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MinimizeCercando l'ispirazione (3)
 
   
Location: BlogsAndreaHorror    
Posted by: Andrea 13/05/2007 10.27

Quel giorno parIo' con tutta la gente che aveva conosciuto in paese, ma tutti gli risposero come la signora Redman. La cosa peggiore era che per tutti fosse una cosa piu' che naturale vivere senza contatti con il mondo per tutto I'inverno. E nessuno nusci­va a capire perche' avesse tanta fretta di andar via, anche dopo che lui gli aveva splegato che doveva far sapere al suoi cono­scenti che stava bene. Alla fine sl rassegno' a pazientare un altro mese, aspettando che magari il tempo si rimettesse e continuan­do il nuovo libro; poi avrebbe trovato un modo per tornare a casa.

In verita' la signora Redman e i suoi compaesani non mentivano quando gli dicevano che sarebbe stato bene li' con loro. Dopo pochi giorni scopri' di avere ormai conosciuto tutti gli abitanti di quello strano paese, e non passava giorno che non fosse invitato a pranzo o a cena da qualcuno. Venne a conoscenza, complice la sua padrona di casa, di tutti i pettegolezzi su tutti gli abitanti, e si ritrovo' lui stesso sempre piu' comvolto nella vita di quel paese. Sentiva che plu' passava il tempo, piu' non era un semplice turista, anzi un forestiero, ma diventava lui stesso cittadino. Fu un processo lento, che procedeva giorno dopo giorno, ora dopo ora; un giorno si mise davanti allo specchio e si accorse che anche lui aveva cominciato a vestire in quel modo strano che aveva gia' notato nella gente del posto al suo arrivo. Si accorse con orrore che aveva perfino preso a trascurare il suo libro, e piu' che mai sentii il desiderio, il bisogno, di andarsene da quel posto. Ma il tempo non accennava a migliorare, anzi peggiorava, e passato il mese che aveva programmato di trascorrere in paese, dovette rimandare ancora la sua partenza.


Due settimane dopo credeva di impazzire: era come se la sua mente si fosse spaccata in due parti, opposte eppure unite, che combattevano una contro l'altra. Una parte era ormai innamorata del paese ed aveva deciso che rimanere per sempre li', in pace e tranquillita', li' dove tutto era al suo posto e dove tutti erano felici, sarebbe stata la miglior cosa da fare. Un'altra parte di lui invece cominciava a dar segni di pazzia. Ora infatti John vedeva sempre piu' stranezze in quel paese dall'ipnotica perfezione. Prima ripenso' alla signora Redman che saliva le scale della cantina il pnimo giorno che era arrivato. La luce si era accesa subito prima che lei salisse: cosa ci faceva una dolce vecchietta come lei in cantina al buio? E ancora la faccenda dei cartelli: adesso era sicuro che non c'era quel cartello stradale con la freccia ed il nome cancellato quando era passato le altre volte da quella parte, cosi come non c'era l'insegna della signora Redman quando aveva parcheggiato la macchina ed era andato a chiedere informazioni all'omone. Ma chiaramente erano tutte esagerazioni, si diceva John: lui era stanco per aver troppo guidato e si era distratto, ecco tutto.


Eppure in quel villaggio c'era qualcosa di strano, qualcosa di sbagliato. Una cosa era sicura: doveva scegliere in fretta se voleva andarsene o no, perche' aveva paura che poi non ne avrebbe piu' avuto la forza: il paese lo stregava, lo attanagliava sempre piu strettamente. Non ebbe il coraggio di parlare al suoi nuovi amici di questi suoi pensieri: pensava che fosse meglio tenerseli per se'. Comunque qualcosa cambio' nell'atteggiamento della signora Redman e dei suoi compaesani nei suoi confronti. Ora che era impossibilitato ad andarsene erano piu' freddi, ed ormai la sua presenza era accettata come normale: si comportavano con lui come si comportavano fra di loro. Anche per loro lui era ormai parte del paese.

La situazione comincio' a degenerare durante il suo secondo mese di permanenza. Un mattino si svegIio'; non nevicava e decise di fare una passeggiata. Scese a fare colazione ed usci. Uscito in strada si avvio' verso la via principale, e piu' che vedere senti' che c'era qualcosa di diverso, che qualcosa non era al suo posto. Non capi' di cosa si trattasse se non quando ormai stava rientrando in casa, all'ora di pranzo, quando passo' dove doveva essere parcheggiata la sua macchina. Il problema era che non c'era. La sua macchina era sparita. Spaventato, rientro' di corsa in casa e cerco' la signora Redman. Lei non c'era. La cerco' per tutta la casa, senza trovarla. Poi penso' che forse sarebbe potuta essere in cantina, come quando era arrivato li per la prima volta. Si avvIcino' alla porticina e l'apri:

"Signora Redman?". Nessuna risposta: a quanto pareva non era neanche li'. Volle comunque esserne sicuro, e cerco' con la mano l'interruttore della luce. Visto che non lo trovava decise di scendere comunque le scale, sperando di trovarne uno in fondo. Comincio' a scendere quei gradini di legno, che cigolavano lievemente sotto il suo peso. Dopo una ventina di scalini, si aspettava di toccare il pavimento della cantina, ma al venticin­quesimo le scale diventavano di roccia: si chino' per tastare con le mani ed esserne sicuro. Ebbe un fremito mentre le sue mani perlustravano la superficie degli scalini; la scala non era fatta di roccia: era scavata nella roccia. Stava per rialzarsi e proseguire quando da un punto lontano sulle scale, davanti a lui, ma molto, molto piu' in basso, senti' giungere un rumore di passi. Prosegui' ancora un poco per esserne certo, e dopo altri cinque scalini trovo' che la scala curvava a gomito, senza dare la minima impressione di voler finire. Si sporse oltre la curva e il rumore di passi divento' piu' forte. Senza pensarci due volte inizio' a risalire le scale, badando a non fare rumore. Doveva sbrigarsi, perche' chiunque stesse salendo, una volta girata la curva, avrebbe visto la porta aperta, e qualcosa gli diceva che quel chiunque sarebbe stato contrariato dal fatto che lui era sceso li' sotto. Per la fretta inciampo' e cadde, senza far troppo rumore, e quando ricominciarono gli scalini di legno, il loro cigolio, ora molto piu forte di quanto lo ricordasse all'inizio, lo costrinse a rallentare. Arrivato in sogglorno richiuse piano la porta, sperando di aver fatto in tempo. Cerco' di calmare il fiato­ne e si sedette sul divano con un libro in mano. Si era messo vicino al camino, con gli attizzatoi a portata di mano: non si sa mai. Dopo un quarto d'ora la porticina si apri'. Due cose lo colpirono subito: innanzi tutto il tempo che la signora Redman ci aveva messo per salire quelle scale, tempo che gli diede da pensare sulla profondita' a cui arrivavano i gradini. Poi il fatto che quella volta, quando la vecchina apri' la porta, la luce non era accesa: aveva salito tutte le scale al buio.

"Buongiorno, signor Easton"

"Buonglorno, signora Redman"

"Ha visto che bella giornata?" chiese lei calma, sorriden­do. Dentro di se' John tiro' un sospiro di sollievo, e rispose: "Una bellissima giornata, e' vero."

"Penso che ne approfittero' per fare una passeggiata, dopo aver preparato il pranzo. Sa, oggi dovro' cucinare io. La povera Maria mi ha telefonato dicendo di sentirsi poco bene."

"Sono sicuro che sara' alla sua altezza. A proposito di passeggiate, signora Redman. Questa mattina sono uscito e al ritorno mi sono accorto che la mia macchina non e' piu' parcheggiata qui davanti, cosi mi chiedevo se lei sapesse..."

"Ah! Si, la sua macchina.  Mi scusi, sa, ma mi sono com­pletamente dimenticata di dirglielo. Il trattore di mio fratello si e' guastato e lui aveva bisogno di un pezzo di ricambio. lo gli ho detto che visto che la sua macchina non le servira' piu', poteva prenderla e vedere se poteva usarla in qualche modo. Mi ha detto che i pezzi della macchina non vanno bene per un trattore ma ho insistito... Signor Easton!- Si sente bene? E' cosi pallido! Sara l'improvviso cambio di temperatura! E' meglio che si vada a stendere sul letto. La chiamero' io per pranzo." E si avvio' verso la cucina.

John rimase per un po' in piedi in mezzo al soggiorno, cercando di mettere ordine nella prorpia testa dopo gli ultimi avvenimenti. La parte di mente propensa a rimanere era stata definitivamente sconfitta dall'altra meta', ed ora era piu' deciso che mai ad andarsene dal paese. Rimaneva il non piccolo problema di dover percorrere senza auto la distanza che lo separava dal paese piu' vicino poi doveva trovare il momento giusto, perche' altrimenti era sicuro che lo avrebbero inseguito e preso.

Allora si' che avrebbe avuto motivo di aver paura.


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Comments (2)   Add Comment
Re: Cercando l'ispirazione (3)    By fabio on 15/05/2007 15.48
Questa storia mi paice sempre di più.... il prossimo sarà conclusivo vero? Non mi fare brutti scherzi èèèh! :)

Re: Cercando l'ispirazione (3)    By Giovanni on 08/10/2007 23.01
Man mano che va avanti mi piace di più, ancora di più, incuriosisce tremendamente, voglio leggere ancora ..


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