la signora Redman indicando una porta a destra della cassettiera. "Purtroppo non abbiamo la televisione. Nessuno in paese ce l'ha. E' per colpa delle monta­gne: non si riesce a ricevere nessun canale. Abbiamo solo una piccola radio locale. Se vorrà ascoltarla usi pure la radio giù in salotto."

"Strano che nessuno abbia mai pensato a installare un ripetitore che servisse questa zona."

"Eppure l'abbiamo richiesto molte volte. Ma comunque si accorgerà che in paese troviamo sempre un modo di passare il tempo, e la televisione non le mancherà, mi creda."

"Ne sono sicuro. Ad ogni modo meglio così: sa, sono venuto qui per riposare, per rilassarmi, e per cercare un'ispirazione."

"Ispirazione? Allora lei à un artista!"

"Sono uno scrittore."

"Uno scrittore, che bello! Ma non credo di aver letto nessuno del suoi libri: purtroppo in paese non ne arrivano molti."

"A quanto pare, ho trovato il posto tranquillo e isolato che cercavo" disse John sorridendo.

"Oh, sì!" rispose la signora Redman ricambiando il sorri­so "Qui è molto isolato, e siamo tutti molto tranquilli: facciamo tutto con calma".

I primi due giorni gli bastarono per visitare la gran parte del paese. Era proprio come gli aveva detto la signora Redman: isolato e tranquillo. Ed era esattamente quello che aveva cercato. Ancora niente idee, purtroppo, ma era sicuro che prima o poi sarebbe arrivata quella scintilla che stava aspettando. E nell'attesa, si riposava. Conobbe varie persone, in prevalenza gestori di attivita' commerciali nei dintorni del suo 'albergo'. Erano tutti straordinariamente cordiali per uno, come lui, abituato alla vita in una grande città. Apparentemente non c'erano delinquenti, o senza tetto. Non aveva mai visto gente così allegra, spensierata, completamente distaccata da quelli che erano i problemi del resto del pianeta. Gli sembrava di essere passato in un altro mondo, un posto più pulito e più bello. Le strade erano pulite, senza buche, i palazzi ben tenuti. Il tutto contribuiva a creare un'atmosfera particolare che subito esercitò su di lui il suo fascino. Era già stato in altri paeselli abbastanza vecchi da poter essere considerati antichi, e sempre nell'aria c'era quel particolare odore che negli anni aveva classificato come odore di vissuto. Lo si sentiva di meno nelle strade principali e nelle piazze, ma non c'era vicolo che non portasse quell'invisibile segno della sua età. Era un odore indefinibile, forse piu una sensazione che altro. Invece quel paese faceva eccezione: era indubbiamente antico, ma sapeva di vecchio quanto un grattacielo appena costruito. Questa sua particolarità in vero non ne sminuiva il fascino, al contrario, e John non ne era minimamente turbato.

Il primo fatto spiacevole di quel soggiorno accadde la sera del terzo giorno. Cenò in casa della signora Redman, e dopo aver scoperto che la radio locale di cui gli aveva parlato al suo arrivo non trasmetteva che vecchie canzoni fra una poesia e l'altra, decise di mettersi al lavoro e, sistemato il suo computer portatile sulla scrivania della camera da letto, vi si sedette davanti in silenzio, aspettando. All'improvviso la miccia si accese e cominciò a scrivere. Scrisse per tre ore filate, senza fermarsi, e quando rilesse le venti pagine che aveva realizzato, a stento trattenne la gioia: erano sicuramente le migliori che avesse mai scritto. Decise di scendere e di chiedere alla signora Redman da dove potesse mandare un fax al suo agente.

"Un fax?" chiese la signora Redman, guardandolo con uno sguardo a metà fra l'incuriosito e il divertito. "E cosa sarebbe mai un fax?"

"Andiamo! Non vorrà farmi credere che in paese non avete neanche un fax!"

"Probabilmente l'abbiamo, ma io non so cosa sia"

"E' un apparecchio che usa la rete telefonica per far arrivare messaggi a distanza"

"Un telefono!"

"No! Un telefono trasmette parole, un fax trasmette pagine scritte". John trattenne a stento un sorriso. 

"Capisco." Per un attimo lo stette a guardare, sospettosa, poi continuò: "Non mi prende in giro, vero?"

"Niente affatto, mi creda"

"Ma il paese è piccolo, e qualunque messaggio debba mandare, potrà sempre consegnarlo di persona."

"No, lei non mi ha capito: vede, ho cominciato un nuovo libro, e devo mandarne le prime pagine al mio agente. Inoltre vorrei parlargli e fargli sapere dove mi trovo, per ogni evenien­za."

"Ora capisco!" Fece la signora Redman, divertita. "C'è stato un malinteso!"

"Esattamente", rispose John sollevato.

"Credevo di averglielo detto, ma evidentemente me ne sono dimenticata. Sa, qui non abbiamo linee telefoniche che escano dal paese. C'è solo una piccola rete gestita da una società locale. Bene, mi dispiace di non averglielo detto prima, ma sono felice di essermene ricordata. Ora si è fatto tardi, sono quasi le undici e mi devo preparare per la notte. Dorma bene!" E cosi dicendo se ne andò, lasciando John solo a meravigliarsi per l'isolamento del villaggio in cui era capitato, forse un po' eccessivo. Comunque decise che l'indornani sarebbe uscito dal paese in cerca almeno di un telefono.

 

Non fece mente di simile. Quella mattina  si svegliò alle sette, scese, fece colazione ed informò la signora Redman che quel giorno non avrebbe pranzato lì, poiché si sarebbe recato in un paese vicino per telefonare. La signora Redman stette un attimo sopra pensiero, quindi lo pregò perché rimandasse al giorno dopo il suo viaggio, e la aiutasse in casa a risolvere un problema alle tubatu­re, dal momento che l'idraulico del paese si era ammalato, e non sarebbe potuto venire. John dapprima cercò di convincere la padrona di casa a chiedere aiuto a qualcun altro, spiegandole che doveva assolutamente chiamare il suo agente perché era più di una settimana che non si faceva vivo, e che voleva almeno leggergli alcune pagine della nuova storia. Ma tanto la vecchiet­ta insisté che John non se la sentì di dirle di no, e per il momen­to mise da parte il suo viaggio. In fondo, non c'era fretta. Ci volle tutta la giornata per individuare la causa del guasto e ripararla; poi, come se non bastasse, quella sera la signora Redman invitò a cena alcuni amici del vicinato, e gli fu chiesto di unirsi alla compagnia. John accettò, deciso a trattenersi il minimo indispensabile per non offendere nessuno, ma alla fine il tempo trascorse senza che neanche se ne accorgesse, e quando rientrò in camera erano già le tre del mattino. La mattina  successiva dormì fino quasi a mezzogiorno, ed essendo troppo tardi per mettersi in viaggio (aveva notato, la settimana precedente, mentre cercava una strada per entrare in paese, che non c'erano centri abitati nelle immediate vicinanze), rimandò di ancora un giorno la ricerca di un telefono.

Passò il resto della giornata lavorando alla nuova storia, e la sera cenò presto e si coricò subito, per essere sicuro di svegliarsi in tempo la mattina seguente: era deciso a telefonare al suo agente l'indomani, senza rimandare oltre.

Si svegliò alle sei e trenta e scese per fare colazione. La trovò pronta e ancora calda sul tavolo, ma non c'era traccia né di Ma­ria né della padrona di casa. Mangiò ed uscì. Quella notte aveva nevicato, ma non troppo, cosi dovette mettere le catene alle ruote prima di partire. In strada c'era poca gente, il che sembrò a John del tutto comprensibile, vista l'ora ed il freddo. Non aveva piu' usato la macchina da quando era giunto in paese, e fu con un sorpiro di sollievo che constatò che era tutto a posto e che il motore partiva regolarmente. Svoltò nella strada principale a sinistra, e percorse all'indietro la strada che aveva fatto al suo arrivo. Fortunatamente la neve non era troppo alta e poté proseguire, allonandosi dal paese. Mano a mano che andava avanti, però, lo strato di neve aumentava, e dopo poco fu costretto a fermarsi. Scese dalla  macchina e proseguì per un tratto a piedi, per controllare se per caso la neve avrebbe cominciato a diminuire, ma invece aumentava sempre più, e dopo una decina di metri si ritrovò immerso fino alla vita. A malincuore dovette tornare in paese. Rientrato in casa trovò la signora Redman che faceva colazione in cucina; quando lo vide si alzò e gli chiese se volesse mangiare qualcosa.

"No, grazie, signora Redman, ho già fatto colazione"

"Oh, bene. Non le dispiace se io continuo, vero?" e così dicendo riprese a mangiare. John stava per uscire dalla stanza quando gli disse:

"Ha visto che bello?"

"Non capisco di cosa parli" rispose John disorientato da quell'inaspettata quanto indecifrabile domanda. Nel corso della settimana che aveva passato in casa sua, John si era più volte meravigliato della capacità che aveva quella donna di cambiare così repentinamente discorso, rivolgendo all'interlocutore do­mande alle quali puntualmente non si era in grado di rispondere senza prima aver chiesto chlarimenti.

"La neve, dico" e lo guardò fisso negli occhi. "Qui l'inverno arriva presto, e la neve già si vede in questo periodo."

"Si, ho visto la neve. Questa mattina sono salito in macchina per cercare un telefono, ma non sono riuscito ad uscire dal paese, perché la strada era impraticabile."

"Oh, si! Ma è normale! Non mi dirà che non l'avevo avvertita! Qui è sempre cosi, d'inverno. Quando cominciano le nevicate è impossibile lasciare il paese fino alla primavera. Eh, sì."

"Ma non è possibile! Tra tre settimane devo tornare in città, e non posso trattenermi qui più a lungo."

"Gliel'ho detto, non si può lasciare il paese" disse lei in tutta tranquillità, come se lo stesse informando degli ultimi pet­tegolezzi.

"Ma deve pur esserci qualche contatto con l'esterno, e dovrete pur acquistare qualcosa da qualche paese vicino: non posso credere che viviate in completo isolamento."

"Siamo del tutto autosufficienti sotto ogni panto di vista: coltiviamo o alleviamo tutto quello che ci serve, abbiamo una buona scorta di carburante, e per combustibile usiamo il legno delle foreste sui monti. Non si preoccupi, non le mancherà niente, qui da noi."

"I giornali! Ma certo! Sicuramente qualcuno vi porterà i quotidiani!"

"No! Niente affatto! Abbiamo un piccolo glornale locale, e ci basta. Suvvia, non si preoccupi. Gliel'ho detto, non le mancherà niente. Starà bene, qui da noi."

"Signora Redman, cerchi di capirmi. Prima di partire ho detto al mio agente che sarei stato via per un mese: non posso mancare più a lungo senza far sapere niente a nessuno: penseranno che mi sia successo qualcosa e denunceranno la mia scomparsa. Sono sicuro che deve esserci un modo per uscire dal paese."

"Oh! Accidenti, signor Easton! Guardi qui! Si è freddata la colazione. La temperatura è calata, non trova anche lei? Le dispiacerebbe accendere il fuoco in salotto, mentre lavo i piatti?"

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Comments (3)   Add Comment
Re: Cercando l'ispirazione (2)    By nihil on 02/05/2007 8.51
Buono, davvero. C'è qualche errore di battitura e forse qualche periodo andrebbe stringato, ma l'insieme regge bene l'aspettativa. Aspetto il seguito. N.

Re: Cercando l'ispirazione (2)    By fabio on 02/05/2007 10.09
E' piaciuto anche a me, sbrigati a rivedere la terza parte... su! HAI FINITO?...E ADESSO?

Re: Cercando l'ispirazione (2)    By Giovanni on 04/10/2007 13.08
Carino, mi piace l'atmosfera, sembra che un elastico invisibile tenga attaccato il tuo protagonista a quel paese. Tiene attaccato anche il lettore. Voglio leggere il seguito


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